Introduzione
Sulle prime pagine di oggi spiccano tre dossier internazionali: la stretta del regime iraniano e la risposta occidentale, la guerra in Ucraina con il voto del Parlamento italiano sugli aiuti, e la contesa strategica nell’Artico con l’avvio di una presenza europea in Groenlandia. Il Corriere della Sera, la Repubblica e La Stampa danno grande evidenza alle ricadute geopolitiche delle scelte statunitensi ed europee, mentre Il Foglio e il manifesto offrono letture antitetiche su Iran e Artico. Testate come Il Gazzettino, Il Messaggero e Il Mattino legano la cronaca diplomatica alle mosse del Cremlino. Alcuni quotidiani locali privilegiano la cronaca interna, ma il filo rosso resta una competizione di grandi potenze che costringe l’Europa al realismo.
Iran tra repressione, sanzioni e raid sospesi
Il Messaggero sintetizza la fase con un titolo chiaro: «Iran, Trump congela i raid. Mattarella: “Sterminio efferato”». La Discussione riferisce della riunione del Consiglio di Sicurezza Onu e delle nuove sanzioni Usa, mentre L’Opinione parla di «mondo con il fiato sospeso», con il ministro Tajani che invita gli italiani a lasciare il Paese se possibile. Il manifesto sottolinea che «la rivolta rallenta, attacco sospeso», includendo il dirottamento della portaerei Abraham Lincoln dal Pacifico al Medio Oriente; Il Foglio apre il cuore della sua copertura con «Dentro al buio dell’Iran», insistendo su blackout informativi e atrocità.
La lettura si polarizza: Il Foglio e Avvenire scelgono un registro etico-politico, dando centralità alla denuncia della repressione e alla “assenza della sinistra occidentale” evocata in più interventi. Domani inquadra la frenata americana come effetto delle «pressioni di Israele e degli alleati arabi» e parla di «mistero sullo stop alle esecuzioni», in eco a titoli di Corriere e Il Giornale che registrano l’annuncio di Teheran. La Discussione punta sull’architettura sanzionatoria e sul quadro Onu, mentre Il Riformista e Il Giornale interpretano la postura di Trump in chiave strategica, con l’idea del “doppio colpo” a Iran e Cina attraverso l’energia. Nel complesso, le pagine italiane oscillano tra atlantismo pragmatico (sanzioni e deterrenza) e prudenza anti-escalation, riconoscendo che un intervento armato aprirebbe incognite regionali.
Ucraina: il sì italiano agli aiuti e la replica del Cremlino
Sul fronte ucraino, Corriere della Sera e la Repubblica mettono in primo piano il sì del Parlamento italiano alla risoluzione sugli aiuti, registrando le divisioni nella Lega e i toni di Crosetto («io orgoglioso»). Avvenire mantiene una linea sobria ma netta sulla necessità di «continuare a sostenere l’Ucraina», mentre Domani insiste sul «tutti contro tutti» nella maggioranza. Secolo d’Italia celebra la compattezza del centrodestra contro la «guerra di mozioni» delle opposizioni, e Il Giornale sottolinea lo strappo leghista.
In parallelo, Il Gazzettino e Il Messaggero rilanciano il messaggio di Vladimir Putin agli ambasciatori europei: «rapporti ai minimi» con Italia e Ue, pur con l’offerta di «ricostruirli». L’impostazione dei quotidiani del Nordest e romani è di realpolitik: riconoscere la durezza del contesto senza arretrare dal sostegno a Kyiv. Qui emergono due posture editoriali: il mainstream liberal e cattolico-sociale (Corriere, Repubblica, Avvenire) che ribadisce l’ancoraggio euro-atlantico, e la stampa di destra (Il Giornale, Secolo d’Italia) che valorizza la disciplina di governo e isola le fronde interne come eccezioni.
Groenlandia e Artico: deterrenza europea, cautele italiane
La Stampa apre sul dossier groenlandese con «Soldati in Groenlandia, no di Meloni», riportando lo sbarco di francesi e l’arrivo di tedeschi nella missione europea e il tentativo di Ursula von der Leyen di raccordarla alla Nato. L’Edicola titola «Groenlandia, arrivano i francesi», segnalando l’ira di Mosca e il frame della “militarizzazione” Nato, mentre La Discussione parla di «intesa saltata con gli Usa», «Europa che schiera i militari» e una Russia che «evoca il Kosovo». Il manifesto descrive «sovranisti divisi tra Usa e Putin» sull’operazione, e Il Fatto Quotidiano quantifica i piccoli contingenti presenti sull’isola.
Il Foglio interpreta l’invio europeo come «alzare il costo», una deterrenza politica volta a segnalare una linea rossa a Washington più che a Mosca, e collega la mossa al riassetto navale americano che lascia scoperto l’Indo-Pacifico. La Verità liquida la missione come «barzelletta», riportando anche la cautela di Crosetto e la causa di Nord Stream 2 contro Bruxelles, mentre Il Giornale parla di «cautela» del governo. La fotografia che emerge è di un’Europa che tenta una postura più assertiva sul fianco artico, ma con un’Italia che, almeno per ora, preferisce ponderare tempi e rischi dell’esposizione militare in un contesto di crescente competizione Usa-Russia-Cina.
Altri segnali: Venezuela e Stati Uniti
In controluce, alcuni titoli seguono Caracas. Il Foglio («Medaglia Venezuela») e il Corriere («Machado alla Casa Bianca») raccontano il corteggiamento della leader dell’opposizione venezuelana a Donald Trump; Il Fatto nota che «Trump vuole Rodriguez», mentre Domani registra l’imbarazzo del Cremlino dopo l’azione americana in Venezuela. Sono accenni che confermano l’ipersincronizzazione tra i teatri iraniano, artico e latinoamericano nella strategia energetica statunitense descritta dai quotidiani più spregiudicati.
Conclusione
Nel complesso, le prime pagine italiane privilegiano tre stress-test dell’ordine globale: repressione e controspinte su Teheran, sostegno militare a Kyiv in un’Europa sotto pressione, e la deterrenza artica come segnale duplice a Washington e Mosca. Il Corriere della Sera, La Stampa e la Repubblica definiscono l’agenda, Il Foglio la interpreta con un atlantismo muscolare, mentre il manifesto e La Verità la rimettono in discussione - per ragioni opposte. Dove l’estero manca o arretra in basso (alcune edizioni locali), lo spazio è assorbito da cronache interne. Ma il messaggio di fondo è condiviso: l’Italia è chiamata a scelte che la collocano tra prudenza e responsabilità, in un’Europa che prova a farsi soggetto, non solo teatro, della competizione tra potenze.