Introduzione

Sulle prime pagine italiane di oggi dominano due dossier internazionali: la guerra in Ucraina, con Mosca che respinge l’ipotesi di una tregua e rifiuta compromessi sul Donbass, e la svolta europea sulla transizione dell’auto, con la revisione del divieto 2035 e l’apertura a ibridi e biocarburanti. Il Corriere della Sera, La Repubblica, Il Messaggero, Il Mattino e Domani evidenziano il gelo russo dopo il vertice di Berlino e la smentita del Cremlino a Trump, mentre Il Riformista, Il Giornale, Libero e Secolo d’Italia spingono la lettura di una “retromarcia” Ue sul green. Sullo sfondo, Avvenire e Il Foglio richiamano l’attenzione sulle decisioni imminenti in Ue: l’uso degli asset russi congelati e il dossier Mercosur, con un’Italia oscillante tra prudenza e assertività.

Ucraina: gelo dopo Berlino e diplomazia in apnea

Il Corriere della Sera titola sul “nuovo piano di pace” annunciato da Zelensky e sulla frenata russa “sui territori”, accompagnata dalla smentita di contatti con Trump. La Repubblica sottolinea il “no alla tregua di Natale” e l’irrigidimento di Mosca su Donbass e presenza di truppe multinazionali, mentre Domani parla di “Niet su Donbass e forze straniere”, rimarcando lo scetticismo del Cremlino verso il ruolo dell’Europa. Il Messaggero e Il Mattino convergono: “Putin non cede” e “muro di Mosca”, con l’Europa che nel frattempo accelera sul capitolo asset russi e sui risarcimenti, e un contesto negoziale “mai così vicino” eppure sempre sfuggente.

Il Secolo XIX sintetizza con chiarezza il quadro: “un passo avanti e due indietro” dopo Berlino. Leggo rafforza il frame del gelo (“Putin affossa la tregua di Natale”), mentre Avvenire parla di Russia che “gela i passi avanti” e segnala la cautela italiana sugli asset. A sinistra, Il Manifesto scrive che “il negoziato va, l’accordo no”, avvertendo però contro “l’escalation finanziaria” Ue sugli asset russi. Sul versante opposto, La Notizia accusa Bruxelles di “sabotare la pace” e accredita l’idea di negoziati “intavolati da Trump”, ribaltando il focus dal tavolo europeo a quello americano. Infine, Il Foglio attribuisce all’Italia un ruolo chiave: “media per le rinunce sul Donbas” e si gioca molto nel vertice su asset e Mercosur.

L’auto e il Green Deal: la correzione di rotta europea

Il cambio di passo di Bruxelles sul 2035 corre su quasi tutte le testate ma con cornici divergenti. Il Riformista celebra la “retromarcia” con un titolo netto (“svolta verso il realismo”), Il Giornale sancisce “Finisce l’era Greta” e Libero parla di “Euro-retromarcia” invocando “basta deliri green”. Secolo d’Italia registra la “mazzata” alla linea green, mentre L’Identità alza l’asticella del linguaggio: “Il tramonto del green”. Più sfumata la cornice del Corriere della Sera e di La Repubblica, che informano della revisione obiettivi (riduzione al 90% invece che 100%) e della neutralità tecnologica. Sul fronte critico, Il Manifesto denuncia “benzina sul fuoco” e avverte del rischio di cedere alla Cina il monopolio dell’innovazione.

Il Messaggero legge nelle correzioni una “breccia nel muro dell’ideologia”, invocando “realismo”. La Verità, pur ostile all’impianto originario del Green Deal, bolla la mossa come “pasticciato passo di lato”. In filigrana emerge una faglia geopolitica-industriale: la stampa di centrodestra rivendica l’influenza italiana (citati Tajani e l’asse conservatore in Ue) e la difesa della manifattura europea; i quotidiani progressisti mettono in guardia dal rallentare la transizione con impatti su competitività e clima. È un capitolo della competizione tecnologica con la Cina: la scelta su piattaforme e catene del valore dell’auto definirà l’autonomia strategica industriale dell’Ue, tema su cui le prime pagine si dividono tra “pragmatismo” e “retromarcia”.

