Introduzione

La tragedia di Capodanno a Crans-Montana domina le aperture: il fuoco e il fumo che hanno trasformato una notte di festa in lutto collettivo attraversano i titoli di quasi tutti i quotidiani. La Repubblica, il Corriere della Sera e Il Messaggero mettono in primo piano numeri, testimonianze e prime ricostruzioni, mentre Libero insiste sul “paradiso svizzero” rivelatosi fragile. In parallelo, le prime pagine dedicano spazio al discorso di fine anno di Sergio Mattarella: Il Foglio ne sottolinea la coerenza atlantica, il Corriere della Sera ne esalta la lezione civica, Il Messaggero ne valorizza il registro di “speranza e fiducia”, e L’Unità ne evidenzia le tensioni con un’Europa percepita come “armata”.

Il terzo asse del giorno è la guerra: dal botta e risposta su Kherson e sulla “dacia” di Putin (Corriere della Sera, Domani, Il Riformista, La Repubblica) alle ricadute economiche concrete come il taglio dei dazi Usa sulla pasta (La Stampa, Libero, Secolo d’Italia). Infine, si accende il capitolo identitario: Il Giornale rilancia l’inchiesta su Mohammad Hannoun e punta il dito sulla “zona grigia” della sinistra, mentre Il Manifesto ribalta la cornice con la celebrazione dell’insediamento di Zohran Mamdani a New York e della sua promessa di tutela dei migranti; Il Riformista e Libero fotografano gli scontri di Capodanno a Torino attorno al centro sociale Askatasuna.

La strage di Crans-Montana: il trauma e le responsabilità

La Repubblica apre su “La strage di Capodanno” e insiste sulla difficoltà delle identificazioni e sull’unica via di fuga, mentre il Corriere della Sera ricostruisce la dinamica: candele sulle bottiglie, il soffitto infiammabile, il “flashover”, la scala angusta. Il Messaggero mette in risalto la testimonianza chiave - “porta d’emergenza bloccata” - e il dolore delle famiglie; Libero sceglie la metafora dell’“inferno nel paradiso svizzero” e affianca un editoriale che smonta il mito dell’efficienza elvetica. In controluce scorrono i dati e il coordinamento dei soccorsi italiani riportati dal Secolo d’Italia, a conferma del coinvolgimento diretto del nostro Paese.

Le differenze di tono sono nette: il Corriere della Sera e La Repubblica privilegiano una cronaca analitica, con accento sui fattori tecnici e sulle testimonianze, mentre Il Messaggero introduce una cornice civica, chiedendo risposte e trasparenza alle autorità svizzere. Libero e Il Gazzettino spingono sul registro simbolico del “mito infranto”, sottolineando omissioni e lacune nella sicurezza; La Verità esaspera i connotati emotivi parlando di “strage degli innocenti”. Insieme, questi registri compongono un mosaico: empatia, richiesta di verità, ricerca di cause. Una breve citazione, “porta d’emergenza bloccata”, diventa sintesi delle domande aperte.

Mattarella, tra pace e memoria: convergenze e scarti

Il Corriere della Sera titola sul “messaggio ai giovani” e affida ad Antonio Polito la chiave della “preziosa lezione”, con l’aggettivo “ripugnante” rivolto a chi nega la pace. Il Messaggero mette a fuoco “speranza e fiducia”, valorizzando l’album degli 80 anni di Repubblica. Il Foglio offre la sponda governativa: Fazzolari definisce il discorso un “capolavoro” capace di unificare il Paese e ribadisce la linea comune su Kyiv. L’Unità, invece, costruisce un controcanto: nella Giornata della pace richiama l’appello del Papa a “disarmare” le parole e denuncia un’Europa che risponde “armiamoci”.

