Introduzione

Le prime pagine italiane offrono oggi una finestra discontinua sugli affari internazionali: in evidenza l’affermazione elettorale in Giappone della premier Sanae Takaichi, il cantiere europeo su competitività e integrazione e, sul fronte dei diritti, la repressione in Iran. Il Corriere della Sera, Il Messaggero, Il Mattino, La Verità e La Stampa danno risalto all’esito del voto di Tokyo e ai suoi riflessi strategici, mentre Il Foglio e la Repubblica si concentrano sulla traiettoria dell’Unione europea tra i rapporti Draghi-Letta e il vertice informale del 12 febbraio. Sul piano dei diritti e delle crisi regionali, la Repubblica e Il Fatto Quotidiano richiamano l’attenzione su Narges Mohammadi e sulla linea dura di Teheran. Altri quotidiani mantengono un baricentro domestico, con sporadici richiami esteri.

Giappone: il ritorno dell’hard power

Il Corriere della Sera segnala il “trionfo” della premier Takaichi, raccontando l’onda lunga di un mandato che consolida la postura assertiva di Tokyo nell’Indo-Pacifico. Il Messaggero interpreta la vittoria come un mandato a “sfidare la Cina”, esplicitando il risvolto strategico di lungo periodo: deterrenza, interoperabilità con gli Usa, rafforzamento dell’industria della difesa. La Stampa, con taglio atlantista, sintetizza: “Takaichi premier riarma Tokyo”, enfatizzando sia l’aumento delle spese militari sia il riallineamento dottrinale allo scenario multipolare. La Verità adotta un registro più enfatico (“Valanga di voti… incoronata ‘imperatrice’”), segnale di una narrativa personalistica che carica l’esito di significati simbolici.

L’Edicola e Il Mattino, in chiave di notiziario, consolidano il dato politico - maggioranza ampia - e intravedono un “asse con l’Italia”, eco di un’agenda bilaterale industriale e tecnologica già in corso. Il quadro che emerge è di un’Italia mediatica che legge il Pacifico prevalentemente attraverso la lente securitaria e degli allineamenti: Corriere e La Stampa privilegiano l’imperativo deterrente; Il Messaggero mette in risalto la competizione con Pechino; La Verità teatralizza il consenso domestico di Takaichi. Nel complesso, poco spazio viene riservato a dossier soft power (clima, catene del valore) o ai rischi economici di un decoupling accelerato con la Cina.

Un’Europa tra “federalismo pragmatico” e politica industriale

La riflessione europea è affidata soprattutto a Il Foglio, La Repubblica e al Corriere. Il Foglio anticipa il vertice informale Ue del 12 febbraio, incardinando la discussione su competitività, capacità industriale e attuazione dei report Draghi e Letta, e pubblica interventi che propongono di rilanciare ruolo e mandato di Draghi a Bruxelles. La Repubblica, con un commento di Paolo Gentiloni, lega l’agenda del Consiglio europeo alla necessità che “Berlino scelga” in chiave europea, chiarendo che senza una spinta tedesca la traiettoria verso un’“Europa potenza” resterà incompiuta.

Sul Corriere della Sera, Angelo Panebianco rilancia il concetto di “federalismo pragmatico”: integrazione per progetti e cerchi concentrici, come risposte incrementali alla frammentazione geopolitica. Nella stessa direzione, Il Foglio insiste che senza una politica industriale e della difesa continentali - e senza riforme della governance - l’Ue resterà marginale tra Stati Uniti e Cina. Fa da contrappunto La Verità, che ospita scetticismi sugli accordi commerciali Ue ritenuti a beneficio “dei grandi”, una linea che mira a cauterizzare i costi sociali dell’apertura dei mercati. La frattura tra approccio federalista e prudenza sovranista rimane così un sottotraccia evidente nel racconto italiano sull’Europa.

