Introduzione

Le prime pagine italiane oggi convergono su tre assi internazionali: l’escalation-negoziato tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz; la doppia vicenda israeliana fra l’accordo per le liturgie al Santo Sepolcro e l’introduzione della pena di morte per i terroristi; il rischio energetico globale e le possibili contromisure del G7. Il Corriere della Sera sintetizza la postura americana in «Negoziate o vi cancello», mentre Il Secolo XIX rilancia l’ultimatum di Donald Trump («Accordo o distruzione»). Avvenire e Il Foglio segnalano il punto di caduta su Gerusalemme («Messe garantite»), mentre La Repubblica e La Stampa enfatizzano la scelta israeliana sulla pena capitale. Sul fronte energetico, Il Messaggero e Il Mattino parlano di uno «scudo» del G7, mentre La Verità avverte dei contraccolpi su diesel e vacanze. In controluce, emerge anche la decisione di Madrid di chiudere il proprio spazio aereo ai voli militari Usa diretti al teatro iraniano (Il Riformista, Il Manifesto), che diventa banco di prova delle fratture intra-europee.

Iran, Hormuz e l’Europa divisa

Il Corriere della Sera apre sull’ambivalenza trumpiana: progressi nei colloqui (anche «diretti»), ma minaccia di colpire «energia, acqua e Kharg». Il Secolo XIX usa la formula netta «Accordo o distruzione» e quantifica i rischi per i mercati con la stima del Tesoro Usa sui barili a rischio. Il Dubbio e La Notizia sottolineano la contraddizione fra aperture e minacce («parla di tregua e poi minaccia Kharg»; «Trump non sa come uscirne»), mentre La Verità evidenzia il lato transazionale («Trump chiede soldi ai Paesi arabi per andare avanti con la guerra») e le ricadute pratiche («Con Hormuz chiuso, diesel e vacanze a rischio»). La Stampa collega la postura Usa al contesto israeliano e titola: «Trump: voglio l’isola del petrolio».

In Europa, la notizia politicamente più significativa è la mossa spagnola. Il Riformista e Il Manifesto documentano il «No» di Madrid all’uso dello spazio aereo per i velivoli militari americani, prosecuzione del diniego alle basi di Rota e Morón. L’Opinione marca il registro polemico («Ayatollah Sánchez»), leggendovi un’alleanza tra sinistra e istanze anti-occidentali. Leggo riassume il quadro: minacce Usa, Teheran che «snobba Donald», e la Spagna che «chiude i cieli».

L’insieme rivela una dialettica mediatica italiana tra atlantismo critico e pulsioni di autonomia strategica europea. Testate come Il Manifesto e, in parte, La Notizia enfatizzano l’uscita dall’alveo Usa; il perimetro liberal-conservatore (Il Giornale, L’Opinione) denuncia l’azzardo politico di Sánchez. Il Messaggero e Il Mattino spostano l’attenzione sul versante tecnico-economico, anticipando un coordinamento del G7 per attutire lo shock petrolifero.

Gerusalemme, pena di morte e il fronte libanese

Sul dossier religioso-diplomatico, Avvenire titola «Intesa a Gerusalemme per ‘salvare’ la Pasqua», confermando l’accordo che consente liturgie al Santo Sepolcro in regime di restrizioni. Il Foglio («Messe garantite e pace fatta»), La Verità («Netanyahu costretto a riaprire il Santo Sepolcro») e Secolo d’Italia (accesso «pieno e immediato») convergono su un esito di de-escalation. Il Riformista va oltre e smonta l’indignazione italiana, parlando di «messa in scena» e «fraintendimenti»; Il Giornale aggiunge che Pizzaballa era stato informato delle limitazioni.

Parallelamente, si accende il fuoco politico sulla Knesset: La Repubblica («Israele dice sì alla pena di morte per i terroristi») e La Stampa («Israel, ai terroristi la pena di morte») mettono in primo piano il salto punitivo voluto dall’ultradestra; Il Manifesto («L’unica democrazia») lo colloca in una cornice di apartheid conclamata. Il Dubbio registra la pressione europea «che conta» contro la pena capitale. L’Unità accentua la frattura morale con l’«urlo del Papa» contro «Trump e Netanyahu», consegnando una lettura etico-pacifista dell’insieme mediorientale.

Sul confine nord, Il Secolo XIX segnala vittime tra i caschi blu Unifil in Libano e la richiesta francese di un Consiglio di Sicurezza Onu urgente: un richiamo alla vulnerabilità delle missioni internazionali e alla possibilità di spillover.

Energia, mercati e rotte alternative

Il Messaggero e Il Mattino centrano il punto economico: con il petrolio oltre 120 dollari, i ministri delle Finanze del G7 «pronti a ogni misura» per uno «scudo» anti-shock. Il Corriere offra una lettura macro («Petrolio, la crisi che fa ricchi gli ayatollah»), mentre La Verità cala sul quotidiano l’ansia del prezzo di pompa. Il Foglio, con «Tutti i calcoli», problematizza il teorema «vince Mosca»: introiti extra non equivalgono a vantaggio strategico, specie se l’Occidente disegna strumenti di contenimento e diversificazione. Il Manifesto e Avvenire registrano un tassello fuori campo: una petroliera russa a Cuba («solo un aiuto», dicono gli Usa), segno che le rotte energetiche e le sanzioni continuano a essere piegate da geografie politiche plurali.

Dall’Ucraina giunge un riflesso tecnologico: Il Foglio ironizza sullo scetticismo di Rheinmetall verso i droni «in cucina» e ricorda che Kyiv è ormai il maggiore produttore tra le democrazie, mentre La Discussione segnala Zelensky alla ricerca di alternative ai Patriot e una «tregua energetica»: temi che tengono legata la guerra europea al portafoglio energetico globale.

Tendenze redazionali e priorità italiane

Nel complesso, le scelte di apertura riflettono tre sensibilità. Primo, un asse sicurezza-energia (Il Messaggero, Il Mattino, Corriere) che traduce la geopolitica in variabili di costo e stabilità. Secondo, una linea valoriale e dei diritti (Avvenire, La Repubblica, Il Manifesto, L’Unità) che giudica le condotte di Israele e Stati Uniti alla luce di libertà di culto e dignità della persona, nonché dell’opposizione alla pena capitale. Terzo, un registro atlantista-realista (Il Foglio, in parte Il Giornale) che ridimensiona gli incidenti diplomatici e invita a leggere l’Iran come scacchiera di leadership e capacità, più che di slogan.

Dove l’internazionale manca o è marginale (La Ragione, Il Gazzettino, parte di L’Edicola), la priorità è domestica. Ma l’aria del mondo filtra comunque: Hormuz e Gerusalemme condizionano l’agenda economica e simbolica, e rivelano una stampa italiana che, davanti alla guerra, oscilla tra l’ombrello atlantico, la bussola vaticana e l’ansia della bolletta.