Introduzione

La rassegna economica di oggi presenta tre direttrici chiare: la forza degli utili bancari italiani, il ritorno della politica industriale europea e un mosaico di dossier corporate e di mercato che definiscono clima e priorità. Il Sole 24 Ore, il principale quotidiano economico italiano, apre con numeri roboanti sui profitti degli istituti domestici e dedica rilievo ai conti di Ferrari, alla spinta delle compensazioni fiscali e ai nodi competitivi-paese. In parallelo, Cinco Días, testata economica spagnola, sceglie la bussola europea con un titolo di prima pagina sul nuovo orientamento degli appalti pubblici dell’UE verso prodotti dell’industria continentale. The Wall Street Journal interseca policy del lavoro-tech e volatilità corporate, mentre The Korea Herald punta l’obiettivo su cantieristica navale e geoeconomia. Ne esce un sentiment complessivo costruttivo ma selettivo: fiducia laddove ricavi e margini sono tangibili, cautela sui colli di bottiglia regolatori e sulla tenuta della domanda.

Banche e mercati: l’onda lunga dei tassi e dei dividendi

Il Sole 24 Ore mette al centro “Banche, utili record a 27,7 miliardi”, segnalando come i primi sei istituti (Intesa Sanpaolo, UniCredit, Mps, Bper, BancoBpm e Credem) abbiano chiuso il 2025 con profitti cumulati in crescita del 16,2% e titoli in volo a Piazza Affari. L’attenzione scende in profondità su Mps, con utili a 3 miliardi e un dividend yield del 10%, dettagliando una cedola di 0,86 euro e un monte dividendi da 2,6 miliardi: un messaggio esplicito al mercato sulla ritrovata capacità di remunerazione. In cornice, l’indice FTSE MIB appare sostanzialmente piatto, a indicare un tono di mercato selettivo e stock-picking guidato dagli utili. L’accento editoriale è sul legame tra redditività e capitale, inclusa la dinamica di aggregazioni come motore di scala e sinergie.

The Wall Street Journal, dal canto suo, riporta un quadro misto degli indici USA, con S&P 500 e Nasdaq in calo e Dow in lieve progresso, e inserisce tasselli come la sospensione del buyback da parte di BP e la ristrutturazione di Target. Il contrasto è netto: mentre Il Sole 24 Ore sottolinea la traiettoria di cassa e dividendi del comparto bancario italiano, The Wall Street Journal fa emergere un ambiente più disomogeneo tra settori, riflesso di una domanda USA meno lineare (vendite retail piatte) e di shock idiosincratici corporate. Cinco Días, più laterale al tema bancario domestico, porta in pagina la partita regolatoria USA su Santander (dossier Webster) e un sell-down in Indra: segnali che rimandano alla centralità della supervisione e del capitale nel posizionamento delle banche transfrontaliere e dei campioni tecnologici nazionali.

Politica industriale, competitività e clima d’investimento

Sul fronte delle policy pro-impresa, Il Sole 24 Ore spinge due messaggi: l’“indicazione di Confindustria” per accelerare decreti su energia e iperammortamento, e le parole del CEO di Eli Lilly che giudica l’Italia poco attrattiva per iter lenti e frammentazione decisionale. La prima notizia riflette una richiesta di strumenti rapidi e mirati per sostenere investimenti e transizione energetica; la seconda è un campanello d’allarme sulla prevedibilità regolatoria, con un benchmark esplicito contro Germania e Olanda. In mezzo, la corsa delle compensazioni fiscali a 53 miliardi evidenzia come il sistema stia già utilizzando leve parafiscali per sostenere liquidità e competitività, ma con “controlli in aumento” a segnalare l’esigenza di presidiare rischi e abusi.

Cinco Días conferisce profondità europea con il titolo: “La UE priorizará los productos de la industria europea en los contratos públicos”, eco della traiettoria comunitaria verso autonomia strategica e catene di fornitura resilienti. La scelta della testata spagnola suggerisce un cambio di paradigma: la domanda pubblica come strumento di politica industriale, con impatti diretti su prezzi, standard e sbocchi per i campioni nazionali - e dunque anche per filiere italiane. In controluce, The Wall Street Journal mette a tema la “Tech Giants Prepare To Skirt H-1B Fee”, segnalando come l’architettura delle regole (e le asimmetrie tra grandi e piccoli) possa ridefinire talent strategy e localizzazione R&D: un tema che interseca anche il dibattito europeo su competenze e attrazione di capitale umano. The Korea Herald, infine, con l’analisi su cantieristica e geopolitica, mostra come la competitività non sia solo tecnologia ma anche ecosistema e potere negoziale nelle catene globali: un monito per l’Europa sulle politiche di scala e continuità industriale.

