Introduzione

Tre temi dominano oggi le prime pagine italiane: gli arresti per i presunti finanziamenti a Hamas, l’atteso incontro tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump in Florida e l’approvazione della riforma della Corte dei conti. “Hamas, soldi dall’Italia” campeggia su La Repubblica, mentre il Corriere della Sera e Il Messaggero aprono con la retata coordinata dalla Dda di Genova e i contrasti politici che ne seguono. Domani e Avvenire affiancano al dossier giustizia la cornice internazionale: i raid su Kiev e le incertezze europee alla vigilia del faccia a faccia a Mar-a-Lago.

Il tono è fortemente polarizzato. La Verità, Il Giornale e Libero spingono sul legame tra l’arrestato Mohammad Hannoun e ambienti della sinistra, mentre Il Manifesto avverte contro strumentalizzazioni e richiama il contesto di Gaza e la cooperazione con Tel Aviv. Sul fronte istituzionale, Corriere della Sera, Il Messaggero e La Repubblica evidenziano il contenuto tecnico della riforma della Corte dei conti e lo scontro politico, mentre Il Manifesto la bolla come “Morte dei conti” e Secolo d’Italia la celebra come vittoria del governo.

Hamas, onlus e politica: cosa finisce in prima pagina

La Repubblica racconta i nove arresti per un presunto flusso di 7 milioni di euro dirottati verso Hamas tramite associazioni benefiche, citando le frasi finite al centro della polemica (“Noi con il denaro loro con il sangue”) e segnalando un contenzioso sulle parole del capo dell’Antimafia. Il Corriere della Sera inquadra la retata su scala nazionale, con il focus su Mohammad Hannoun e il riflesso politico: la maggioranza chiede alla sinistra di dissociarsi, il Pd denuncia strumentalizzazioni. Il Messaggero si concentra sulle carte dell’inchiesta, dalle “banconote a Gaza negli aiuti medici” ai sequestri di contanti e hard disk, incrociando la cronaca giudiziaria con l’analisi dei canali finanziari.

Avvenire, quotidiano cattolico, mette in evidenza due piani: l’apprezzamento del governo per l’operazione e, insieme, il richiamo dei pm a non confondere l’inchiesta con i crimini di guerra a Gaza. Sul versante locale, Il Secolo XIX dà il taglio genovese, ricostruendo la figura di Hannoun e le reazioni immediate (“Il plauso di Meloni… Il centrosinistra: non criminalizzare la piazza propal”). La Stampa sceglie l’angolo dei verbali (“Prepariamo la jihad”) e interroga l’ambiguità della sinistra, mentre Il Gazzettino sottolinea l’estensione della rete e i legami universitari di alcuni indagati.

Il diverso framing riflette identità editoriali consolidate. La Verità e Libero insistono sui rapporti di Hannoun con esponenti di Pd, M5S e Avs e dilatano l’episodio in chiave identitaria, costruendo l’imbarazzo dell’opposizione come notizia. Il Giornale sposa la stessa linea, rilanciando “dieci domande” a Conte e Schlein e titoli a effetto sull’“odiatore” e sul “colpo al terrore islamico”. Dall’altra parte, Il Manifesto richiama le criticità del coordinamento giudiziario con Israele e parla esplicitamente di esultanza della destra, mentre Domani registra la “soddisfazione” di Palazzo Chigi ma sposta il fuoco sul quadro geopolitico. In mezzo, Corriere della Sera e Il Messaggero bilanciano cronaca e riflessi politici; Avvenire prova a tenere insieme lotta al terrorismo e tutela del discorso pubblico pro-palestinese.

Zelensky da Trump: attese basse, toni opposti

Domani titola sulla forbice tra “tratta Zelensky, bombarda Putin” e la necessità per l’Europa di emanciparsi, raccogliendo voci che parlano di Stati Uniti non più affidabili. La Repubblica parla di “spinta Ue” alla vigilia di Mar-a-Lago, con l’immagine dei palazzi colpiti a Kiev a dare il senso dell’urgenza e un filone analitico sulla “deriva dei continenti” tra America e Russia. Il Corriere della Sera anticipa il vertice con il refrain della premier Meloni (“Serve unità”) e inserisce il colloquio nel perimetro più ampio dei segnali di escalation, mentre Avvenire, con il nunzio a Kiev, restituisce l’umore sul campo: “Qui sperano in pochi”.

