Introduzione
Sulle prime pagine italiane di oggi emergono tre fili internazionali: il conflitto in Ucraina, la crisi mediorientale con la stretta israeliana sulle Ong e, sul fronte geo-economico, la telefonata Meloni-Trump incastonata nel taglio dei dazi USA sulla pasta e l’allargamento dell’euro a 21 con l’ingresso della Bulgaria. Il racconto della guerra vede il Corriere della Sera e la Repubblica concentrarsi su Kherson e sulla smentita della Cia al presunto attacco alla residenza di Putin, mentre Il Manifesto ribalta la cornice riportando l’accusa russa su una “strage di civili”. In parallelo, Avvenire e Il Riformista insistono sulle operazioni israeliane e sul lavoro delle Ong a Gaza e in Cisgiordania. Quanto alla dimensione economico-strategica, La Stampa e Il Messaggero tengono insieme la diplomazia commerciale con Washington e i dossier europei. Molte testate aprono però sulla tragedia di Crans-Montana, lasciando meno spazio all’estero: lo si nota su Libero, Il Giornale, Il Gazzettino e Il Mattino, dove l’internazionale affiora solo in riquadri o analisi laterali.
Ucraina tra smentite, accuse incrociate e “realismo” atlantico
Il Corriere della Sera mette in evidenza la linea informativa occidentale: “La Cia: il raid non era sulla villa di Putin”, incastrando la notizia nella cornice della telefonata Meloni-Trump e di una narrativa che evita l’escalation simbolica sul leader russo. La Repubblica segue la stessa pista (“La Cia: la dacia non era l’obiettivo”) e affianca il focus operativo sull’attacco a Kherson. Di segno diverso Il Manifesto, che titola sulla denuncia russa (“Ora Mosca accusa: ‘Una strage di civili’”), valorizzando la contro-narrazione del Cremlino. Domani tiene insieme i tasselli: menziona la smentita della Cia, i droni ucraini e la propaganda incrociata, mentre Il Secolo XIX segnala “Droni su Kherson, scambio di accuse”, sottolineando l’opacità del campo di battaglia.
Queste scelte rivelano tre posture. Il duo il Corriere della Sera-la Repubblica mantiene una lente atlantista prudente, che privilegia verifiche di intelligence e smentite ufficiali, coerente con un’Italia allineata a Nato e Ue. Il Manifesto adotta un registro critico e anti-guerrafondaio, più attento ai danni collaterali, riflettendo una sensibilità pacifista radicata a sinistra. Domani e Il Secolo XIX si muovono in uno spazio intermedio, evidenziando la guerra d’informazione. Nel solco istituzionale si colloca Il Foglio, quotidiano atlantista, che rilancia l’eco del Quirinale (“ripugnante il rifiuto di chi la nega”) come presidio morale a sostegno di Kyiv: una cornice che lega l’idea di pace a deterrenza e coesione occidentale.
Medio Oriente: Ong nel mirino e diritti sul terreno
Avvenire apre una finestra sui Territori: “Le Ong non cedono a Israele: ‘Restiamo nei Territori’”, che si inserisce nella scia degli appelli papali alla “pace disarmata”. Il Riformista titola sugli aiuti umanitari e su Rafah (“Riapre il valico? Israele stringe contro le Ong non trasparenti”), restituendo la tensione tra esigenze di sicurezza israeliane e necessità di corridoi umanitari. La Stampa affronta la questione dei diritti in Cisgiordania (“Quei diritti negati in Cisgiordania”), spostando il fuoco dalle operazioni militari alle condizioni quotidiane delle popolazioni. Il Foglio, nel commentare il discorso di Mattarella, salda la postura etico-politica italiana con l’ancoraggio euro-atlantico, suggerendo che pace e sostegno a Kyiv non siano in contraddizione con la pressione umanitaria su Gaza.
L’insieme delinea un mosaico: Avvenire privilegia la grammatica umanitaria e il riferimento ai valori cristiani universali; Il Riformista opta per un approccio pragmatico sui meccanismi di accesso agli aiuti, registrando la diffidenza israeliana verso alcune organizzazioni; La Stampa rimarca la dimensione dei diritti, coerente con un europeismo liberal che insiste sullo stato di diritto. In filigrana, la linea del Quirinale - rilanciata da Il Foglio - offre una bussola condivisa: disarmo del linguaggio, diplomazia multilaterale, tutela dei civili. La divergenza è di accenti: dal “prima gli aiuti” di Avvenire al “controllare per aprire” del Riformista, fino al “diritti sul campo” della Stampa. Una pluralità che riflette la tradizionale ambivalenza italiana tra solidarismo mediterraneo e sicurezza occidentale.
Geoeconomia e integrazione: dazi USA e euro a 21
La Stampa e Il Messaggero mettono in pagina l’effetto più tangibile della telefonata Meloni-Trump: il ridimensionamento dei dazi sulla pasta italiana. Secolo d’Italia e Libero celebrano la “mossa Usa” come un successo pro-Made in Italy, con marcato tono governativo, mentre il Corriere della Sera cita la chiamata nel quadro dei dossier internazionali. In parallelo, Il Riformista e La Ragione discutono l’allargamento dell’Eurozona alla Bulgaria: il primo come “euroscommessa” sulla sostenibilità dell’Unione, la seconda come tassello storico dell’integrazione, con un ottimismo istituzionale. La Verità dà spazio ai timori di inflazione e alle proteste, impostando un frame scettico sull’ingresso di Sofia nell’euro.
Questa copertura, per quanto ridotta dallo spazio occupato dalla cronaca svizzera, è rivelatrice. La Stampa e Il Messaggero trattano la politica commerciale Usa come diplomazia economica, confermando l’attenzione italiana per gli equilibri con Washington. Secolo d’Italia e Libero adottano una narrazione di “vittoria” nazionale, utile alla legittimazione di una postura filoamericana. Sul fronte euro, Il Riformista problematizza la capacità dell’UE di allargarsi senza diluire coesione e performance, mentre La Ragione insiste sull’irreversibilità del progetto europeo. La Verità, invece, intercetta l’elettorato più scettico verso Bruxelles. In controluce, il Corriere della Sera segnala anche il discorso di Xi Jinping, che proietta la Cina come sfidante strategico: un promemoria che la geoeconomia 2026 si giocherà tra Atlantic partnership, resilienza europea e assertività cinese.
Conclusione
La mappa odierna mostra un’Italia mediatica che, pur travolta dalla tragedia svizzera, mantiene tre priorità di esteri: contenimento russo con lessico di pace, gestione umanitaria-securitaria del dossier israelo-palestinese, difesa degli interessi economici nel perimetro atlantico con sguardo alla casa europea. Il Corriere della Sera e la Repubblica fanno da architrave atlantista, Il Manifesto e Avvenire richiamano al costo umano dei conflitti, Il Foglio provvede alla saldatura civico-istituzionale, mentre La Stampa e Il Messaggero presidiano il nesso tra diplomazia e economia. Le differenze di tono - pacifismo critico, umanitarismo mediterraneo, realismo euro-atlantico - non elidono una costante: l’idea che l’interesse nazionale italiano si giochi nella tenuta di Ue e Nato, cercando margini di manovra economica e spazi di umanità nelle guerre ai nostri confini.