Introduzione
Le prime pagine italiane convergono su un epicentro: l’Iran. Quasi tutti aprono sul massacro dei manifestanti e sulla svolta di Washington, con Donald Trump che scrive agli iraniani e minaccia nuove mosse. Il Corriere della Sera, La Repubblica e La Stampa mettono in primo piano la conta dei morti (da tremila secondo Teheran a dodicimila per le ong e media d’opposizione) e il passo diplomatico italiano: la convocazione dell’ambasciatore e il lavoro Ue su ulteriori misure. Più espliciti nella tifoseria geopolitica Il Giornale e il Secolo d’Italia, che salutano l’ipotesi di un aiuto americano.
Nel resto del menù spiccano due dossier: il rientro in Italia di Alberto Trentini e Mario Burlò, ricevuti a Ciampino e raccontati con toni emotivi da Il Messaggero, Il Mattino e Il Gazzettino, e l’aria pesante dell’economia, con La Stampa e La Notizia che rilanciano l’allarme Istat sulla crescita. Sullo sfondo, il referendum sulla giustizia: La Ragione e Il Riformista mobilitano il fronte del Sì, mentre Il Fatto Quotidiano racconta il ricorso al Tar e il Colle che firma il decreto sulla data.
Iran tra strage e tentazione dell’intervento
Il Corriere della Sera apre con “Orrore in Iran”, rimarcando la strage di ragazzi, l’«inorridita» reazione dell’Onu e l’asse Roma-Bruxelles su nuove misure economiche. La Repubblica insiste sul dato delle ong (dodicimila vittime) e dà spazio a un’intervista al filosofo Michael Walzer che avverte: «Il raid Usa non aiuterebbe chi sta lottando». La Stampa parla di “blitz” allo studio e ricostruisce il vertice con i militari; Il Messaggero sintetizza la postura di Trump verso i manifestanti (“Aiuti in arrivo”) e ospita un editoriale di Romano Prodi sulle radici economiche della rivolta.
Il quadro che ne esce è quello di un mainstream informativo attento a tenere insieme cronaca, cifre (spesso divergenti) e cornice internazionale. Il Manifesto, quotidiano della sinistra, avverte che «la liberazione non passa per i raid» e colloca la rivolta nel ciclo lungo della repressione; Domani affianca alla cronaca un richiamo strutturale: «A Teheran la democrazia non arriverà con le bombe». All’opposto, Il Giornale esulta con “Arrivano i nostri”, mentre Il Foglio, liberale e filo-atlantico, teorizza apertamente il “regime change”, legando l’Iran al “male” che unisce Teheran e Mosca. L’oscillazione tra prudenza e azione riflette identità editoriali e pubblici di riferimento.
Politica italiana: diplomazia, piazze e calcoli
Sulle mosse di Roma, Il Riformista titola sull’impegno del governo: il ministro Antonio Tajani “convoca l’ambasciatore”, mentre racconta una piazza che “spiazza”, con poche mobilitazioni e appelli sparsi. L’Unità, organico al centrosinistra, definisce la repressione «la Tienanmen di Teheran» e rilancia l’intenzione del Pd di scendere “in piazza” al fianco della rivolta. Il Foglio nota “prove di unità con il Pd” sull’Iran, ma segnala che Giuseppe Conte “nicchia”, stilizzando la cautela del M5S.
la notizia veste i panni del guastafeste e accusa Trump di voler «colpire l’Iran con la scusa delle proteste», registrando l’altolà di Russia e Cina. Il Secolo d’Italia e La Verità, invece, incorniciano l’intervento americano come moralmente necessario, con il primo che invoca «fermate la strage». La Repubblica sottolinea intanto gli effetti collaterali: nuovi dazi minacciati da Washington che colpirebbero i partner di Teheran, mentre Avvenire, il quotidiano cattolico, incardina la notizia su una cornice etica (“regime di morte”) e sul dovere Ue di agire.
Il ritorno di Trentini e Burlò: tra emozione e narrazione
Il racconto del rientro dei due italiani liberati in Venezuela è calibrato, nelle testate generaliste, sulla dimensione umana. Il Messaggero mette in pagina l’abbraccio a Ciampino e la frase-simbolo («In cella ho sentito sempre il Paese vicino»), Il Mattino affianca al racconto l’editoriale di Umberto Ranieri che chiama i “pacifisti” a farsi sentire sulla strage iraniana, e Il Gazzettino apre con le parole di Trentini («Non mi sono mai sentito solo»). Il Corriere della Sera costruisce la doppia prospettiva: la cronaca dell’arrivo e i dettagli del ritorno alla vita, tra “scarafaggi” e sollievo.
Il Foglio prova a spostare il frame: “Operazione Trentini” parla di una “depoliticizzazione” in corso sul merito della liberazione, respingendo letture che attribuiscono o negano medaglie tra Palazzo Chigi e Washington. Il Manifesto lega il dossier venezuelano al controllo americano del greggio post-Maduro e allo scontro parlamentare italiano. In questo incrocio, la destra di governo (Secolo d’Italia) rivendica la linea occidentale e La Discussione, di area centrista, presenta il rientro come “abbraccio dello Stato”. La differenza di taglio - emotivo, politico, geopolitico - conferma quanto la vicenda funzioni da specchio dei pubblici di ciascuna testata.
Economia e giustizia: l’altra agenda
Fuori dal fronte estero, l’economia bussa forte. La Stampa sintetizza l’analisi Istat: “la crescita è a rischio”, con un 2026 esposto a instabilità e inflazione di ritorno; La Notizia parla di «calo generalizzato dell’economia» e inchioda il governo sui numeri; La Discussione conta un Pil «al minimo» e descrive un’Italia più lenta dell’Eurozona. Questi titoli disegnano un umore di fondo: prudenza, attesa, preoccupazione per le famiglie e i salari. Un’eco che contrasta con la corsa delle Borse (come nota La Stampa) e con il dibattito sulla Fed evocato da La Ragione e dagli allarmi a difesa dell’indipendenza delle banche centrali riportati da La Stampa.
Intanto, la giustizia entra nel vivo della campagna referendaria. La Ragione firma un editoriale esplicito (“VotarSì”), presentando la riforma come «buona» e invitando a evitare slogan, mentre il Corriere (Antonio Polito) smonta «un allarme che non c’è» attorno alla separazione delle carriere. Dall’altro lato, Il Fatto Quotidiano racconta il ricorso al Tar contro il “blitz” del governo sulla data, e La Notizia titola sullo «scontro» istituzionale. In controluce, Il Foglio dà spazio al caso Csm e al sorteggio come antidoto alle correnti. È un’agenda che inserisce un elemento domestico di polarizzazione in un giorno dominato dall’estero.
Conclusione
La rassegna di oggi mostra un’Italia mediatica attraversata da due tensioni: la voglia di non voltarsi dall’altra parte di fronte alla “strage” iraniana e il timore di un nuovo azzardo militare con effetti imprevedibili. Le testate più militanti - Il Giornale, Secolo d’Italia, Il Foglio - spingono per azione o per una postura assertiva dell’Occidente; La Repubblica, Il Corriere e La Stampa tengono insieme cronaca, diplomazia e cautele, mentre Il Manifesto e Domani insistono sul rischio dei “raid”. Sul piano interno, il rientro di Trentini e Burlò offre una tregua emotiva ma anche un terreno di contesa narrativa; economia e giustizia riportano invece il lettore alla concretezza di casa. Ne esce l’immagine di un Paese sospeso tra solidarietà e prudenza, con una politica che cerca ancora il registro giusto per parlare al tempo della crisi globale.