Introduzione

L’onda lunga dell’Iran travolge le prime pagine italiane. Il Corriere della Sera apre sull’“orrore” con l’editoriale di Antonio Polito che chiama in causa i “nostri silenzi”, mentre La Repubblica parla di “esecuzioni di massa” e Il Messaggero sintetizza: “massacro nelle strade”, con i Pasdaran a caccia dei feriti negli ospedali. La Stampa enfatizza minacce e contromosse (“Teheran pronta a colpire Usa e Israele”), e Domani incornicia la crisi nel confronto con Washington. In parallelo, le cronache di Roma impongono il tema sicurezza: La Verità titola sulle “bande di clandestini”, Il Messaggero e La Discussione ricostruiscono l’aggressione a Termini, Il Giornale punta il faro su un trend (“ogni giorno tre arresti sui binari”).

Sullo sfondo, l’inchiesta sulla strage di Capodanno a Crans‑Montana fornisce materia a titoli e indignazione: Corriere della Sera e Il Giornale insistono sulla Maserati acquistata con fondi Covid dai gestori, La Repubblica cita i “video shock”, Il Gazzettino e Il Messaggero allargano ai rapporti con il Comune. Infine, una doppia faglia editoriale: giustizia e ruolo dell’Europa. Il Fatto Quotidiano apre sul referendum e smentita del Quirinale, Il Foglio propone un j’accuse contro il correntismo, Secolo d’Italia e La Verità mostrano un fronte trasversale a favore della riforma; intanto Corriere della Sera rilancia l’asse Groenlandia‑Ue e Il Mattino chiede quando l’Europa “ce la farà da sola”.

Iran: sangue, numeri e linee rosse

Su Iran e repressione emergono cornici diverse. Il Corriere della Sera descrive “centinaia di morti” e un Paese oscurato dal blackout, affiancando l’analisi di Polito ai dossier sulla “macchina della repressione”. La Repubblica contabilizza “oltre 500 morti accertati” secondo ong, segnala “corpi ammassati” e sottolinea che Trump “studia i piani d’attacco”. Il Messaggero alza l’asticella (“oltre 2mila morti e migliaia di arresti”) e dettaglia i “raid” negli ospedali; La Stampa aggiunge i “10mila arresti” e colloca la crisi in un perimetro strategico: minacce a basi USA e a Israele.

Il Foglio ragiona sulle opzioni di intervento (“reprimere la repressione”), mentre Domani e La Verità insistono sulla pressione americana e sulle ritorsioni promesse da Teheran. Il quadro che emerge è di pluralismo dei numeri ma convergenza su tre fatti: la repressione è feroce; il blackout rende incerta la verifica; lo scenario si internazionalizza. Le testate più liberal‑progressiste (La Repubblica, Domani) accentuano i diritti e le cautele di diritto internazionale; quelle del centrodestra (Il Giornale, La Verità) leggono un “regime change” possibile e l’assertività di Trump come leva. In mezzo, quotidiani generalisti come Il Messaggero e La Stampa combinano conteggi, minacce incrociate e impatto regionale. La sintesi? “Donna, vita, libertà” resta il simbolo, ma la narrazione oscilla tra empatia civile e calcolo geopolitico.

Roma e la retorica della sicurezza

Le aggressioni a Termini diventano cartina di tornasole della comunicazione sulla sicurezza. La Verità costruisce il titolo sul frame dell’immigrazione irregolare (“bande di clandestini scatenati”), accompagnandolo con la spinta a nuove misure e allo scontro Lega‑FdI. Il Messaggero privilegia la cronaca di dettaglio (“puntato e pestato dal branco”), con foto, orari e il focus su videosorveglianza e arresti; La Discussione parla apertamente di “allarme sicurezza”, riportando richieste di più controlli e rafforzamento strutturale. L’Edicola e Il Giornale allargano al dato di contesto: episodi ripetuti, arresti frequenti, un quadrante urbano stressato.

Le differenze sono di tono e target: la stampa di destra (La Verità, Il Giornale, Libero) usa un linguaggio emergenziale, con parole chiave (“clandestini”, “esercito in strada”) pensate per un pubblico che chiede immediatezza repressiva. I quotidiani generalisti romani (Il Messaggero, Leggo) presidiano la cronaca e la risposta istituzionale; La Repubblica sposta il focus sulla “polemica politica” che segue i pestaggi. È una geometria ormai consolidata: i titoli shock polarizzano e danno la cornice ideologica; gli approfondimenti locali provano a tradurla in governance urbana. In mezzo, testate come La Discussione cercano una sintesi “tecnica”, tra ordine pubblico e manutenzione sociale.