Il ventaglio di letture resta ampio. la stampa insiste sulle garanzie europee e sull’incognita Trump, alternando reportage e analisi strategiche; Il Messaggero ribadisce la richiesta ucraina di 800 miliardi per la ricostruzione e riporta la videocall con i leader Ue. Secolo d’Italia accredita l’allineamento del governo italiano con Kiev e gli alleati, mentre L’Edicola segnala il nuovo pacchetto di aiuti canadesi, utile a sfumare l’idea di un isolamento ucraino. Tra scetticismo prudente (Avvenire), attivismo europeista (La Repubblica, la stampa) e realismo atlantico (Corriere della Sera, Il Messaggero), la stampa compone un mosaico in cui la fotografia del conflitto resta quella di un negoziato a bassa fiducia e bombardamenti ad alta intensità.

Corte dei conti: tra sburocratizzazione e allarme sui controlli

Corriere della Sera mette in pagina i numeri della riforma della Corte dei conti (tetto al 30% della responsabilità erariale, nuovi limiti ai controlli preventivi) e lo scontro istituzionale, con l’associazione dei magistrati che parla di “pagina buia” e la maggioranza che rivendica efficienza. Il Messaggero sintetizza la ratio dell’intervento: ridurre la “paura della firma” di amministratori e dirigenti fissando tetti ai risarcimenti e una presunzione di buona fede per gli organi politici. La Repubblica spinge sul versante delle “meno verifiche”, segnalando l’aula semivuota e i 93 sì della maggioranza in un clima di vigilia festiva.

Le letture politiche si polarizzano. Il Manifesto condensa la critica nel titolo “Morte dei conti”, denunciando una torsione che indebolisce i presidi sul denaro pubblico e inserendo la riforma nel filo logico di un ridisegno dei poteri che punta a mani più libere per il governo. Secolo d’Italia e Il Giornale, al contrario, parlano di vittoria dell’esecutivo e “riforma anti-paralisi”, mentre Libero sintetizza con pragmatismo il via libera. La Discussione mantiene un taglio informativo, segnalando l’approdo in Gazzetta e i profili applicativi. Avvenire prova a cucire: dà conto del “non è una rivalsa” pronunciato dai vertici governativi, ma ospita echi delle critiche, coerente con una sensibilità al tema della responsabilità pubblica.

Cronache e clima sociale: tra allarmi e normalità

Nel flusso delle hard news, il Paese reale affiora in mille indizi. Il Corriere della Sera e L’Edicola segnalano l’accoltellamento del giovane calciatore a Napoli e l’aggressione a un sindaco nel Salernitano, episodi che Il Mattino riprende con taglio locale e attenzione alla cronaca giudiziaria. La Discussione apre su “L’Italia a debito”, allargando l’orizzonte oltre il caso del giorno: dal “compra ora, paga dopo” agli affitti insostenibili, il quotidiano richiama un’emergenza sociale sotto-raccontata.

Sul versante del dibattito, Il Gazzettino dedica spazio allo scontro in accademia (Palù contro Crisanti e Capua) mentre La Verità rilancia la polemica sulle “virostar”, a conferma di una frattura culturale che non si è mai ricomposta dopo la pandemia. Intanto, le pagine di cultura e sport - dal ritorno della Juve in alto su Corriere della Sera e La Stampa, alla vitalità della scena cinematografica raccontata da Il Secolo XIX - ricordano che la normalità resiste, anche in controluce rispetto a un’agenda dominata da guerra, terrorismo e giustizia.

Conclusione

Il quadro che emerge dai giornali è quello di un’Italia incollata alla sicurezza, dentro e fuori i confini, e a una politica della responsabilità contesa tra efficienza e garanzie. La divergenza di toni - dalla denuncia radicale de Il Manifesto all’impostazione militante de Il Giornale e Libero, passando per l’equilibrismo del Corriere della Sera e l’attenzione sociale di Avvenire - non è solo una cartolina del pluralismo: misura anche l’incertezza del momento, tra retate anti-terrorismo, diplomazia a bassa fiducia e istituzioni che si ripensano. Se c’è un tratto comune, è l’ansia di un Paese che cerca ordine nel disordine del mondo, senza ancora aver trovato la sintesi.