Introduzione
Le prime pagine italiane oggi convergono su tre dossier internazionali: la “petroguerra” scatenata dagli Stati Uniti con il sequestro di navi legate al greggio venezuelano e alla Russia, la partita sulla Groenlandia evocata apertamente da Washington, e l’ondata di proteste in Iran con riflessi regionali e diplomatici. La Repubblica apre con la “battaglia navale per il petrolio”, il Corriere della Sera con “Petrolio, Trump sfida Putin”, La Stampa con “La guerra sporca del petrolio”, mentre Il Fatto Quotidiano, Domani e Il Manifesto accentuano le frizioni sul diritto internazionale e il rischio di escalation. Sul fronte artico, Il Foglio (anche nell’edizione quotidiana), Il Manifesto, La Notizia, L’Identità e il Corriere della Sera scandagliano il significato strategico della Groenlandia; sul Medio Oriente, Avvenire, Il Riformista, Il Secolo XIX, La Verità e L’Unità danno rilievo alla crisi iraniana e, in due casi, al rapporto Onu sulla Cisgiordania. Molte altre testate riportano la cronaca interna, ma l’agenda estera irrompe con forza.
La petroguerra: abbordaggi, sanzioni e narrazioni
La Repubblica racconta l’abbordaggio della petroliera “Mariner/Marinera” nel Nord Atlantico e il fermo di una seconda nave nei Caraibi, legate a flussi di greggio venezuelano e, secondo Washington, anche iraniano; evidenzia l’“ira di Mosca” e il contenzioso con la Cina sul Venezuela, intrecciando il tema con la Groenlandia. Il Corriere della Sera conferma l’operazione con il supporto britannico e incornicia la mossa nella più ampia sfida “Trump vs Putin”, aggiungendo la pressione di Zelensky su Ue e Usa per nuove garanzie. La Stampa parla di “guerra sporca del petrolio” e collega la dottrina energetico‑muscolare americana alla proiezione artica; Il Secolo XIX titola sulla “guerra al petrolio fantasma” e riferisce, come altri, dell’invio russo di unità navali. Domani e Il Manifesto sottolineano il carattere unilaterale delle azioni: “assalto Usa alla petroliera russa”, “Self‑service”, con Domani che rimarca il sequestro anche nei Caraibi e il ricorso a un mandato di un tribunale federale. La Notizia concentra il fuoco su un’Europa e una Nato esitanti, mentre Il Riformista e La Verità riprendono la dimensione economico‑geopolitica del greggio.
Le cornici editoriali rivelano linee di frattura. Il Corriere della Sera e La Stampa adottano un taglio strategico‑realista, leggendo gli abbordaggi come strumenti di potenza e deterrenza, con un coordinamento anglo‑americano. La Repubblica insiste sul segnale politico (“faccio quel che mi pare”, sintetizza l’editoriale di Caracciolo) e sull’intento di “sigillare” l’emisfero occidentale contro Russia e Cina. Il Manifesto denuncia il “nuovo colonialismo” tra petrolio e Groenlandia, mentre Domani tratteggia un Trump “bulimico” e sbilanciato sul business dell’oro nero. Il Riformista discute il mix sanzioni‑raffinazione e gli interessi di mercato Usa, offrendo una lettura di filiera energetica; Il Secolo XIX e Il Gazzettino privilegiano la cronaca operativa degli abbordaggi. Sullo sfondo, La Verità enfatizza i costi/benefici per Kiev e il progressivo riposizionamento di Germania e Usa sugli impegni verso l’Ucraina, legando i teatri.
