Introduzione

Le prime pagine italiane convergono oggi su quattro assi: la “guerra del petrolio” tra Stati Uniti, Russia e Venezuela; l’ipotesi statunitense di acquisire la Groenlandia; il dolore e le polemiche per i funerali delle vittime di Crans-Montana; le ricadute interne tra violenze nel giorno di Acca Larentia, economia e referendum sulla giustizia. La Repubblica e il Corriere della Sera aprono sul braccio di ferro energetico con Mosca e Caracas, affiancando l’inedita partita artica; La Stampa incornicia il tutto nella cornice di una geopolitica «business first», mentre Domani parla esplicitamente di un “assalto” americano alla petroliera russa.

Sul fronte domestico, Il Messaggero e Il Mattino insistono sui numeri Istat che indicano un potere d’acquisto in aumento, mentre le pagine locali e nazionali - dal Gazzettino a La Discussione, da Il Giornale a Leggo - raccontano l’ultimo saluto ai ragazzi morti in Svizzera, con un’Italia commossa ma anche in cerca di responsabilità. In parallelo, Corriere della Sera e la Repubblica registrano nuove tensioni a margine della memoria di Acca Larentia, con Secolo d’Italia e La Verità che denunciano l’aggressione a giovani militanti di destra, e il richiamo della premier alla «pacificazione».

Petrolio e potere: la “flotta ombra” e la scacchiera artica

Il Corriere della Sera ricostruisce l’abbordaggio della petroliera russa «Mariner» nell’Atlantico del Nord, evidenziando l’ira di Mosca e la collaborazione di Londra; La Repubblica parla di «battaglia navale» contro la flotta fantasma legata al greggio venezuelano, e inserisce la frizione con la Cina sulla destinazione del petrolio. La Stampa amplia lo sguardo a due sequestri e collega il dossier all’idea di usare un vecchio accordo con la Danimarca sull’isola artica, mentre Domani sintetizza: «Trump il bulimico sfida Putin», affiancando alla Marinera l’operazione ai Caraibi.

Il tono varia secondo la grammatica editoriale: La Repubblica sottolinea l’unilateralismo americano e l’effetto-onda sull’Europa, il Corriere della Sera bilancia il racconto operativo (inseguimenti, elicotteri, scorte russe) con la pressione ucraina sulle garanzie di sicurezza, e La Stampa insiste sul pragmatismo “cannoni per il burro”. Più allarmista La Notizia, che segnala come in Ue e Nato «nessuno osi frenare» Washington, mentre il Manifesto legge la crisi con un frame anti-coloniale e ricorda che l’opzione militare «resta sul tavolo». In controluce, emerge un’Italia che osserva da bordo campo, oscillando tra realpolitik e legalità internazionale.

Groenlandia tra diplomazia e muscoli

Accanto al petrolio, l’altro magnete di giornata è la Groenlandia. Il Corriere della Sera descrive il piano americano come un ventaglio di opzioni che parte dalla «diplomazia», mentre Il Secolo XIX raccoglie la smentita di un’«invasione» militare da parte di Marco Rubio. La Stampa segnala l’ipotesi di appigliarsi a un trattato del 1951 per il dispiegamento di truppe, e Domani collega l’ambizione artica al messaggio di forza indirizzato a Mosca e, indirettamente, all’Ue.

Le sfumature sono rivelatrici: La Repubblica enfatizza l’idea di “comprare” l’isola e il potenziale imbarazzo europeo; il Manifesto parla di Nato in difficoltà di fronte alla «Dottrina Donroe» (Monroe aggiornata), mentre Il Foglio tratteggia l’«ossessione artica» e registra le preoccupazioni nei corridoi dell’Alleanza. La divergenza non è sul fatto - la pressione americana è reale - ma sulla cornice: per i grandi generalisti è un test di leadership, per i quotidiani d’opinione di sinistra una forzatura dell’ordine internazionale, per i titoli più filogovernativi un tema da presidiare senza strappi.