Qui rientra a pieno anche Libero, che legge i “simboli che uniscono Colle e governo”, mentre Il Manifesto parla dell’“ottimismo della volontà” e di invito a non rassegnarsi. La Verità accusa il Quirinale di “discorso passatista”, a segnalare lo scarto tra platee diverse e priorità concorrenti. Alla prova del confronto, emerge come il discorso sia stato adottato dal centro liberal-atlantico (Corriere della Sera, Il Foglio), interpretato in chiave istituzionale-popolare (Il Messaggero, Libero) e problematizzato dalla sinistra più critica (L’Unità, Il Manifesto). La parola-simbolo - “«Ripugnante»” - funziona da baricentro morale, ma non spegne le frizioni sul come perseguire la pace.

Guerra, economia e realpolitik: tra Kherson e i dazi

Sul fronte ucraino, il Corriere della Sera evidenzia la smentita della Cia sull’attacco alla “villa di Putin” e la telefonata Meloni-Trump; Il Riformista segnala il colpo su Kherson e le accuse incrociate; Il Manifesto ribalta il frame con “Ora Mosca accusa: una strage di civili”, ricordando l’asimmetria tra negoziati lenti e guerra veloce; Domani insiste sul tema “Bombe ucraine contro civili russi”, con Zelensky che imputa a Mosca la volontà di “portare la guerra nel nuovo anno”. La Repubblica inserisce il tassello internazionale in un quadro di bussola liberal-democratica, saldando pace e democrazia.

La realpolitik si vede nelle tariffe: La Stampa titola sulla “stangata” domestica ma registra il taglio Usa ai dazi sulla pasta, che Libero presenta come svolta positiva e che il Secolo d’Italia accredita al “lavoro di squadra” di Lollobrigida. L’orizzonte europeo resta bifronte: Il Riformista parla di “Euroscommessa” con l’ingresso della Bulgaria nell’euro, La Ragione lo celebra come “Ventuno” e successo del modello comunitario, mentre La Verità rilancia il timore popolare di rincari. Le prime pagine mostrano così come una stessa notizia economica (“giù i dazi”) diventi, a seconda del target, un argomento identitario pro o contro governo, Europa e rapporti con Washington.

Identità, piazze e inimicizie: la politica dei simboli

Il Giornale dedica l’apertura parallela all’“esclusivo” su Mohammad Hannoun e al presunto piano per “indottrinare la sinistra”, rafforzando l’idea di una “zona grigia” interna al Pd; Libero insiste sui “segreti del cellulare” del militante; Il Manifesto sposta l’obiettivo sulla Grande Mela dove Zohran Mamdani “giura sul Corano” e promette di difendere i migranti, con Alexandria Ocasio-Cortez come madrina. A terra, Il Riformista registra gli scontri con la polizia attorno ad Askatasuna a Torino, segnalando la persistenza di un fronte antagonista.

Le scelte lessicali dicono molto del pubblico a cui si parla: Il Giornale costruisce una trama di “pericolo islamista” e legami con Hamas, coerente con la sua linea securitaria; Il Manifesto ribalta il prisma, trasformando “giura sul Corano” in bandiera pluralista; Libero e La Verità alimentano un racconto d’allarme che salda questioni migratorie, ordine pubblico e geopolitica. Il Riformista resta sul crinale dei fatti e delle cronache, mentre L’Unità propone tasselli di controinformazione (Amira Hass, chiudere i Cpr). In questa sezione, la citazione breve - “«giura sul Corano»” - segnala come lo stesso gesto venga letto come minaccia o emancipazione, a seconda della testata.

Conclusione

Giorni di lutto e memoria incrociano realpolitik economica e conflitti identitari. Le prime pagine mostrano un Paese che cerca unità attorno al Quirinale ma si divide sul perimetro della pace, sulle cause della guerra e sulla grammatica dei diritti. Tra la concretezza del rogo svizzero e le metafore dell’“ottimismo della volontà”, la stampa italiana conferma il suo pluralismo: quando la cronaca brucia, converge su dati, responsabilità e pietas; quando il campo si allarga a geopolitica e simboli, riaffiora l’inconfondibile mappa delle appartenenze editoriali.