Introduzione
Sulle prime pagine italiane domina oggi il riassetto dell’Occidente: la Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il braccio di ferro politico-culturale con il mondo MAGA di Trump e il tentativo europeo di avanzare verso una difesa più autonoma. Il Corriere della Sera, La Stampa e Il Messaggero aprono sul dialogo (e le frizioni) tra Stati Uniti ed Europa, con Marco Rubio che parla di «legami indistruttibili» e Ursula von der Leyen che invita a «renderci più indipendenti». In parallelo, La Repubblica e Domani insistono sugli “equilibrismi” di Giorgia Meloni, che da Addis Abeba conferma l’Italia come “Paese osservatore” nel Board of Peace per Gaza, iniziativa legata a Trump. Sullo sfondo, Il Secolo XIX, il Corriere della Sera e Il Giornale rilanciano le nuove accuse sulla morte di Alexei Navalny.
Monaco e il nuovo equilibrio atlantico
Il Corriere della Sera mette in scena il doppio registro di Monaco: da un lato il rassicurante «legame indistruttibile» evocato da Rubio; dall’altro l’appello di von der Leyen a una maggiore autonomia strategica europea, mentre Zelensky rinnova la richiesta di sostegno. La Stampa sottolinea che «l’Europa è pronta al piano per la difesa autonoma», tratteggiando un’Unione che vuole restare alleata di Washington ma senza dipenderne; l’analisi di Stefano Stefanini avverte che «gli Usa frenano ma il divorzio resta». Il Messaggero parla di «prove di disgelo» e incornicia le parole di Meloni (“critiche sbagliate a Washington”) in un contesto che premia la cautela e il realismo. Avvenire, con il titolo «Legati e connessi», propone un atlantismo pragmatico: ricucire i rapporti ma ricordare, dall’Africa, l’interdipendenza globale.
Questi tagli diversi riflettono posture consolidate: il Corriere della Sera, tradizionalmente attento alla coesione atlantica, bilancia fiducia e prudenza; La Stampa, più incline all’europeismo strategico, spinge la nozione di “autonomia” oltre lo slogan; Il Messaggero privilegia una grammatica di stabilità, valorizzando l’evitamento di rotture; Avvenire inserisce la variabile etica dell’interdipendenza. In controluce, Il Gazzettino affida a Romano Prodi un ragionamento sulla storica funzione di equilibrio dell’Italia tra Berlino e Parigi, mentre La Verità, con toni polemici, registra le “sberle” all’Ue e il confronto interno sulla direzione del progetto europeo. L’effetto complessivo è un Occidente che, pur rinegoziando le sue clausole, non vuole scivolare nella frammentazione.
Meloni, il Board su Gaza e la linea MAGA
La Repubblica titola «Meloni difende Trump» e insiste sulla scelta di non partecipare a Monaco, preferendo il vertice Ua ad Addis Abeba, e sulla decisione di entrare come osservatore nel Board of Peace su Gaza. Domani radicalizza la lettura: «Meloni sceglie Trump e isola l’Italia», definendo il Board «un club che serve alla vanità del re», mentre Il Manifesto parla di “Maga Meloni” e vede nell’intervento di Rubio un richiamo all’ordine degli europei. La Discussione, più istituzionale, incardina il tutto nel Piano Mattei per l’Africa: cooperazione e sicurezza come binomio che riporta l’Italia al centro del Mediterraneo allargato, senza rinnegare l’asse transatlantico.
L’inquadramento dei giornali rivela tre registri: critico-problematico (La Repubblica, Domani, Il Manifesto), che vede nell’adesione al Board un atto di allineamento politico alla Casa Bianca trumpiana; istituzionale-pragmatico (Il Messaggero, Il Gazzettino, La Discussione), che sottolinea il valore della postura “osservatore” per non bruciare canali; e militante-pro atlantista (Il Giornale), che legge nel richiamo di Rubio una rassicurazione all’Europa e un argine alle ambiguità tedesche. Il risultato è una mappa mediatica spaccata tra chi teme uno spostamento dell’Italia verso un’America “MAGA-centrica” e chi privilegia la continuità nelle relazioni con Washington, pur dentro un’Europa che dice di volersi armare di più e meglio.
Navalny e la responsabilità di Mosca
Il Secolo XIX apre con forza: «Navalny ucciso dai russi», rilanciando le analisi di cinque Paesi europei che individuerebbero nell’epibatidina, tossina della “rana freccia”, l’agente letale usato in carcere. Il Corriere della Sera conferma che «cinque governi occidentali» puntano il dito, precisando gli effetti del veleno e la dinamica d’intossicazione, mentre La Repubblica sceglie un taglio più sobrio ma categorico: «Navalny avvelenato con una tossina della rana freccia». Il Giornale usa un registro accusatorio esplicito verso il Cremlino ma lascia spazio alla replica: «Ma il Cremlino: “sono illazioni”».
La convergenza dei grandi quotidiani su questo punto segnala un momento di riallineamento europeo contro Mosca, dopo mesi di stanchezza strategica sul fronte ucraino. Il linguaggio varia - dalla secchezza giudiziaria del Secolo XIX alla perizia tossicologica del Corriere della Sera, fino alla coppia accusa-replica del Giornale - ma il frame resta sostanzialmente unitario: la Russia è responsabile politica, se non già penalmente, della morte del principale oppositore. È il tipo di messaggio che, amplificato, rafforza l’idea di un’Europa che si riscopre comunità di sicurezza e di valori quando attori ostili violano linee rosse basilari.
Altri sguardi geopolitici (e assenze)
Avvenire segnala l’ambiguità della traiettoria serba di Aleksandar Vučić e, con un’inchiesta dal Corno d’Africa, il ritorno dell’ombra di guerra tra Etiopia ed Eritrea: due spie d’allarme che raramente entrano in prima pagina negli altri quotidiani. Il Manifesto pone il focus sull’impatto dell’embargo petrolifero su Cuba e su una rotta di greggio venezuelano verso Israele, interessi geopolitici poco frequentati dalla stampa mainstream. Il Giornale e Secolo d’Italia rilanciano con enfasi la violenza politica in Francia, ma la questione resta laterale nel quadro odierno delle priorità internazionali degli altri giornali.
Quanto alle assenze, L’Identità offre solo cenni internazionali (Bangladesh), mentre molte testate locali e sportive trascurano quasi del tutto l’estero. Il Fatto Quotidiano, però, inserisce un angolo originale: il “pasticcio” degli studenti gazawi bloccati tra Israele e Farnesina, esempio di come la diplomazia quotidiana impatti vite concrete.
Conclusione
Il panorama di oggi racconta un’Italia mediatica alle prese con la doppia sfida di tenere salda la cerniera atlantica e, insieme, di costruire un profilo europeo più autonomo in difesa e diplomazia. Il Corriere della Sera e Il Messaggero cercano l’equilibrio; La Stampa punta sull’autonomia; La Repubblica, Domani e Il Manifesto mettono in guardia dal magnetismo MAGA; Il Giornale lega la stabilità alla guida Usa; Il Secolo XIX e il Corriere della Sera ricompattano l’opinione pubblica sul caso Navalny. Il risultato è una bussola: atlantismo sì, ma non acritico; autonomia europea sì, ma non velleitaria; e, su diritti e repressione, un chiaro no alle ambiguità del Cremlino.