Crans-Montana: lutto, verità e responsabilità

La Repubblica e il Corriere della Sera dedicano ampio spazio ai funerali, con cronache dai quartieri e dalle scuole e la richiesta dei familiari di «giustizia e verità». La Stampa offre il racconto nudo dei sopravvissuti e la riflessione sull’«avidità» che ha preceduto il rogo, mentre La Discussione incornicia il dolore in un filo che unisce Bologna, Milano, Roma e Lugano. Il Gazzettino porta la notizia sul territorio - Cortina vieta fiamme libere nei locali - e Il Messaggero rilancia le accuse sui mancati controlli e i nuovi video sulla gestione del locale.

Le tonalità cambiano: Il Giornale parla dei «Figli d’Italia» e apre il fronte delle responsabilità penali, Leggo fa da cassa di risonanza alla «sete di verità» dei parenti, mentre Il Fatto Quotidiano e Il Mattino insistono sull’inchiesta e sugli elementi d’accusa («fuggì con la cassa» secondo testimonianze citate). L’Identità e La Ragione riavvolgono la parola chiave del giorno: «responsabilità», intesa come prevenzione mancata e dovere di trasparenza. Qui la stampa converge nel rispetto del dolore, ma diverge sul registro: sociale e civico per i generalisti, più accusatorio per i giornali d’opinione o di area.

Acca Larentia: memoria contesa e ritorno della violenza

Sui fatti di Roma, la Repubblica titola «torna la violenza» e racconta la liturgia del «presente» con saluti romani, registrando l’appello di Giorgia Meloni alla «pacificazione». Il Corriere della Sera riporta l’aggressione a quattro militanti e gli spari contro una sede Cgil, mentre Il Giornale denuncia «giovani di destra presi a sprangate» e sposta il fuoco sulle responsabilità politiche. Secolo d’Italia costruisce la prima pagina come un editoriale: «Basta impunità», con una narrazione che evoca gli anni di piombo.

Le distinzioni editoriali sono nette: i generalisti cercano un equilibrio tra condanna delle violenze e attenzione ai simboli che polarizzano; i quotidiani di destra - Il Giornale, La Verità, Secolo d’Italia - inquadrano l’episodio come prova della “doppia morale” e di una memoria che non viene riconosciuta. La Repubblica problematizza la compatibilità tra il richiamo alla pacificazione e i rituali nostalgici che accompagnano la commemorazione. Il risultato è un mosaico che riflette una memoria nazionale ancora contesa, in cui il passato serve da lente per il presente politico.

Economia e politica: redditi, inflazione e giustizia

Il Messaggero mette in evidenza la crescita del potere d’acquisto «di 20 miliardi» nell’ultimo anno scorrevole, mentre Il Mattino sottolinea il balzo del reddito reale trimestrale e La Discussione registra un’inflazione all’1,2% a dicembre. L’Identità dà voce ai consumatori («pronti allo sciopero del carrello») pur a fronte di una pressione fiscale in lieve calo, e Il Gazzettino ospita l’analisi di Fortis sul recupero post-2022. In parallelo, Il Foglio apre un fronte politico sul commercio estero: dall’apertura italiana al Mercosur al ripensamento sul Ceta, tratteggiando per Giorgia Meloni un profilo «incoerente» ma funzionale al consenso.

Sul referendum giustizia, le linee si scontrano: Il Fatto Quotidiano rivendica le 255 mila firme e dà voce ai «200 avvocati per il No» alla riforma Nordio; Il Riformista difende il sorteggio come argine alle correnti e ospita un fronte di «sì» garantisti; Il Giornale racconta una sinistra «in piazza per il sì» e Il Foglio attacca l’Anm («fondata sulla bugia») segnalando anche il “sì” di Enzo Bianco. Qui riemerge la solita faglia: garantismo liberale contro giustizialismo civico, con i generalisti più cauti e i giornali d’opinione che marcano il campo per mobilitare i propri pubblici.

Conclusione

L’insieme delle prime pagine consegna un Paese in bilico tra realismo e principio, tra dolore privato e questione pubblica. La guerra del petrolio e la partita artica mostrano un’Italia spettatrice interessata ma divisa tra atlantismo e diritto internazionale; i funerali di Crans-Montana e Acca Larentia ricordano che memoria e responsabilità rimangono nervi scoperti; l’economia e la giustizia rivelano un clima in cui i numeri confortano ma non placano le battaglie identitarie. In controluce, la stampa fotografa un’Italia che chiede «verità» e «pacificazione», ma intanto discute su come e con chi ottenerle.