Lavoro, consumi e società: segnali divergenti

Il Sole 24 Ore porta in prima un’intervista al ministro del Lavoro, Marina Calderone, su occupazione, retribuzioni e parità di genere, oltre a un focus “Lavoro 24” sulla prestazione nei festivi (“lavoro domenicale per 4 milioni”). La cornice sociale-economica si completa con un dato OCSE discusso al Parlamento UE: l’80% dei giovani italiani vive con i genitori fino a 30 anni, spia di compressione del reddito disponibile e di un mercato immobiliare poco accessibile. È una triade che lega produttività, partecipazione femminile e costo della vita, con implicazioni per salari, welfare e domanda interna. L’impronta del giornale è di policy advocacy: accelerare riforme del lavoro e misure pro-casa per sbloccare capitale umano e crescita.

Sull’altro versante dell’Atlantico, The Wall Street Journal registra consumi USA più fragili delle attese (retail sales piatte) e segnala aggiustamenti nei prezzi e nei formati da parte di Coca-Cola, insieme a tagli occupazionali in Target: microsegnali di elasticità della domanda e di pressioni margin. La sintesi è un ciclo globale a macchia di leopardo: in Italia, utili record in settori capital intensive (banche, auto di alta gamma come Ferrari) coesistono con nodi strutturali su abitazione e lavoro; negli USA, la tenuta è più dipendente da pricing power e dalla gestione costi. In Asia, The Korea Herald inserisce anche un alert sul capitale e governance con l’attivismo su LG Chem, richiamo alla disciplina del valore per gli azionisti in conglomerati tecnologico-industriali: un asse che in Europa torna d’attualità con il revival della politica industriale.

Corporate e settori: dal lusso-auto ai media

Il Sole 24 Ore celebra Ferrari con risultati “oltre le aspettative” e un balzo del titolo del 10%, riaffermando la narrativa della manifattura premium italiana capace di estrarre pricing power globale. La stessa pagina-bussola associa la performance di Borsa alla qualità degli utili, sottolineando come i mercati premiino visibilità su cash flow e disciplina del capitale. Cinco Días affianca al capitolo corporate europeo l’agenda M&A e media - con Paramount che alza la posta su Warner e dossier infrastrutturali come Talgo che attirano capitali pazienti - e scandaglia il risk-on selettivo in settori regolati (assicurazioni) anche attraverso la lente di banche d’investimento.

The Wall Street Journal, a sua volta, dispone tasselli che parlano di governance e rischio operativo: dal caso Bithumb in Corea (errore da miliardi virtuali e mercato crypto a picco per mezz’ora) alla vicenda Target e ai movimenti nei vertici Tesla. Il filo rosso è l’importanza di controlli, data integrity e resilienza organizzativa, fattori che incidono sui multipli almeno quanto la crescita top line. The Korea Herald amplia la profondità settoriale con la cantieristica: la quota cinese nelle nuove commesse e il posizionamento coreano nell’alto di gamma ricordano alle imprese europee - Italia compresa - che le nicchie profittevoli richiedono investimenti continui, reti fornitrici forti e sostegno pubblico coerente nel tempo.

Conclusione

Il quadro che emerge è duplice: in Italia, raccontato da Il Sole 24 Ore, il ciclo degli utili e la capacità di creare valore per gli azionisti sono solidi, ma poggiano sulla necessità di riforme che liberino investimenti, semplifichino le regole e sostengano lavoro e casa. In Europa, come sottolinea Cinco Días, la domanda pubblica diventa strumento cardine per rafforzare l’industria, mentre negli USA, secondo The Wall Street Journal, l’agenda è fatta di micro-aggiustamenti a una domanda più esigente e a shock corporate ricorrenti. La lezione trasversale è chiara: competitività e attrattività non sono slogan ma architetture - fiscali, regolatorie, industriali - da eseguire con coerenza. Dove imprese e policy si allineano, come indicano banche e Ferrari, i mercati rispondono; dove la macchina si inceppa, come ammonisce il CEO di Eli Lilly, il capitale prende altre strade.