Introduzione

Le prime pagine italiane oggi guardano soprattutto alle Americhe: il Venezuela annuncia un maxi rilascio di prigionieri politici con i primi italiani liberati, mentre negli Stati Uniti esplode la protesta dopo l’uccisione a Minneapolis della 37enne Renee Good da parte di un agente ICE. Sullo sfondo, Emmanuel Macron alza i toni contro Washington, denunciando un “nuovo colonialismo”. Il Corriere della Sera e la Repubblica danno grande evidenza ai dossier Caracas/Trentini e a Minneapolis; la Stampa mette in primo piano l’affondo dell’Eliseo, Avvenire intreccia la pista diplomatico-umanitaria con un’analisi UE-Mercosur. Tra i commentatori, il Foglio spinge sull’asse atlantico e sul nodo Iran, il Manifesto e l’Unità accentuano la critica all’impronta trumpiana; Libero e il Giornale valorizzano l’azione di forza in Venezuela. Diverse testate locali e di partito restano perlopiù su temi interni; il Secolo d’Italia, ad esempio, quasi non tratta esteri in apertura.

Caracas tra “gesto di pace” e realpolitik italiana

Il Corriere della Sera apre sulla “attesa per Trentini” e ricostruisce la regia multilaterale del rilascio: ringraziamenti del presidente dell’Assemblea venezuelana a Zapatero, Lula e Qatar; per Roma il ministro Antonio Tajani ha spinto la lista dei quattro connazionali nel perimetro negoziale USA dopo il blitz che ha rovesciato Maduro. La Repubblica conferma: Gasperin già libero, fiducia per Burlò e Pilieri, ore decisive per Trentini; il retroscena accredita un attivismo incrociato di Farnesina, Vaticano e Brasile. Avvenire insiste sul filo umanitario e istituzionale, scandendo il lessico di “riconciliazione”, e segnala i cinque spagnoli liberati: un “gesto unitario per la pace”. Il Messaggero e il Gazzettino focalizzano il riflesso consolare: famiglia e opinione pubblica italiane seguono l’esito in tempo reale.

La cornice geopolitica divide le testate. La Stampa rilancia l’attacco di Macron a Trump - “basta neocolonialismo” - e lo lega alla ricerca europea di autonomia strategica; la Repubblica parla di Washington che “si svincola dalle regole”, mentre La Notizia e la Ragione notano che il Senato USA prova a frenare i poteri presidenziali sul Venezuela. Il Manifesto osserva che Delcy Rodríguez “apre agli USA e agli anti-maduristi”, ma ammonisce sulla “lunga prigionia senza accuse” di Trentini: diffidenza verso la diplomazia degli ostaggi. Sul fronte opposto, Libero titola “Maduro dentro, innocenti fuori” e ringrazia l’azione di forza; il Giornale mette in imbarazzo la sinistra “pro Maduro” e saluta i primi italiani liberati. Il Foglio politicizza l’asse latino come pedina russa: “Mosca dietro a Maduro” per deviare l’attenzione dall’Ucraina. Ne emerge un’Italia mediatica divisa fra atlantismo assertivo e sovranismo critico dell’unilateralismo americano, con una posizione intermedia pragmatica (Corriere, Repubblica) che valorizza canali e risultati.

Minneapolis, la frattura americana riflessa in Italia

L’altro grande tema è l’omicidio di Renee Good, colpita “a sangue freddo” durante un’operazione anti-immigrati a Minneapolis. Il Corriere della Sera parla di “rivolta” e di filmati che smentirebbero la difesa di Trump; la Repubblica racconta “gli USA in rivolta” e interroga l’idea di un potere esecutivo che arma agenzie federali contro le città. La Stampa titola: “il video e le bugie di Donald”, mentre Avvenire mette insieme “dolore e proteste” e la scelta della Chiesa per il dialogo. Leggo, Il Secolo XIX e L’Edicola amplificano l’onda emotiva con taglio di cronaca.

Sul piano interpretativo, il Manifesto batte forte: “Licenza di uccidere”, con Vance che rassicura gli agenti e FBI che accentrerebbe le indagini; l’Unità accusa la Casa Bianca di “rivendicare l’omicidio”, riconnettendolo all’agenda anti-immigrati. Il Riformista offre un’“anatomia di uno sparo” giuridicamente densa, mettendo in discussione la dottrina del “veicolo come arma” e la qualità dell’addestramento ICE. Il Dubbio amplia il quadro: l’ICE come “milizia paramilitare” nell’America di Trump. Diversamente, testate più atlantiste (Il Foglio) non enfatizzano Minneapolis in apertura, preferendo dossier strategici. Nella lettura italiana, Minneapolis torna ad essere metafora di un’America polarizzata, con la domanda implicita di compatibilità valoriale transatlantica - Stato di diritto, accountability, uso legittimo della forza - che pesa su NATO e cooperazione giudiziaria.

Iran, Ucraina e l’autonomia europea tra commercio e sicurezza

Il terzo filone incrocia crisi e scelte di campo. Il Riformista titola “Spallata finale” sulle rivolte in Iran, con un dissidente che parla di regime al collasso; l’Unità invita a “non sfregiare la rivolta iraniana” né militarizzarla; il Foglio costruisce un editoriale-manifesto: Teheran è lo “sceneggiato dell’anno”, l’Occidente “deve scegliere presto da che parte stare”. L’Edicola segnala il dilagare delle proteste in 25 province. Il dibattito esprime la classica faglia italiana: tra chi invoca pressione esterna pro-democrazia e chi teme derive interventiste.

Intanto, la Discussione riporta raid russi su larga scala e infrastrutture colpite, mentre il Foglio racconta la resistenza ucraina a Pokrovsk: la guerra d’attrito non scompare dalle prime pagine, ma cede spazio all’emergenza americana. Sul versante economico-diplomatico, Avvenire legge l’accordo UE-Mercosur come risposta “senza ingenuità” al protezionismo globale, mentre la Verità dà voce alle proteste agricole e ai veti europei: reciprocità e standard sono il tallone d’Achille dell’intesa. La Stampa aggiunge la grana dei dazi USA sotto giudizio della Corte Suprema, e L’Opinione spinge il pedale del disimpegno multilaterale americano (ritiro da UNFCCC/IPCC). Si somma l’affondo di Macron - “no al nuovo colonialismo” - ripreso ampiamente da Stampa, Repubblica e Mattino, come prova generale di “autonomia strategica” esigente.

Ne risulta una bussola in chiaroscuro: il perno resta atlantico ma condizionato - difesa comune e filiere critiche di casa, commercio selettivo, pragmatismo umanitario - con una crescente insofferenza verso gli strappi unilaterali di Washington quando toccano regole, clima e sovranità europea.

Conclusione

Il quadro di oggi dice che i giornali italiani mettono il baricentro sulle Americhe per misurare la postura dell’Europa: Caracas come test di diplomazia utile, Minneapolis come stress-test valoriale, Macron come voce di autonomia. Il Foglio e Libero/Giornale spingono per un atlantismo muscolare; il Manifesto e l’Unità rivendicano un multilateralismo dei diritti; Corriere, Repubblica, Avvenire cercano un equilibrio pragmatico tra interessi nazionali, alleanze e norme. L’Iran resta il convitato di pietra di un 2026 che costringerà a scelte geopolitiche nette. Dove le prime pagine tacciono sugli esteri - in alcune testate locali o di partito - emerge per contrasto quanto il resto della stampa avverta che l’ordine internazionale, più che la politica interna, determinerà l’agenda dei prossimi mesi.