Introduzione

Le prime pagine italiane si dispongono oggi su quattro assi tematici: la conferenza stampa di inizio anno di Giorgia Meloni e il suo affondo sulla magistratura; la svolta giudiziaria sulla strage di Capodanno a Crans-Montana con il cordoglio istituzionale; il fronte internazionale tra Iran in rivolta e la nuova assertività statunitense in Venezuela e oltre; l’agenda europea su commercio e autonomia strategica. La Repubblica enfatizza lo scontro “Meloni contro i giudici”, mentre il Corriere della Sera registra la “stoccata alle toghe” con un taglio più istituzionale. Il Messaggero mette in coppia “crescita e sicurezza” come priorità del governo, mentre Il Fatto Quotidiano contesta dati e narrazione, legando la sicurezza alla riforma Nordio.

Sul versante di cronaca, la svolta di Crans-Montana occupa le aperture di La Repubblica, Corriere della Sera e La Stampa, con il filo delle parole di Sergio Mattarella; Libero e Il Giornale accentuano i profili giudiziari e morali. All’estero, La Stampa titola sull’“Iran in fiamme”, il manifesto racconta l’escalation di piazza, e La Verità insiste su Donald Trump che “mira a un Paese al giorno”. Sul piano europeo ed economico, Corriere, La Ragione e La Verità convergono sul via libera (con divergenze nazionali) all’accordo Ue-Mercosur, mentre Il Foglio anticipa la strategia italiana per l’Artico e discute l’idea di un inviato Ue in Ucraina in versione Draghi.

Meloni, sicurezza e toghe: una frattura che struttura la campagna

Corriere della Sera riassume il passaggio politico con la formula: “Meloni, stoccata alle toghe”, enfatizzando il messaggio sulla sicurezza e la freddezza misurata verso il Quirinale e Bruxelles. La Repubblica sceglie un taglio più frontale (“Meloni contro i giudici”), sottolineando l’idea che i magistrati “vanificano il lavoro” del legislativo e delle forze dell’ordine. Il Messaggero tiene insieme l’agenda (“per il 2026 priorità a crescita e sicurezza”) e l’apertura al dialogo Ue-Russia; Il Fatto Quotidiano rovescia la cornice, collegando il presunto calo della capacità repressiva non ai giudici ma alla riforma Nordio che “dimezza gli arresti”.

Le differenze di tono riflettono identità consolidatesi: Il Fatto attacca la retorica securitaria e fact-checka gli esempi, mentre Il Messaggero e Corriere mantengono un registro pragmatico-istituzionale. La Verità e Secolo d’Italia fanno da contrappunto, salutando la linea dura e denunciando le “bugie dell’Anm”. Sullo sfondo, Il Riformista apre il fronte referendario con l’argomento “Il Sì non è di destra”, segnalando che la frattura non coincide perfettamente con gli schieramenti tradizionali. La frase-chiave, ripresa da più testate, è “vanificano il lavoro”: due parole che polarizzano il frame tra garantismo e cattivismo.

Crans-Montana: giustizia, dolore pubblico e il lessico della responsabilità

La Repubblica, il Corriere della Sera e La Stampa raccontano in parallelo gli arresti del titolare del locale e i domiciliari alla moglie, con il Corriere che entra nei dettagli investigativi (“rischio di fuga”) e La Stampa che indugia sulle parole di scusa (“Mi scuso con chi non c’è più”). Il Messaggero affianca la cronaca alla risposta istituzionale, con il Presidente Mattarella che chiede “ora giustizia” e l’annuncio della stretta del governo sulla sicurezza dei locali. Libero e Il Giornale accentuano il profilo giudiziario e morale, tra lacrime, responsabilità e “pianto ipocrita”.

La copertura è trasversale ma non neutra: Corriere, La Repubblica e La Stampa mettono al centro il dovere di verità e il rispetto per le famiglie, mentre Il Messaggero lega esplicitamente la vicenda all’azione normativa annunciata dall’esecutivo. Libero e Il Giornale parlano soprattutto alla platea dell’indignazione, cercando un equilibrio tra compassione e richiesta di pene esemplari. Il filo comune, dal Colle ai quotidiani di area, è nel binomio “giustizia e sicurezza”: sintagma che unisce elaborazione del lutto e promesse regolatorie.

