Introduzione
Le prime pagine italiane oggi convergono su tre dossier internazionali: il quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina con l’impasse europea su sanzioni e finanziamenti; l’innesco di una nuova stagione di tensioni commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea dopo la sentenza della Corte Suprema e i dazi «universali» al 15% di Donald Trump; l’ondata di violenza in Messico dopo l’uccisione del boss El Mencho. Testate come il Corriere della Sera, La Stampa, la Repubblica, Avvenire, Domani e Il Foglio privilegiano ampi approfondimenti su Ucraina e dazi, mentre il Riformista e il manifesto caricano di significato politico e morale l’anniversario della guerra. Altre testate più politiche, come il Secolo d’Italia, restano invece concentrate sulla campagna referendaria domestica, con scarsa visibilità per l’estero.
Ucraina, quattro anni dopo: sostegno europeo tra visite e veti
Il Corriere della Sera mette in primo piano il viaggio a Kyiv dei vertici Ue, Ursula von der Leyen e António Costa, sottolineando però l’ostacolo posto da Viktor Orbán, che «blocca i fondi a Kiev e le sanzioni contro la Russia». Nello stesso spazio il Corriere affianca l’analisi «Così Putin resta prigioniero della sua guerra», inquadrando la Russia come intrappolata nella propria logica bellica. La Stampa sceglie la chiave politica interna europea con «Ucraina, Orbán imbarazza Meloni», evidenziando i riflessi per Roma del veto ungherese nel giorno dell’anniversario. Il manifesto è netto: «I grandi d’Europa a Kiev a mani vuote», rimarcando l’assenza di un accordo sul ventesimo pacchetto sanzionatorio e, soprattutto, sul maxi-prestito da 90 miliardi. Sulla stessa linea critica L’Identità, che parla di «doppio flop» Ue.
Il Foglio, quotidiano notoriamente atlantista, dedica uno speciale: ribadisce che «sostenere le democrazie aggredite è sostenibile», contesta la narrativa dei «criptoputiniani» e rivendica risultati militari ucraini recenti, oltre a notare «l’America trumpiana grande assente a Kyiv». Il Riformista apre con «SANGUE E CORAGGIO», schierandosi «sempre al fianco di Kyiv», mentre Avvenire intreccia memoria e dovere europeo, accostando l’editoriale «La normalità rubata» a un appello a «far avanzare proposte di pace». Il Gazzettino pubblica un reportage da una base Nato in Bulgaria, evocando la deterrenza sul fianco est.
Nel complesso, tre cornici emergono: 1) la frattura intra-Ue (Corriere, La Stampa, manifesto, La Notizia, La Discussione) che rende il sostegno a Kyiv meno prevedibile; 2) la prosecuzione di un sostegno valoriale e militare all’Ucraina (Il Foglio, Il Riformista, Avvenire); 3) la consapevolezza strategica che il conflitto resta lungo e a rischio di escalation, specie alla luce del nuovo contesto a Washington (Il Foglio, La Stampa). L’eterogeneità riflette la doppia anima italiana: europeista-atlantica ma attenta ai costi di una guerra di logoramento e alle divisioni in seno all’Unione.
Dazi Ue-Usa: tra prudenza diplomatica e allarme mercato
Il Secolo XIX titola «Dazi, braccio di ferro Ue-Usa» e riprende la minaccia di Trump («Punirò chi fa il furbo»), registrando il rinvio del Parlamento europeo e i «mercati in subbuglio». Anche il Corriere della Sera sottolinea il rinvio del voto a Strasburgo, con «Dazi, trattativa Ue-Usa: voto sull’intesa rinviato», mentre Il Messaggero titola «Dazi, lo stop dell’Europa», insistendo sulla linea di dialogo invocata da Bruxelles. Domani spinge sul registro conflittuale: «Dazi, Trump minaccia l’Europa ‘A chi fa giochetti li alzo di più’». Avvenire parla di «Dazi, Trump insiste e minaccia i Paesi», collegando la prudenza europea al timore di un disimpegno Usa sul fronte ucraino.
Sul versante italiano, più testate citano il ruolo di mediazione del vicepremier Antonio Tajani: il Secolo XIX, Il Messaggero e Il Foglio (nella rubrica «Tra dazi e Volenterosi») lo dipingono come promotore di «calma» e «niente guerra commerciale», in sponda con Berlino. Il Giornale parla di «cautela italiana» dopo che «l’Ue congela l’intesa». Il Dubbio adotta un taglio più istituzionale e giuridico: «la sentenza Usa complica la vita a Bruxelles». La Discussione allarga lo sguardo anche ai dazi anti-dumping europei «al 91% sulla ceramica cinese», segnale che Bruxelles non rinuncia agli strumenti difensivi classici.