La Groenlandia come snodo Nato‑Ue
Dalla “ossessione artica” del Foglio all’analisi del Corriere della Sera (“nessuna opzione esclusa”) passando per La Stampa (che richiama un accordo con la Danimarca del 1951) e per L’Identità (“ultima chiamata per l’Ue”), la Groenlandia assume il valore di stress test per l’Alleanza e l’Unione. Più testate riportano che il segretario di Stato Marco Rubio esclude un’invasione militare e parla di “acquisto”, con incontri imminenti con Copenaghen e Nuuk; Il Secolo XIX riprende la smentita di un’azione armata. Il Manifesto sottolinea l’imbarazzo europeo e atlantico per le minacce americane e le ricadute di un’eventuale “opzione militare”, mentre La Notizia parla di partner che “non osano frenare Trump”.
La pluralità delle letture illumina le priorità italiane. Il Foglio, quotidiano atlantista, inquadra la Groenlandia nella competizione per basi, rotte e risorse, includendo il rischio di disinformazione a Nuuk e il ruolo Nato; La Stampa salda il dossier artico alla proiezione di forza USA sul petrolio e alla postura verso la Russia. Il Corriere della Sera adotta toni di hard‑bargaining (“ci serve e ne entreremo in possesso”, viene riportato), ma registra la diplomazia come prima opzione. Testate più critiche come Il Manifesto insistono sul cortocircuito tra legalità internazionale e appetito strategico; L’Identità e La Notizia chiamano in causa l’Ue perché definisca una risposta comune. Risalta la questione: in quale misura Roma ed europei possono delimitare il perimetro alleato senza spaccare la solidarietà transatlantica?
Iran e diritti: tra rivolta, geopolitica e Onu
Avvenire propone un editoriale denso (“Iran, rivolta senza regia”) che avverte contro letture semplificate: la resilienza del sistema di potere iraniano, pur indebolito da crisi economica e repressione, e gli effetti dei colpi israeliani sulla rete di milizie sono elementi che complicano l’ipotesi di un rapido “regime change”. Il Riformista segnala proteste in corso e, con toni più hard‑power, “nei cieli di Teheran vola la U.S. Air Force”; Il Secolo XIX intervista Pejman Abdolmohammadi, che prefigura un Medio Oriente post‑teocratico con ruolo privilegiato per gli Usa e marginalità europea. La Verità conta “decine di morti” e intreccia la crisi con altri teatri (Ucraina), mentre L’Opinione descrive assalti del regime anche a ospedali. Sul crinale dei diritti, L’Unità rilancia il rapporto dell’Alto commissario Onu che per la prima volta parla di “apartheid” in Cisgiordania, seguito dal Manifesto che invita Israele a “smantellare” quelle pratiche.
Qui le cornici editoriali dividono più nettamente. Avvenire invita alla prudenza analitica, pur riconoscendo la natura oppressiva del regime; Il Riformista e, per altri profili, Il Giornale evocano scenari di transizione guidati o richieste monarchiche (“figlio dello Scià”), in chiave di rottura. Il Manifesto e L’Unità spostano il fuoco sull’universalità dei diritti e sull’Onu, denunciando il doppio standard nelle reazioni occidentali. Ne emerge una tendenza: la stampa italiana oscilla tra l’orizzonte dei diritti e quello della realpolitik, con l’Europa spesso rappresentata come comprimaria, un punto ribadito anche dall’intervista sul Secolo XIX.
Conclusione
L’agenda estera di oggi mostra un’italiana “geopolitica dei nervi scoperti”: energia e rotte (petrolio, Groenlandia) da un lato, diritti e crisi sistemiche (Iran, Cisgiordania) dall’altro. La Repubblica, il Corriere della Sera e La Stampa dettano la cornice strategica del giorno; Il Manifesto e Domani incalzano sul diritto internazionale; Il Foglio e L’Identità spingono a una risposta europea coerente; Avvenire e L’Unità ricordano che i diritti restano bussola. Ne risulta un mosaico che racconta la faticosa ricerca di equilibrio tra atlantismo, autonomia europea e principi: un esercizio che, se rimandato, rischia di lasciare l’Italia spettatrice più che regista nelle crisi che bussano alla porta dell’Occidente.