Introduzione
Le prime pagine italiane oggi convergono su una crisi: lâIran. Il "Corriere della Sera" apre con "Orrore in Iran" e segnala la mossa UE su nuove misure economiche, mentre "la Repubblica" punta su "Massacro Iran, si muove Trump". Anche "La Stampa" (âTrump studia il blitzâ) e "Il Messaggero" (âTrump agli iraniani: arriviamoâ) fanno del possibile intervento americano il baricentro del racconto. In parallelo emergono due cornici: la vicenda venezuelana (il rientro di Trentini e Burlò) come cartina di tornasole dellâattivismo statunitense, e la dimensione geoâeconomica (sanzioni e dazi) con la Cina chiamata in causa.
Iran: tra blitz, prudenza e diritti umani
"Il Corriere della Sera" sottolinea il numero di vittime, lâindignazione ONU e la linea diplomatica europea; "la Repubblica" enfatizza i dati delle ong sul massacro e ospita lâavvertimento del filosofo Michael Walzer sui limiti di un raid; "La Stampa" parla di vertice militare USA e di unâopzione dâattacco, affiancando unâanalisi sulla debolezza dellâalternativa monarchica. Allâopposto, "Il Giornale" titola militante (âArrivano i nostriâ) e celebra lâattivismo di Washington. Una breve cifra il quadro: per molte testate, lâeco del messaggio di Trump - "lâaiuto è in arrivo" - scandisce il ritmo della giornata informativa.
Sul piano dei frame, "la Repubblica" e "Il Corriere della Sera" legano la crisi alla necessitĂ di un perimetro multilaterale (UE e ONU), mentre "La Stampa" normalizza la dimensione operativa americana (âstudia il blitzâ) senza rinunciare agli interrogativi politici. "Il Giornale" e il conservatore "Secolo dâItalia" spingono su una lettura atlantista e interventista; dallâaltra parte, "il manifesto" (âLa via di Teheranâ) e "Il Fatto Quotidiano" (âsi salvi chi puòâ) diffidano del regime change e ne ricordano i rischi. In mezzo, unâampia fascia mainstream registra lâorrore, chiede responsabilitĂ e guarda allâUE per una risposta coerente con i vincoli europei.
Diplomazia italiana, UE e il precedente venezuelano
Sul fronte diplomatico, il perno è la convocazione dellâambasciatore iraniano: "Avvenire" la riporta insieme allâipotesi di ulteriori limiti commerciali UE; "Il Riformista" sottolinea lâiniziativa della Farnesina e il posizionamento bipartisan richiesto nelle piazze; il "Secolo dâItalia" riveste la crisi di una grammatica valoriale (âfermare la strageâ), coerente con un atlantismo deciso. "Il Foglio", quotidiano dichiaratamente atlantista, con "Meloni di Iran" accenna a un allineamento tra maggioranza e PD su Teheran, segnalando le esitazioni del M5S.
La liberazione in Venezuela, enfatizzata da "Il Mattino" e richiamata anche da "La Stampa" e da "La Discussione", diventa banco di prova per interpretare lâassertivitĂ USA: per "Il Manifesto" (âLemani Usa sul greggioâ) lâAmerica postâMaduro consolida il controllo energetico; "La Notizia" denuncia la logica dei "dittatori buoni e cattivi" e la subalternitĂ europea. CosĂŹ, la stessa stampa che plaude alla fermezza sui diritti in Iran si divide sullâuso extragiuridico della forza in America Latina: per una parte del sistema mediatico è realpolitik necessaria, per lâaltra è un precedente che rischia di contaminare la risposta sulla crisi iraniana.
Sanzioni, dazi e il fattore Cina
Oltre ai raid, le prime pagine fotografano una strategia di pressione economica. "Il Foglio" dettaglia lâ"Effetto dazi": lâidea di Washington di colpire i Paesi che commerciano con Teheran, con la Cina in testa ma anche Turchia, India, Emirati e Russia in scia. "Avvenire" mette a fuoco la dipendenza energetica di Pechino dallâIran (âcolpita al âcuoreâ energeticoâ), mentre "La Notizia" registra lâimmediata contrarietĂ di Russia e Cina. Il "Corriere della Sera" parla di una UE al lavoro su ulteriori misure economiche: il terreno è quello familiare delle sanzioni, dove lâEuropa sente di avere legittimitĂ e strumenti.
Il sottotesto che molti quotidiani evocano è la competizione sistemica: sanzioni e dazi come proiezione di potenza in un mondo a blocchi, con lâUE stretta tra il vincolo transatlantico e le proprie esposizioni commerciali. In controluce, la rubrica del "Secolo XIX" sulla Groenlandia ricorda che il diritto europeo pone confini allâespansione americana nello spazio artico, mentre "La Discussione" legge la postura di Trump come una strategia coerente, dalla repressione in Iran alle ambizioni sullâArtico. La stampa italiana, in sintesi, percepisce lâasse WashingtonâPechino come la variabile decisiva dello scontro anche sul dossier iraniano.
Conclusione
Nel suo insieme, la rassegna internazionale di oggi mostra una forte prioritĂ : la crisi iraniana sovrasta il resto, con la possibile azione USA e il circuito sanzioniâdazi a definire la cornice. I quotidiani piĂš atlantisti - dal "Foglio" al "Giornale" e al "Secolo dâItalia" - privilegiano un lessico di fermezza; testate come "la Repubblica", il "Corriere" e "La Stampa" bilanciano condanna morale e cautela operativa, mentre la sinistra critica de "il manifesto" e "Il Fatto" ammonisce contro lâillusione del regime change. Anche dove lâagenda è piĂš locale, come su "Il Gazzettino", lâanalisi di Romano Prodi sullâIran riporta lâattenzione sulle cause strutturali. Ne esce lâimmagine di un sistema mediatico che, davanti a una crisi esistenziale per il Medio Oriente, oscilla tra impulso interventista e pazienza strategica europea: unâoscillazione che riflette la piĂš ampia ricerca italiana di un equilibrio tra atlantismo e autonomia nel mondo multipolare.