Introduzione

Sulle prime pagine di oggi dominano tre dossier internazionali: la stretta commerciale di Donald Trump con dazi portati al 15%, la guerra in Ucraina che entra nel quinto anno, e una serie di tensioni politiche europee che vanno dalla Francia al rapporto bilaterale con l’Italia. Quotidiani generalisti come il Corriere della Sera, La Stampa, La Repubblica, Il Messaggero, Il Secolo XIX, Il Gazzettino e Domani aprono o danno grande rilievo alla svolta protezionista statunitense e alle possibili contromosse Ue. Avvenire e il manifesto mettono invece l’Ucraina al centro, con taglio umanitario e politico. La Discussione porta in pagina anche la dimensione mediorientale con gli Usa che rafforzano il dispositivo anti‑Iran. Molti giornali locali o d’opinione bilanciano con temi domestici, ma quasi tutti mantengono almeno un richiamo sulla crisi commerciale o sui fronti di guerra.

Dazi di Trump e risposta europea

Il Secolo XIX titola netto sul rilancio dei dazi, annotando anche la reazione Ue (“congela l’intesa, ipotesi ritorsioni”). Il Corriere della Sera sottolinea la sequenza politica‑giudiziaria: dopo lo stop parziale della Corte Suprema, Trump insiste e alza le tariffe al 15%, con il rischio che “salti l’accordo” transatlantico. La Stampa amplia la cornice con il malcontento interno americano: “Imprese Usa in rivolta”, fino a richieste di danni per 130 miliardi; ospita voci come Stiglitz e un’analisi sulle ricadute di mercato. Il Messaggero e Avvenire riportano il monito del governatore di Bankitalia Fabio Panetta: i dazi finora sono stati pagati soprattutto da imprese e consumatori Usa e servirebbe un “nuovo multilateralismo” commerciale.

La Repubblica elenca le mosse europee allo studio (dalla Francia la pressione per misure dure) e registra un’Italia “cauta”, mentre Domani legge la partita in chiave politico‑domestica (“Meloni teme l’effetto Donald”). Il Gazzettino parla di “sfida” del tycoon e, come il Corriere, rimarca che la leva legale scelta non chiude la stagione della guerra commerciale. Nel complesso, l’impronta dei quotidiani mainstream è spiccatamente europeista: si chiede compattezza Ue e si prefigura la logica della reciprocità (“contromisure”), pur con la consapevolezza dei costi distributivi. La Stampa aggiunge un dettaglio istituzionale rilevante: Trump ricorre al Trade Act per giustificare tariffe temporanee, segno che la contesa si sposta sul terreno tecnico‑normativo, ma resta eminentemente politica. Il dibattito fotografato da Avvenire e Il Messaggero, con l’appello al multilateralismo, rivela la preferenza italiana per soluzioni di governance globale rispetto alla deriva di blocchi.

Ucraina al quinto anno: tra logoramento e tenuta europea

Il Corriere della Sera, con il commento di Paolo Mieli, fa il punto su quattro anni di guerra, enfatizzando il fallimento della controffensiva, i bombardamenti russi sulle infrastrutture civili e il venir meno del sostegno americano nell’era Trump, che ha accentuato la vulnerabilità ucraina. In taglio di cronaca, il Corriere segnala il “guscio” psicologico dei kieviani: attesa e disincanto. Il manifesto apre con un’immagine potente da Sumy e una domanda scabra (“Dov’è la vittoria”), insistendo sul logoramento reciproco, sul costo umano e sulla stanchezza dell’Occidente. Avvenire propone il quadro più ampio: “Infinita e feroce”, con cifre dibattute sulle vittime totali, l’ennesima ondata di sfollati per l’inverno e l’intervista all’oppositore russo Javljinskij che evoca “un’unica grande Europa” come orizzonte per uscire dal conflitto.

La Discussione inserisce il tassello delle politiche Ue (“verso nuove sanzioni”) mentre l’Ucraina rivendica un attacco a una fabbrica russa di missili: due piani — coercizione economica e pressione militare — che restano paralleli. Nel confronto tra testate, emergono tre cornici: storico‑strategica (Corriere), umanitario‑pacifista ma non neutrale (Avvenire e il manifesto), e politico‑operativa (La Discussione). In controluce, la stampa italiana resta allineata sulla difesa dell’integrità ucraina, ma registra tre timori: l’erosione della solidarietà occidentale, la resilienza russa nonostante il “Pil che crolla” ricordato dal manifesto, e i costi socio‑economici che l’Europa continua a pagare, come notano i quotidiani economico‑politici nelle pagine interne.

Europa in frizione: Francia, Lione e gelo bilaterale

La Stampa dedica due pagine alla Francia: da un lato la cronaca e l’analisi della marcia a Lione e della galassia di estrema destra (“A Lione la Francia a destra di Le Pen”), dall’altro l’osservazione che la polarizzazione colpisce il “fronte moderato”. Il Giornale e il Secolo d’Italia insistono sul caso di Quentin Deranque e sulla narrativa della violenza antifascista, con taglio militante che alimenta la lettura culturale dello scontro. La Repubblica, invece, si sofferma sul “gelo” tra Francia e Italia in coda alle Olimpiadi — il ministro Lecornu diserta — e sul rinvio del vertice bilaterale da aprile a giugno: un’ombreggiatura diplomatica che, letta insieme alle tensioni interne francesi, conferma l’instabilità dell’asse Roma‑Parigi.

Il quadro europeo che emerge è di nervi scoperti: la Francia rimane barometro delle fratture sociali e politiche del continente, e La Stampa italiana la osserva sia come laboratorio di destra radicale (La Stampa), sia come specchio di scontro ideologico (Il Giornale, Secolo d’Italia), sia come partner con cui la relazione va gestita con cautela (La Repubblica). In parallelo, su uno sfondo più ampio, riaffiorano le tensioni mediorientali: La Discussione segnala il rafforzamento militare Usa contro l’Iran dalla base giordana di Muwaffaq Salti, mentre il manifesto ragiona sul “muro sunnita” post‑Iran per Israele. Questi richiami, pur meno prominenti del dossier dazi, ricordano che il Mediterraneo resta un teatro di rischio diretto per l’Italia.

Conclusione

L’insieme delle prime pagine indica tre priorità della bussola italiana: salvaguardare un ordine commerciale prevedibile contro la spinta unilaterale di Washington, tenere il punto sull’Ucraina pur dentro la fatica collettiva, e monitorare una Europa che traballa tra radicalizzazioni interne e diplomazia a singhiozzo. La differenza di tono — più europeista e sistemico su Corriere, La Stampa, Il Messaggero e Avvenire; più ideologico su parte della destra; più umanitario su Avvenire e manifesto — riflette un pluralismo reale, ma converge su un dato: il mondo esterno detta l’agenda, e l’Italia la legge con occhiali europei. In filigrana, la richiesta più frequente è “coordinamento Ue”: che si tratti di tariffe, sanzioni o migrazioni, quasi ogni testata evoca una risposta comune come antidoto alla frammentazione.