Introduzione
Sulle prime pagine italiane domina l’estero: la Conferenza sulla sicurezza di Monaco e la conseguente “frattura” tra Europa e Stati Uniti, la guerra in Ucraina con ipotesi di negoziati e pressioni politiche, e le tensioni in Medio Oriente con il dossier Iran-Israele. Il Foglio apre in chiave atlantista con un ampio racconto di Monaco, mentre il Corriere della Sera, La Repubblica e La Stampa dedicano titoli e analisi al riposizionamento europeo e al ruolo di Washington. Accanto al teatro euro-atlantico, emergono il vertice Italia-Africa (Il Messaggero, Il Mattino, La Discussione) e partite energetiche come l’autorizzazione americana a Eni sul Venezuela (Il Secolo XIX, Il Giornale, La Stampa). Altri quotidiani - come Il Fatto Quotidiano o La Verità - privilegiano principalmente dossier interni, segnalando una gerarchia dell’agenda meno internazionale.
Monaco e l’asse transatlantico in discussione
Il Foglio racconta Monaco come il luogo dove “l’Europa senza l’America si sente persa, ma pure l’America da sola non è una superpotenza”, sintetizzando l’idea che né Ue né Usa possano permettersi la solitudine strategica. Il Corriere della Sera titola sullo “scossone di Merz” e riferisce dei toni assertivi del cancelliere tedesco e di Marco Rubio (“è una nuova era”), con rimandi alle perplessità italiane sui toni del leader tedesco. La Repubblica parla di “sfida europea a Trump”, insiste sul patto con Parigi (anche in ambito nucleare), e nota l’assenza di Giorgia Meloni dai lavori bavaresi. Avvenire e Il Gazzettino insistono sul concetto di “frattura” e sulla necessità per l’Europa di ritrovare missione e anima.
Nel complesso, il frame oscilla fra allarme e pragmatismo: Il Foglio resta saldamente atlantista ma avverte che “America alone” non funziona, mentre La Repubblica e La Stampa enfatizzano l’autonomia strategica europea, con Parigi e Berlino in prima fila. Il Corriere della Sera bilancia i registri, riportando anche la proposta di Keir Starmer di “una Nato solo nostra” europea, segnale di una difesa continentale più capace dentro la cornice alleata. L’interpretazione di Avvenire è valoriale (“Un’Europa di pace”), mentre Il Manifesto legge Monaco come certificazione della rottura con l’America trumpiana e una spinta, non priva di contraddizioni, verso il riarmo europeo. Il dato politico trasversale, rilanciato anche da Il Secolo XIX e Il Messaggero, è che il “vecchio ordine” è finito e l’Ue cerca una postura credibile fra deterrenza e alleanza.
Ucraina: tra tavoli e pressioni
Sul fronte ucraino, Il Foglio anticipa un possibile incontro trilaterale a Ginevra tra russi, ucraini e americani, notando come Mosca intensifichi gli attacchi alla vigilia di ogni tentativo di dialogo. Il Corriere della Sera parla di “pressing di Trump su Zelensky”, mentre La Stampa descrive un presidente ucraino “tra due fuochi”, stretto fra urgenze militari e calcoli politici. Domani, con un’analisi firmata Antonio Missiroli, discute le “troppe ricette europee” per la difesa in una fase che definisce “Nato 3.0”, con un’Europa chiamata a reggere più peso nel sostegno a Kyiv. Il Riformista segnala un “accordo Berlino-Kyiv” e una Mosca “dura sulla pace”, mostrando il tentativo tedesco di ancorare la resilienza ucraina a partnerships europee.
Il quadro che emerge è di stallo dinamico: la maggior parte dei quotidiani (Il Foglio, Corriere, La Stampa, Domani) vede un conflitto destinato a rimanere centrale nell’agenda europea, con un’America oscillante fra sostegno e condizionamento e un’Europa che cerca di evitare il vuoto strategico. L’Opinione, con un taglio più rumoristico, ipotizza un annuncio elettorale ucraino e persino un referendum sulla pace, segnalando l’instabilità interna di Kyiv come variabile politica. La sintesi editoriale italiana privilegia la resilienza ucraina, ma diverge sugli strumenti: deterrenza prolungata per Il Foglio e Corriere; più autonomia e un quadro di sicurezza in evoluzione per La Repubblica e La Stampa; scetticismo verso soluzioni facili in Domani.
Medio Oriente, Iran e la partita globale dell’energia
Sulle tensioni Iran-Israele, Il Foglio riferisce del possibile ridispiegamento di portaerei Usa e di un Netanyahu che studia come “fare senza” l’aiuto americano; La Discussione titola su “Due portaerei USA nel Golfo” e un ultimatum a Teheran, segnalando l’escalation di posture. L’Unità dà spazio a un’intervista al leader democratico israeliano Yair Golan, che attacca Netanyahu (“ha portato Israele nell’abisso”), mentre Il Manifesto riporta la decisione dell’Alta corte britannica contro il bando del gruppo Palestine Action, sottolineando implicazioni sui diritti civili connesse al conflitto. In parallelo, Il Foglio racconta la stretta di mano tra Wang Yi e Marco Rubio a Monaco e un video della Cia per cercare informatori in Cina: segnali di una competizione sistemica tra Usa e Cina che resta ad alta intensità.
Sul versante energetico, Il Secolo XIX, Il Giornale e La Stampa evidenziano il via libera di Trump a Eni per commerciare con il Venezuela, tassello che intreccia geopolitica delle sanzioni, sicurezza energetica europea e ruolo delle compagnie italiane. Sul fronte africano, Il Messaggero e Il Mattino valorizzano il vertice Italia-Africa e il Piano Mattei come strumento per rafforzare l’hub energetico e i legami economici con il continente; La Discussione rimarca la cornice multilaterale e gli importi mobilitati. Qui l’angolo editoriale varia: quotidiani generalisti come Il Messaggero esaltano la dimensione di “ponte” tra le sponde, mentre testate più ideologiche preferiscono minimizzare o declinare il tema in chiave interna.
Chi tace sull’estero
Una quota rilevante di prime pagine - Il Fatto Quotidiano e La Verità su tutte - resta centrata su polemiche domestiche, accennando poco o nulla al quadro internazionale. Anche Secolo d’Italia privilegia la politica interna, pur citando la visita africana della premier. Il Dubbio include due finestre estere - una critica a Ice negli Usa e un pezzo sulla Russia provata dalla guerra - ma il baricentro resta italiano. In sintesi, il mainstream generalista (Corriere, Repubblica, La Stampa) e l’atlantista Il Foglio guidano l’agenda estera, mentre altre testate confermano una minore esposizione internazionale.
Conclusione
Dalle prime pagine emerge un’Italia mediatica che registra la fine del vecchio ordine, interroga il futuro della Nato e cerca di definire l’autonomia europea senza recidere il legame transatlantico. Il Foglio e il Corriere della Sera tendono a valorizzare la coesione occidentale, La Repubblica e La Stampa spingono per un ruolo europeo più assertivo, Il Manifesto problematizza la dipendenza dall’ombrello Usa; Avvenire chiede un’Europa “di pace”. Sull’Ucraina c’è convergenza sulla centralità del dossier, ma divergenze su ritmi e strumenti; in Medio Oriente e sull’Africa riemerge la geopolitica dell’energia, con Eni che torna protagonista. La somma di questi sguardi racconta un Paese che, pur diviso nel lessico politico, comprende che la sicurezza italiana passa oggi più che mai da Monaco, Kyiv, il Golfo e Addis Abeba.