L’insieme delle scelte editoriali segnala che l’Italia si sente nel mirino, come mostra La Notizia («L’Italia tra i Paesi più penalizzati»), ma cerca al contempo di posizionarsi come facilitatore Ue-Usa. La linea prevalente è prudente, difensiva e anti-escalatoria (Corriere, Messaggero, Avvenire), con alcune note più allarmate sulla spinta trumpiana (Domani, Il Secolo XIX). Lo spazio dato agli effetti su mercati e imprese è significativo e rivela la priorità di evitare ritorsioni a catena e nuovi shock sui prezzi.
Messico in fiamme: dopo El Mencho, la «macelleria» dei narcos
La violenza in Messico entra in prima pagina con toni forti. La Stampa parla apertamente di «Macelleria messicana», descrivendo la «rivolta dei narcos» dopo l’uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, El Mencho, e indicando «almeno 62 morti». Avvenire incornicia la vicenda come «guerra civile», mentre Il Mattino titola «Messico in fiamme» e ricostruisce «ascesa e caduta» del boss. Il Secolo XIX sintetizza: «Il Messico in fiamme», e L’Edicola aggiunge il dettaglio degli «scontri» che paralizzano il Paese, con impatti anche sportivi. Il Dubbio segnala «La morte di El Mencho e la guerra tra cartelli», e la Repubblica affida a Roberto Saviano il nesso strategico: il fentanyl come leva del potere del Cartello di Jalisco, con catene d’approvvigionamento che toccano la Cina e il mercato statunitense.
Questa copertura, rara per ampiezza sulle prime pagine italiane, segnala almeno tre preoccupazioni: 1) una crisi di sicurezza con proiezioni transfrontaliere (migrazioni, droghe sintetiche, armi) che coinvolge direttamente gli Usa; 2) l’incertezza sulla tenuta dello Stato messicano di fronte alla reazione dei cartelli; 3) gli effetti geo-economici della «filiera del fentanyl», su cui la Repubblica offre il framing più internazionale. I toni variano: La Stampa e Avvenire sono drammatici e umanitari; Il Mattino e Il Secolo XIX insistono sull’ordine pubblico e la militarizzazione; Il Dubbio si concentra sull’innesco politico-criminale della «guerra tra cartelli».
Altri riflessi globali: Gaza e Iran, Epstein a Londra
Alcune testate mantengono un faro sul Medio Oriente. Il Corriere della Sera avverte che «la pace [è] lontana da Gaza», mentre La Discussione segnala «Portaerei Usa dispiegate nel Mediterraneo» e «Iran pronto a trattare, giovedì nuovi colloqui», combinazione che suggerisce deterrenza e diplomazia. L’Opinione delle Libertà riferisce di indiscrezioni del New York Times su possibili «attacchi mirati» valutati da Washington qualora fallissero i colloqui di Ginevra: qui il tono è il più assertivo, ma si tratta pur sempre di scenari condizionati.
Infine, lo scandalo Epstein riemerge come crisi politico-istituzionale britannica: Corriere, la Repubblica, La Stampa, Il Giornale e altri riportano l’arresto dell’ex ministro ed ex ambasciatore Peter Mandelson, con ricadute per Labour e establishment. Pur meno centrale delle guerre e dei dazi, la vicenda contribuisce all’immagine di un Regno Unito ancora scosso da rivelazioni destabilizzanti.
Conclusione
L’Italia mediatica di oggi si muove tra allerta e realismo. L’Ucraina resta il barometro della postura europea, ma le crepe a Bruxelles (veto ungherese) e l’incognita americana inducono titoli sfumati tra fermezza e fatica strategica. Sul fronte commerciale, la scelta italiana — riflessa da Corriere, Messaggero, Avvenire e Il Secolo XIX — è evitare la «guerra dei dazi» e comprare tempo, mentre Domani e altri ricordano che la stagione del protezionismo trumpiano può intensificarsi. Il Messico irrompe come crisi di sicurezza globale, con chiavi di lettura che legano narcotraffico, supply chain del fentanyl e stabilità regionale. Dove l’internazionale manca (Secolo d’Italia), prevale il ripiegamento sulle lenti domestiche. Nel complesso, le prime pagine rivelano una bussola filoeuropea e atlantica, ma impastata di cautela: l’Italia vuole contare, ma evitando nuove fratture e nuovi shock.