Crans‑Montana: dall’errore al sistema

Sull’incendio del “Constellation” in Svizzera il racconto oscilla tra il caso giudiziario e la denuncia di sistema. Corriere della Sera dà voce alla difesa (“ho fatto io i test” dice Moretti) e pubblica il commento di Roberto Saviano sulle “zone grigie” del denaro; Il Giornale insiste sulla Maserati acquistata con fondi Covid e ospita il j’accuse di Bernardini de Pace (“la Svizzera dia 50 miliardi”), mentre La Verità sintetizza l’indignazione nel titolo: “una strage (anche) dell’avidità”. Il Messaggero e Il Gazzettino collegano i fatti a possibili “legami” con il Comune e a “corsie preferenziali”, La Repubblica parla di “video shock” recuperati.

Le linee editoriali qui si distinguono con chiarezza. Quotidiani a forte identità polemica (Il Giornale, La Verità, Libero) enfatizzano il filone etico‑populista: soldi pubblici, avidità privata, responsabilità pesanti. I generalisti (Corriere della Sera, Il Messaggero, La Stampa) alternano elementi d’inchiesta e voci difensive, aprendo alla presunzione d’innocenza e alle complessità transfrontaliere. L’accento del NordEst de Il Gazzettino aggiunge il tema del “sottobosco” amministrativo. Quasi ovunque, però, affiora la domanda sistemica: quanto controllo c’è davvero su fondi, licenze e sicurezza? La citazione breve che riassume il mood è una sola parola: “avidità”.

Europa, Groenlandia e autonomia strategica

L’Europa entra in pagina con due volti. Da un lato, la contesa geostrategica che arriva fino all’Artico: il Corriere della Sera rilancia l’intervista a Ursula von der Leyen sui fondi per la Groenlandia e i patti con Delhi, Il Fatto Quotidiano racconta il Regno Unito che “tratta con la Ue sull’invio di truppe in Groenlandia” e si chiede cosa accadrebbe se sbarcassero gli USA, Domani propone di “allargare il fronte Nato” dal Mar Nero alla Groenlandia. Dall’altro, il tema - mai risolto - dell’autonomia strategica: Il Messaggero e Il Mattino firmano editoriali gemelli (“Quando ce la faremo da soli?”), mentre La Repubblica ospita Paolo Gentiloni sui “segnali di risveglio” europei.

La cornice è coerente ma non ancora convergente: i quotidiani più attenti al filo atlantico (Domani, Il Foglio) ragionano di posture e deterrenza; le testate mainstream (Corriere della Sera, La Repubblica) tengono insieme dossier economico‑strategici e prudenza politica; i giornali a forte ancoraggio nazionale (Il Messaggero, Il Mattino, Il Gazzettino) interrogano l’effettiva capacità europea di sostituirsi a Washington. A latere, La Discussione segnala le criticità dell’accordo Ue‑Mercosur per l’agricoltura, monito sui limiti della “potenza commerciale”. L’impressione è quella di un continente “in bilico”, stretto fra ambizione e dipendenza.

Giustizia e media: fronti paralleli

Il giorno racconta anche una spaccatura di lungo periodo. Il Fatto Quotidiano titola sulla “recluta” del Colle e sulla smentita, incastonando il referendum nella dialettica con il guardasigilli Nordio; Il Giornale torna sulle “chat delle toghe” e accompagna il fronte pro‑riforma; Secolo d’Italia registra un inedito “sì” di sinistra (Ceccanti) alla separazione delle carriere, mentre Il Foglio pubblica il j’accuse dell’ex magistrato Guido Salvini contro il correntismo. La Verità dà la parola alla compagna di Enzo Tortora, simbolo storico dell’innocentista italiano.

Qui la frattura è di principio e di pubblico. Il Fatto Quotidiano e, per altri versi, La Repubblica mettono in guardia da riforme percepite come “mani libere” ai governi; Il Giornale, Secolo d’Italia, Libero e La Verità registrano un consenso trasversale sul bisogno di riequilibrare i poteri. Sullo sfondo, l’ennesima polemica sul servizio pubblico: Il Fatto difende Report, Il Giornale parla di “faida sindacale” in Rai. Due narrazioni parallele che raramente si incontrano: garanzie e diritti da una parte, responsabilità e limiti del potere giudiziario dall’altra.

Conclusione

Le prime pagine fotografano un Paese emotivamente coinvolto dall’Iran, preoccupato per la sicurezza nelle città e sensibile alla trasparenza dopo Crans‑Montana, ma anche diviso sulla giustizia e incerto sull’Europa. Ogni testata conferma la propria identità: empatia civile e prudenza istituzionale (La Repubblica, Corriere della Sera), denuncia e muscolarità (Il Giornale, La Verità, Libero), analisi strategica (Il Foglio, Domani), cronaca di prossimità (Il Messaggero, Il Gazzettino). Nel complesso, emerge un’Italia che cerca un punto d’equilibrio tra paura e responsabilità, chiedendo risposte immediate senza rinunciare a cornici di lungo periodo.