Il quadro del giorno
Le prime pagine italiane restituiscono unâagenda internazionale a tre fuochi: lo stallo negoziale sullâUcraina dopo le accuse russe di un attacco con 91 droni a una residenza di Vladimir Putin; la visita di Benjamin Netanyahu a MarâaâLago per discutere con Donald Trump della âfase 2â su Gaza e del dossier Iran; la nuova prova muscolare di Pechino attorno a Taiwan. La convergenza è ampia su titoli e prioritĂ : La Repubblica, La Stampa e il Corriere della Sera aprono sullâintreccio tra diplomazia e minacce in Ucraina; Domani evidenzia insieme lâepisodio dei droni e lâescalation nello Stretto; Il Foglio e Il Manifesto incorniciano la giornata con chiavi opposte ma centrando il perno strategico: armi, alleanze, deterrenza.
Ucraina: negoziato âa freddoâ e decreto armi
La narrazione dominante parla di gelo sulla pace. La Repubblica segnala che Mosca usa lâepisodio dei droni per ârivedereâ la sua base negoziale, mentre Trumpâreduce dal colloquio con Zelensky e da una telefonata con Putinâfa trapelare irritazione per un timing che complica il percorso. La Stampa sottolinea che gli scambi dâaccuse confermano uno stallo dinamico: molto è stato definito, ma i due nodiâgaranzie di sicurezza e territoriârestano irrisolti. Il Corriere della Sera aggiunge la dimensione italiana: il via libera del governo al decreto sugli aiuti allâUcraina, con tensioni di coalizione sulla parola âmilitariâ, segnala continuitĂ atlantica malgrado tatticismi interni.
Domani mette in fila il quadro strategico di Mosca: senza arretramenti ucraini nel Donbass la Russia non vede incentivi alla pace, e il presunto attacco serve a rovesciare il tavolo. Il Fatto Quotidiano adotta un lessico piĂš allarmistico (âsabotaggio alla paceâ), mentre Il Secolo XIX ospita la lettura realista della ricercatrice IAI Nona Mikhelidze: il negoziato rischia di essere una recita, se la parola âpaceâ è strumentalizzata per continuare la guerra. Nel frattempo, testate come Secolo dâItalia e La Discussione valorizzano lâallineamento del governo al sostegno di Kyiv, mostrando unâItalia che, tra sponde UE e rapporto privilegiato con Washington, non intende sfilarsi dalla partita.
Medio Oriente: fase 2 su Gaza e ombra iraniana
Lâaltro grande blocco tematico ruota attorno allâincontro TrumpâNetanyahu. La Repubblica scandisce le prioritĂ americane (âGaza va ricostruitaâ) e la condizionalitĂ israeliana (âHamas deve disarmareâ), mentre Il Foglio sottolinea la convergenza su un rafforzamento della pressione contro lâIran nel caso di riarmo nucleare. Avvenire inquadra la continuitĂ dei contatti TrumpâNetanyahu e mette nel titolo due tavoli: Gaza e Teheran, lasciando intendere che il calendario politico in Israele e lâassetto della deterrenza regionale si intrecciano.
Il Messaggero aggiunge un tassello operativo: nel Mar Rosso la protezione italiana avrebbe fermato gli Houthi, segnale che Roma interpreta il fronte mediorientale come un test di capacitĂ marittima e di sicurezza commerciale. Il Corriere della Sera sposta lâottica sul Corno dâAfrica, descrivendo il Somaliland come âavamposto di Israeleâ nel nuovo Grande Gioco tra Mediterraneo e Oceano Indiano: un indizio che i giornali italiani iniziano a connettere scacchieri contiguiâGaza, Bab elâMandeb, Adenâdove tecnologia, basi e rotte energetiche ridisegnano equilibri.
Sul dossier Hamas, la polarizzazione è netta: Il Riformista e La VeritĂ inquadrano lâinchiesta italiana come smascheramento di reti di finanziamento; Il Manifesto e lâUnitĂ problematizzano fonti e cornici giudiziarie, mettendo in guardia contro derive repressive. Ă un tema di politica interna, ma dagli esteri rimbalza un messaggio chiaro: la dimensione transnazionale del terrorismo continua a condizionare la narrazione nazionale.
IndoâPacifico: il cappio su Taiwan
Qui la coincidenza dei titoli è quasi perfetta. La Stampa titola sulla âcaccia a Taiwanâ, Domani parla apertamente di âcircondamentoâ dopo la maxi vendita di armi USA a Taipei, Il Foglio definisce lâesercitazione un âcappioâ destinato a dissuadere i difensori dellâisola. Avvenire segnala âgrandi manovreâ nelle acque attorno a Taiwan, con un lessico piĂš prudente ma ugualmente allarmato. Il frame condiviso: Pechino alza lâasticella simulando un blocco navale e combinando pressione aeronavale e missilistica, mentre Washington ribadisce la centralitĂ del deterrente convenzionale nel contenimento.
la Stampa italiana interpreta lâepisodio come un test di credibilitĂ per lâombrello americano e per la postura europea verso lâIndoâPacifico. Il Foglio legge la partita in chiave squisitamente atlantica, la Stampa evidenzia lâintimidazione politicoâmilitare, Domani collega direttamente la mossa di Xi alla finestra di opportunitĂ percepita a Washington e alle nuove forniture di Taipei. Nel complesso, emerge una sensibilitĂ crescente verso la salienza indoâpacifica nella sicurezza europea.
Toni, prioritĂ e convergenze
Al netto delle differenze stilistiche, il mainstream converge su tre prioritĂ : sostenere Kyiv âfinchĂŠ serveâ, contenere Hamas e preparare una fase di ricostruzione condizionata a Gaza, alzare lâattenzione militare sullâIndoâPacifico. I toni variano: allarmismo controllato su Repubblica e Fatto, analiticitĂ su Stampa e Corriere, assertivitĂ atlantista su Foglio e Secolo dâItalia, sguardo umanitario su Avvenire. Si notano, infine, fogli con scarso respiro internazionale in primaâpubblicitari o localeâcentricoâche fanno da contrappunto alla densitĂ estera delle testate nazionali.
Cosa dice questa rassegna dellâItalia
Che lâItalia editorialeâspecie nei suoi quotidiani generalistiâabita ormai stabilmente una geopolitica di âtre mariâ: BalticoâMar Nero (Ucraina), Mediterraneo allargato (GazaâIranâBab elâMandeb), IndoâPacifico (Taiwan). Il lessico delle pagine è quello di deterrenza, alleanze e capacitĂ , con unâItalia che si pensa partner affidabile degli Stati Uniti e, al tempo stesso, cerca spazi di proiezione autonoma nel Mediterraneo. La pace resta un obiettivo evocato ma vincolato a condizioni dure (confini, disarmo, garanzie), e la prioritĂ mediatica, oggi, è esplicitare i costi della sicurezza e i limiti del compromesso.