Iran, Venezuela, Groenlandia: come l’Italia legge il mondo che brucia

La Stampa apre sul “punto di non ritorno” dell’Iran, con analisi sul ruolo del regime e la repressione, mentre il manifesto descrive l’escalation con banche assaltate e auto in fiamme, restituendo il respiro di una rivolta sociale. Il Giornale insiste sul coraggio dei manifestanti fin dentro la città di Khamenei, e Il Foglio intreccia il dossier iraniano a quello mediorientale, insistendo sulle omissioni occidentali e sul ruolo della tecnologia israeliana in sanità d’emergenza. La Verità guarda a Trump, allargando lo sguardo a una postura muscolare che coinvolge Venezuela, Messico e sequestri di petroliere; Il Messaggero e Il Mattino ospitano l’analisi di Romano Prodi sui “nuovi equilibri” dopo la mossa su Caracas.

Qui le cornici ideologiche pesano: il manifesto e La Stampa privilegiano i diritti e le implicazioni regionali della repressione, Il Giornale propone il confronto morale con una sinistra distratta, La Verità lega la sicurezza globale alla deterrenza americana. Il Foglio, più che scegliere un campo, cerca connessioni: dal “monito da Minneapolis” ai nodi artici e all’ipotesi Draghi come inviato Ue sull’Ucraina. Tra gli italiani ancora in attesa, il caso Trentini è seguito da La Repubblica e Il Gazzettino, che intrecciano diplomazia, energie e catena del valore energetico europeo. In controluce, una consapevolezza: le scelte di Washington ridefiniscono l’agenda anche a Roma.

Europa, commercio e autonomia: Mercosur e la dottrina del “fare da soli”

Sul quadro europeo, il Corriere della Sera rilancia l’idea di Habermas di “un’Europa che fa da sola”, soprattutto su difesa e ordine internazionale basato su regole. La Ragione saluta il “Sì al Mercosur” come un segnale positivo di apertura, pur ricordando vecchie ambivalenze italiane sul Ceta; La Verità dà conto dell’ok europeo tra proteste agricole e resistenze della Lega, mentre il Corriere nota i “no” di Parigi e Vienna e il via libera di Roma. La Repubblica inserisce nel mosaico la sponda industriale, con Descalzi (Eni) che a Washington si dice pronto a “unirsi ai colossi Usa”, segno di una politica estera economica che cerca appigli nell’Atlantico.

Il Foglio sposta l’attenzione sull’Artico, anticipando la strategia italiana e il ritorno della regione come spazio di competizione strategica. Il Messaggero, in chiave più domestica, presenta la “stabilità” come valore per attrarre investimenti e lega la crescita 2026 a Zes e riforme, mentre Il Fatto torna a contestare gli indicatori economici che non corroborano il racconto governativo. In sintesi, tra Mercosur e Artico, tra dossier energia e difesa, emergono due vocazioni: l’Italia di Corriere e La Ragione, che persegue un europeismo assertivo e commerciale, e quella di La Verità e Libero, che incardina l’apertura sui vincoli nazionali e sulla filiera sicurezza-energia.

Conclusione

In un giorno di forti contrasti, i giornali offrono due Italie che si guardano: una che affida a “crescita e sicurezza” la bussola del 2026 e una che chiede di misurare risultati e garantire diritti, dal processo penale alla piazza iraniana. Corriere della Sera e Il Messaggero cercano un equilibrio tra cronaca e istituzioni, La Repubblica e Il Fatto Quotidiano incalzano governo e riforme, La Verità, Libero e Secolo d’Italia spingono per una stretta securitaria e un referendum identitario, Il Foglio e Il Riformista provano a riaprire ponti in Europa. La sintesi del giorno è tutta nella parola “responsabilità”: verso i giudici chiamati in causa, verso le famiglie di Crans-Montana, verso un mondo che bussa alle porte dell’Italia chiedendo, più che titoli, scelte coerenti.