Introduzione
Le prime pagine italiane oggi privilegiano tre dossier di politica estera: il ritiro informale dei leader Ue ad Alden Biesen su competitività e mercato unico; i contraccolpi della politica statunitense, tra ribellione repubblicana ai dazi di Donald Trump e il braccio di ferro su Iran e Nato; la guerra d’Ucraina, con la dimensione tecnologica (Starlink) e il pressing atlantico sulla produzione di armi. Il Corriere della Sera, La Stampa, Il Messaggero, Avvenire e Il Secolo XIX aprono o danno grande evidenza al vertice europeo; Il Foglio lega l’urgenza Ue alla tenuta della Nato e alla vulnerabilità ucraina. Più laterali, ma presenti, i pezzi sul confronto Washington-Teheran e sulla postura Usa nell’Alleanza. Testate popolari come Leggo e molte pagine locali restano assorbite da Olimpiadi e cronaca, segnalando un’asimmetria di attenzione verso l’estero.
Europa: urgenza condivisa, ricette divise
Il Corriere della Sera parla di “spinta per cambiare”, sottolineando le parole di Ursula von der Leyen sul mercato unico entro il 2027 e la “scossa” di Mario Draghi che certifica il peggioramento dell’economia e invoca decisioni rapide. La Stampa mette in evidenza lo “scoglio eurobond”: Meloni si dice favorevole, ma ammette che il tema divide, mentre l’inviata racconta consensi e obiezioni al piano per un’Europa più competitiva. Il Messaggero titola “Nasce la nuova Europa”, raccontando l’inedita coppia Roma-Berlino che trascina il tavolo su competitività, con la protesta spagnola sul metodo; Avvenire parla di “ricette d’Europa” e lega mercato unico, energia e “blindatura” dei settori strategici al bisogno di coesione come risposta all’era Trump.
Il Foglio, con tono pragmatico, osserva che i Ventisette convergono su un “senso di urgenza” ma vanno verso un “aggiustamento realista” più che verso un federalismo pragmatico, causa divergenze su debito comune. Domani propone una lettura critica: “In Ue vince l’agenda delle destre”, con il piano Merz-Meloni su meno regole e nessun eurobond, e denuncia l’americanizzazione dell’Unione. Il Secolo XIX e La Discussione evidenziano l’ascolto deferente verso Draghi e Letta; La Verità enfatizza la linea più assertiva di Roma e Berlino verso Bruxelles, affermando che Meloni “liquida” l’ex Bce. Nel complesso emerge un canone: urgenza e competitività sono parole comuni, ma l’Italia mediatica è spaccata tra chi vede in eurobond e integrazione una leva di potenza e chi privilegia sovranità regolatoria e riforme del mercato interno.
Stati Uniti: crepe nel trumpismo e la variabile iraniana
La Ragione e Domani registrano la “doppia sconfitta” di Trump al Congresso: fronda repubblicana contro i dazi al Canada e arretramento operativo dell’Ice a Minneapolis, segnali di tensione tra Casa Bianca e maggioranza. Il Giornale parla di “frenata” con vista Midterm; Il Dubbio concentra l’attenzione sul voto dei “sei repubblicani contro i dazi”, ricordando la risposta minacciosa del presidente (“la pagherete”). Il Manifesto, in chiave critica, racconta lo smantellamento dell’Ice in Minnesota come “ritiro” parziale, ma nota l’allargamento dell’agenzia altrove: indicazioni di una politica migratoria contraddittoria.
Sul Medio Oriente, L’Identità e La Discussione ricostruiscono il colloquio a porte chiuse Trump-Netanyahu su Iran e deterrenza: Washington preferirebbe un’intesa negoziale, ma mantiene “tutte le opzioni sul tavolo” e prepara movimenti navali in caso di escalation. La Notizia propone un controcampo, scrivendo che “Tel Aviv vuole colpire l’Iran, Trump dice no”, a segnalare la prudenza del momento. Il Foglio inserisce la variabile Nato: a Bruxelles gli Usa inviano un sottosegretario alla Difesa, segnale di distanziamento simbolico che alimenta l’ansia europea sull’autonomia strategica e sulla necessità di accelerare la produzione di armamenti.
Ucraina e sicurezza tecnologica
Il Foglio dedica l’apertura a una dimensione poco coperta altrove: l’uso estorsivo da parte russa dei terminali Starlink. Dopo le contromisure di Kyiv per spegnere i dispositivi non registrati, Mosca cercherebbe di costringere famiglie di prigionieri ucraini a farsi intestare i terminali, sfruttando la loro vulnerabilità. L’interpretazione è netta: “Non sapendo ora come continuare a rubarlo, lo estorce”, e il risultato è un degrado delle capacità russe di coordinamento e targeting, fattore che spinge a nuove forme di coercizione. Sul fianco atlantico, Il Messaggero pubblica un reportage su una “Sentinella” Nato anti-Russia, accentuando il tema della deterrenza e della sorveglianza, convergente con l’allarme industriale della stessa Alleanza.
In controluce, altri giornali incrociano la guerra con il soft power sportivo: Corriere della Sera e Il Secolo XIX raccontano la squalifica dell’atleta ucraino Vladyslav Heraskevych per il casco con i volti dei caduti, vicenda che Il Foglio interpreta come ipocrisia del Cio (“la memoria non è politica”, ribattono gli ucraini). È un riflesso della fatica occidentale nel conciliare neutralità olimpica e realismo bellico, che si rispecchia nelle cautele Ue sul linguaggio della “tregua”, analizzate da Avvenire.
Mediterraneo ed energia
Un tassello interessante arriva da Il Foglio: Bengasi studia con Saipem la prima raffineria privata libica. È un indizio della possibile normalizzazione economica dell’Est libico e della ricerca italiana di nuove geometrie energetiche nel Mediterraneo, con ricadute geostrategiche se il progetto supererà i nodi di governance e sicurezza. Anche questo si lega alla competitività europea: catene del valore energetiche più vicine, meno fragili, più controllabili in un mondo di shock geopolitici.
Chi guarda altrove
Molte prime pagine locali o popolari (Leggo, Il Gazzettino, L’Opinione delle Libertà) privilegiano Olimpiadi e cronaca; Il Mattino e Il Giornale restano centrati su sport e politica interna, con cenni europei nel sommario. È un promemoria dell’altalena italiana tra introspezione domestica e orizzonte internazionale, che oggi pende verso l’Europa ma non sposta stabilmente il baricentro dell’informazione.
Conclusione
Dalla rassegna emerge un mainstream pro-europeo nell’analisi della congiuntura (“non c’è più tempo” è la formula che rimbalza), ma diviso sulle leve: eurobond e accelerazione integrativa per Corriere, La Stampa, Il Messaggero e Avvenire; attenzione ai vincoli politici e ai contrappesi di sovranità per Il Foglio e giornali più scettici verso Bruxelles. Sull’asse transatlantico prevale un realismo disincantato: l’America è cruciale ma “lontana”, la Nato va sostenuta con capacità industriali europee, mentre in Ucraina la guerra si fa sempre più tecnologica e asimmetrica. L’agenda estera che filtra sulle prime pagine parla di un’Italia che si sente dentro la partita europea, ma ancora indecisa se spingere sull’integrazione o ripiegare su un pragmatismo nazionale.