Iran e Medio Oriente: diritti e realpolitik

La Repubblica apre un capitolo netto sui diritti umani con la condanna a ulteriori anni di carcere e all’esilio per la Nobel per la pace Narges Mohammadi, segno di una repressione che non arretra. Il Fatto Quotidiano rilancia un’inchiesta di Mediapart sui “veri dati della repressione”, mentre L’Edicola segnala che Teheran “minaccia gli Usa sull’uranio”, spostando il fuoco dalla dimensione civile a quella nucleare. La Stampa intreccia i dossier “Iran e Gaza” per leggere l’agenda di Benjamin Netanyahu in viaggio verso Washington: l’urgenza per il premier israeliano di legittimare la sua linea sotto pressione interna ed esterna.

Il quadro mediorientale filtrato dai giornali italiani alterna lente diritti-centrica e realpolitik. La Repubblica e Il Fatto privilegiano l’istanza umanitaria e civica; La Stampa guarda alla proiezione strategica e all’asse Usa-Israele in un contesto di conflitto a bassa intensità e dossier nucleare irrisolto. Il Giornale tocca di sponda la dimensione Usa con la polemica tra atleti e Trump, quasi a rimarcare la permeabilità tra sport, società e politica estera statunitense. Ne risulta un mosaico incompleto ma indicativo dell’attenzione italiana a un Medio Oriente dove democrazia e sicurezza rimangono i due poli narrativi dominanti.

Ucraina e sicurezza europea: il racconto che arretra

Tra le righe, Il Secolo XIX propone un’analisi sulle “prospettive dopo il disgelo” sul fronte ucraino, sottolineando una fase di stallo operativo in attesa della fine dell’inverno. La Stampa ospita un pezzo sulle operazioni coperte e la “strana armata” di Kiev, che riflette il prolungato conflitto ibrido. Tuttavia, rispetto a mesi fa, la guerra in Ucraina scivola dalle aperture alle spalle delle priorità olimpiche e delle polemiche domestiche, segno di una fatica dell’attenzione pubblica. Questo arretramento narrativo convive con la retorica Ue sul rafforzamento della difesa, senza però che le prime pagine quantifichino investimenti o road map condivise.

Chi guarda davvero fuori

Molti quotidiani oggi restano centrati su Sanremo e sulla sicurezza interna, con accenti ideologici che comprimono lo spazio estero. La Repubblica, Il Foglio, La Stampa, il Corriere della Sera e Il Messaggero sono i principali vettori di lettura geopolitica del giorno. La Verità, Il Mattino e L’Edicola alimentano il flusso informativo internazionale con toni e priorità diversi, mentre testate come Secolo d’Italia, Il Gazzettino o Leggo privilegiano cronache domestiche e costume, con sporadici richiami esteri o di sicurezza transnazionale. Nel complesso, l’agenda internazionale dei giornali italiani, quando emerge, fotografa un’Italia mediatica allineata all’asse euro-atlantico su Ue e Indo-Pacifico, e sensibile - seppur a fasi alterne - ai dossier di diritti nel mondo islamico.

Conclusione

La giornata suggerisce tre tendenze. Primo, l’Indo-Pacifico entra stabilmente nella mappa delle priorità, ma soprattutto come teatro di deterrenza anti-Cina e non come ecosistema economico; la vittoria di Takaichi funge da catalizzatore. Secondo, l’Europa viene narrata come work in progress istituzionale tra federalismo pragmatico, politica industriale e difesa comune: Il Foglio, la Repubblica e il Corriere costruiscono un frame proattivo che, se non sostenuto da scelte tedesche e francesi, rischia però di restare desiderio. Terzo, la dimensione dei diritti - Iran in testa - convive con letture di realpolitik mediorientale, senza ancora produrre un’unica bussola valoriale. In controluce, l’Italia mediatica continua a oscillare tra urgenze interne e sguardo globale: quando sceglie quest’ultimo, lo fa seguendo un copione euro-atlantico, con sensibilità diverse ma convergenti sulle grandi direttrici del momento.