Asset russi, risarcimenti e Mercosur: il banco di prova europeo

Il Mattino evidenzia che “l’Ue spinge per l’intesa sull’utilizzo degli asset russi” e annuncia l’avvio di un organismo internazionale per misurare i danni di guerra a Kiev, mentre riferisce del “no” italiano al Mercosur e di una telefonata Meloni-Macron per frenare un accordo percepito rischioso per l’agroalimentare. Avvenire sottolinea che “Meloni frena sugli asset” alla vigilia del summit, un segnale di prudenza politica e legale. Secolo d’Italia dà conto della “convenzione per la riparazione dai danni” e del tassello Rearm Ue, cioè più fondi comuni per la difesa, mentre L’Edicola parla di “risarcimenti all’Ucraina: l’Ue accelera”.

Il Foglio concentra lo sguardo sul vertice: l’Italia “ha in mano le sorti” di una decisione “decisiva” su asset russi e Mercosur, con il rischio/opportunità di condizionare la traiettoria europea tra deterrenza (sanzioni, guerra ibrida) e geoeconomia (aperture commerciali, catene di fornitura). Domani aggiunge una variabile politica non secondaria: “Orbán rema contro” l’Ucraina, promemoria che ogni passaggio strategico in Ue è attraversato da veti incrociati. La sensazione, leggendo le prime pagine, è di un’Europa che vuole mostrare i denti a Mosca sul piano economico e informativo (Il Foglio rilancia le sanzioni Ue contro media/analisti pro-Cremlino), ma che resta divisa su quali strumenti e quanto esporre il proprio capitale politico e industriale.

Note di assenza e uno sguardo laterale

Non tutte le testate danno spazio prioritario al quadro internazionale: quotidiani locali come Il Gazzettino aprono su dossier regionali, con solo richiami marginali all’Ue (Qatargate, opinioni sull’allarme nucleare). Anche su diversi nazionali l’apertura è domestica (pensioni, manovra), con i temi esteri collocati in spalla. Fa eccezione Il Mattino, che affianca alle riforme il blocco ucraino e l’asse Italia-Francia sul Mercosur; e Avvenire, che mette in pagina insieme il gelo russo e i nodi europei.

Completa il quadro un avviso sull’antisemitismo dopo la strage di Bondi Beach in Australia: il Corriere della Sera ne fa un editoriale-lezione (“Cosa ci dice una strage lontana”), Avvenire parla di “marchio jihadista”, Il Foglio intervista l’Associazione ebraica europea (“non è questione di se, ma di dove e quando”). Un controcanto che ricorda come il fronte interno europeo - sicurezza, informazione, comunità - sia parte integrante del paesaggio geopolitico percepito dai giornali.

Conclusione

La rassegna di oggi disegna un’Italia che guarda a Bruxelles per definire la propria postura strategica: industria, sanzioni, commercio, sicurezza. Il mainstream (Corriere della Sera, La Repubblica, Il Messaggero) registra lo stallo ucraino e il cauto realismo Ue, mentre le testate più identitarie polarizzano la lettura: per Il Manifesto la Ue rischia “escalation finanziaria”, per Libero e Il Giornale ha vinto il pragmatismo contro “i deliri green”. Il Foglio, giornale atlantista, sposta l’attenzione sulla responsabilità italiana nel vertice imminente, e Avvenire sottolinea la necessità di una “pace duratura per Kiev” ancorata a scelte coerenti su asset e sicurezza. In breve: l’agenda internazionale c’è, ma l’Italia mediale la filtra soprattutto come prova di maturità europea - e di peso italiano - nel mondo che si sta ricalibrando tra Washington, Mosca, Pechino e Bruxelles.