Introduzione

Sulle prime pagine di oggi emergono tre assi dell’agenda internazionale: i colloqui trilaterali Stati Uniti‑Russia‑Ucraina ad Abu Dhabi, gli sviluppi e le fratture del conflitto Israele‑Gaza con eco nei porti e nelle piazze europee, e la cornice geopolitica dei Giochi invernali di Milano‑Cortina - tra presenze ai massimi livelli USA, timori di cyberattacchi e cooperazioni di sicurezza. Testate come Avvenire, La Discussione, Domani e L’Identità mettono in evidenza lo stallo negoziale sul fronte ucraino, mentre il Manifesto e Il Fatto Quotidiano insistono sull’attivismo pro‑Palestina e sull’ipotesi di una nuova offensiva israeliana. Intanto Corriere della Sera, la Repubblica e La Stampa leggono l’evento olimpico come vetrina di soft power e stress test per le alleanze occidentali.

Ucraina, negoziati “avanti piano” e scambi di prigionieri

Avvenire sintetizza la fase come “Dialogo Ucraina‑Usa‑Russia avanti piano”: l’esito concreto ad Abu Dhabi è uno scambio di 157 prigionieri per parte, ma senza tregua né svolte politiche; Zelensky, citato dal quotidiano cattolico, accenna alla “molto probabile” prosecuzione dei colloqui negli Stati Uniti. La Discussione evidenzia lo stesso risultato, sottolineando come Mosca parli di “progressi” accusando l’Europa di sabotaggio, mentre Domani definisce la trattativa “un flop” e registra una presunta nuova condizione russa sul Donbass. L’Identità parla di “fumata grigia”, rimarcando l’assenza di passi sostanziali oltre lo scambio, e La Stampa aggiunge un tassello umano con il racconto di detenuti rientrati in Ucraina.

Questa mappa mostra come le testate oscillino tra cauto pragmaticismo e scetticismo. Avvenire adotta un registro prudente e processuale, in linea con un europeismo dialogante; Domani insiste sui costi dello stallo per Kiev e sui rischi di cristallizzazione territoriale - un approccio più allarmista e disincantato. La Discussione, di matrice centrista, mantiene equilibrio tra “progressi” e continuità dei combattimenti, mentre L’Identità marca un asse securitario: niente concessioni finché il Cremlino lega il negoziato al riconoscimento del Donbass. Sullo sfondo, Il Foglio suggerisce segnali di riattivazione diplomatica europea (viaggio del consigliere francese Bonne a Mosca) ma avverte dell’“inflazione” di colloqui interlocutori: l’Europa cerca una sponda USA, ma teme di finire comprimaria.

Medio Oriente: Gaza, attivismo dei porti e la pista USA‑Iran

Su Gaza, La Discussione riporta nuovi raid e bilanci di vittime, mentre il Manifesto mette in prima l’attivazione della “Global Sumud Flotilla” dal 29 marzo e lo sciopero dei portuali contro il traffico d’armi nei porti mediterranei. Il Fatto Quotidiano, su una linea di cronaca militare più marcata, affianca alla flotilla l’ipotesi di una nuova offensiva delle IDF. Il quadro regionale si allarga con l’asse USA‑Iran: Il Foglio parla dei “colloqui sui colloqui” a Muscat, con aspettative basse e tatticismi reciproci, e L’Opinione delle Libertà enfatizza il registro muscolare di Trump, che conferma i contatti ma “minaccia duro” se Teheran riaccende il programma nucleare; La Notizia riassume: “intesa a rischio”.

Il diverso accento giornalistico rivela posture di politica estera: il Manifesto privilegia l’attivismo transnazionale pro‑Palestina e la logistica civile (scioperi portuali), tratteggiando un’Italia‑ponte nello spazio mediterraneo dei movimenti. Il Foglio, atlantista, inquadra lo scacchiere regionale nella strategia di deterrenza e di alleanze USA (dalla minaccia economica a Baghdad al canale con Muscat), mettendo in guardia contro soluzioni miracolistiche. L’Opinione, conservatrice e filo‑Trump, legge la pressione su Iran e Cuba dentro un paradigma di cambio di regime e supremazia occidentale. Ne scaturisce un’Italia mediatica divisa tra il richiamo umanitario, il calcolo di stabilità e la tentazione di linea dura: tre sguardi che riflettono la posizione del Paese tra costa sud del Mediterraneo, NATO e UE.

Olimpiadi e sicurezza: soft power, ICE e minacce ibride

Corriere della Sera e la Repubblica presentano la cornice olimpica con risalto alle presenze statunitensi - il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio - tra “hockey e pizza” e una “città blindata”, segno di un rapporto privilegiato con Washington e di un evento‑vetrina per il sistema Italia. La Stampa rilancia l’allarme cyber (Cloudflare cita attività di hacker russi e nordcoreani contro i Giochi), mentre Il Secolo XIX apre un “Osservatorio esteri” sui rischi giuridici legati alla presenza in Italia dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) come componente della protezione di atleti e VIP americani: l’articolo problematizza immunità funzionali e catene di responsabilità in caso di incidenti. Il Gazzettino aggiunge un elemento navale: una flottiglia russa “spia il Tirreno”, con sorveglianza stretta della Marina e della NATO.

Questo cluster mostra come i media italiani trasformino Milano‑Cortina in un laboratorio di sicurezza integrata: dispositivo fisico, diplomazia di alto profilo e resilienza cibernetica. Il racconto del Corriere e di Repubblica privilegia lo storytelling del soft power e dell’alleanza con gli USA, utile anche a Roma in chiave UE; La Stampa e Il Secolo XIX si concentrano sui “rischi non calcolati” (ibridi e legali), riflettendo sensibilità locali - Genova per lo shipping e l’industria, Torino per la memoria cyber - e un approccio più tecnico. In filigrana, la presenza navale russa e l’eco degli attacchi dimostrano che i mega‑eventi europei restano bersagli privilegiati e piattaforme di signaling geopolitico.

Altri segnali: Londra scossa dal “caso Epstein”

Corriere della Sera e L’Edicola citano l’onda lunga dei “file Epstein” su Londra, con un premier Starmer “in bilico”. La Stampa dedica una riflessione al “codice Epstein” secondo l’FBI. È una vicenda di costume e potere che rientra nella categoria delle crisi politiche internazionali: i quotidiani italiani leggono l’impatto sulla leadership britannica e sulla fiducia nelle élite occidentali, in parallelo con un discorso più ampio sulla fragilità delle democrazie battute dalla polarizzazione e dagli scandali.

Conclusione

Nel complesso, la selezione delle notizie estere suggerisce un sistema mediatico che tenta di bilanciare teatro di guerra e diplomazia, emergenza umanitaria e ordine di sicurezza, racconto sportivo e realismo strategico. Dove Domani e Il Fatto spingono sulla disillusione e sull’attivismo, Avvenire, La Discussione e Corriere tendono al cauto incrementalismo e alla rappresentazione dell’alleanza occidentale come architrave. Il Foglio e L’Opinione forniscono le chiavi atlantiste e interventiste; Il Secolo XIX e La Stampa ricordano i rischi ibridi e legali. È il ritratto di un’Italia che guarda al mondo nella settimana dei Giochi con un occhio alla tregua possibile e l’altro al perimetro di sicurezza da stringere.