Introduzione

Sulle prime pagine italiane di oggi dominano tre dossier internazionali: l’onda lunga delle proteste in Iran e la risposta repressiva del regime; l’ennesima escalation russa contro l’Ucraina, con missili ipersonici e blackout; l’attivismo americano in America Latina, tra il dossier Venezuela e gli equilibri energetici, sullo sfondo dell’accordo Ue-Mercosur. Il quadro è ampio e polarizzante: il Corriere della Sera e La Stampa privilegiano Iran e Ucraina come termometri della sicurezza europea, Il Foglio e Il Manifesto aggiungono chiavi ideologiche opposte su Teheran e su Washington, mentre La Repubblica e Il Messaggero insistono sull’intreccio energia-diplomazia. Quasi tutte, persino testate tradizionalmente più locali come Il Gazzettino, segnalano almeno un tassello estero di rilievo (Mercosur, Ucraina), a conferma di un’agenda fortemente internazionalizzata.

Iran: rivolta e repressione, il prisma italiano

La Stampa titola sull’“Iran in fiamme”, con focus sul bilancio dei morti in piazza e sull’avvertimento di Khamenei agli Stati Uniti; il Corriere della Sera enfatizza i blackout delle comunicazioni e la frase del leader supremo “non cederemo”. Il Secolo XIX quantifica “51 morti” e sottolinea il ritorno di slogan anti-regime, mentre Il Manifesto sceglie un lessico militante (“l’Iran brucia”), legando l’innalzamento del livello di violenza agli assalti a banche e moschee. Il Foglio affianca pezzi dal taglio investigativo e geopolitico (“Il regime iraniano punta agli occhi”, “Zitti sugli ayatollah”) e memoriale civile, mentre L’Opinione delle Libertà mette l’accento sul blocco di Internet come segno della paura del potere. Sul fronte conservatore, Il Giornale parla di città “sotto assedio”, La Verità ipotizza che il regime “vacilli”.

La cornice editoriale è per lo più pro-diritti e, in chiave euro-atlantica, favorevole a una forte pressione internazionale su Teheran; Il Foglio rimprovera all’Occidente la storica indulgenza verso gli ayatollah, Il Manifesto critica invece la “benevolenza” verso Washington e lega la piazza iraniana alla critica del neo-interventismo Usa. Questa divaricazione riflette la faglia ideologica italiana: atlantisti intransigenti contro letture multipolari diffidenti verso gli Stati Uniti. Comune denominatore è la centralità dei diritti delle donne e dei giovani iraniani, segnale di una sensibilità che trascende gli schieramenti.

Ucraina: l’ipersonico di Mosca e la diplomazia europea

Il Secolo XIX apre sul “missile ipersonico” caduto a ridosso dei confini Nato, interpretandolo come messaggio agli alleati di Kyiv. La Discussione parla di vettori russi a 80 km dalla Polonia e riporta la condanna dell’Unione europea, mentre La Stampa ricostruisce un attacco “vastissimo” combinato tra droni e missili, con finalità di saturazione delle difese. Il Foglio racconta Kyiv “sotto le bombe di Putin”, tra freddo e mancanza di servizi essenziali. In parallelo, il Corriere della Sera e Il Messaggero rilanciano la linea esposta da Giorgia Meloni di un’Europa che “parli con Mosca” senza arretrare sul sostegno a Kyiv, e Il Foglio anticipa l’ipotesi Draghi come inviato speciale Ue per l’Ucraina; L’Opinione delle Libertà, più scettica, critica la vaghezza della coalizione dei “volenterosi”.

La narrazione mette a fuoco un’Europa in bilico tra assertività e realismo: la richiesta di “fare da sola” (Corriere, con l’editoriale su un’Europa autonoma) convive con il riconoscimento della dipendenza dalla cornice Nato. Nel mainstream emerge un tono allarmato verso l’uso di armi a lunga gittata e un cauto sostegno a un canale politico europeo che non indebolisca Kyiv; gli spazi di manovra, però, appaiono stretti e soggetti alle oscillazioni di Washington, come ricorda più d’un quotidiano.

Americhe: il ritorno dello sceriffo e la partita del Mercosur

La Repubblica firma un duro j’accuse sull’“impero senza regole” degli Stati Uniti: la linea di Trump tra sequestri di navi legate al Venezuela, ipotesi di “operazioni” contro i cartelli in Messico e ambizioni sulla Groenlandia viene letta come un domino neocoloniale. Il Manifesto, con “Decido io chi lavora in Venezuela”, descrive la regia della Casa Bianca sugli investimenti energetici e l’incontro con Big Oil, mentre La Notizia parla di “Trump sceriffo”. In controluce, Libero e Il Messaggero danno conto dei contatti con Eni e delle aperture dell’ad Descalzi a cooperazioni con i colossi Usa; Il Mattino e Il Messaggero ospitano l’analisi di Romano Prodi, che distingue tra punizione del dittatore e mancata transizione democratica.

Sul fronte commerciale, il Corriere della Sera, La Verità, La Ragione, La Notizia e L’Identità convergono sul via libera italiano al trattato Ue-Mercosur - con Parigi e Vienna contrarie - e sulle ricadute per l’agroalimentare europeo. Le testate liberali vedono un’opportunità strategica per diversificare mercati (La Ragione), mentre i titoli più critici mettono in luce le frizioni con agricoltori e Lega (La Verità, La Notizia). Il quadro che ne esce è un’Italia che, al netto delle resistenze interne, spinge per legami economici più stretti con il Sud America come risposta ai dazi e alle tensioni con Cina e Usa.

Segnali dal Vaticano e dall’Artico

Il Foglio e La Verità valorizzano il primo grande discorso di papa Leone XIV al Corpo diplomatico, definito un manifesto anti-relativista che denuncia il jihadismo e la crisi del multilateralismo: un raro punto di convergenza tra sguardi editoriali diversi. Sul lato geopolitico “di frontiera”, Il Foglio anticipa una strategia italiana per l’Artico, con accento su Difesa e interessi nazionali nel Nord estremo, a dimostrazione di un’agenda che non si limita ai dossier caldi.

Conclusione

L’insieme delle prime pagine restituisce un’Italia mediatica concentrata su tre architravi: diritti e repressione in Iran, sicurezza europea intorno all’Ucraina e ridefinizione degli equilibri occidentali tra Washington e Bruxelles, passando per l’America Latina. Le differenze di tono - dall’atlantismo militante de Il Foglio alla critica anti-imperiale de Il Manifesto, fino al pragmatismo energetico registrato da Libero e Il Messaggero - non nascondono una priorità condivisa: capire fin dove l’Europa potrà “fare da sola” senza fratturare l’alleanza, e come l’Italia intenda posizionarsi tra valori, interessi e vincoli. In questa tensione si misura oggi la cifra della politica estera raccontata dai quotidiani italiani.