Introduzione
Le prime pagine italiane si muovono lungo quattro assi principali: gli Stati Uniti scossi dall’uccisione di Alex Pretti a Minneapolis; la tragedia di Anguillara e l’onda lunga dell’odio social; il caso svizzero di Crans-Montana tra diplomazia e garantismo; gli assestamenti del centrodestra con la riforma della giustizia sullo sfondo. La Repubblica, il Corriere della Sera e La Stampa concentrano l’attenzione sul fronte americano, mentre Il Giornale e Libero ne danno una lettura più politica e polemica.
Sul versante interno, Il Messaggero guida la narrazione di Anguillara, affiancato dal Corriere della Sera e dal Gazzettino; La Verità insiste sul dramma del figlio rimasto solo. Il Foglio e La Repubblica si misurano con Crans-Montana in chiave opposta, tra garantismo e nuovi elementi accusatori; Libero e Il Giornale enfatizzano i risvolti legali svizzeri. In coda, ma non marginali, le manovre tra Forza Italia e Azione (La Stampa, Corriere, Il Giornale) e il clima del Giorno della Memoria, con Il Foglio e Il Gazzettino che denunciano l’antisemitismo riemergente.
Minneapolis e il racconto dell’America
La Repubblica apre con un titolo netto sui “valori Usa sotto attacco”, puntando su video e testimoni che smentiscono la versione dell’Ice; il Corriere della Sera parla di “clima da guerriglia” e ricostruisce i frame chiave del video, insistendo sull’assenza di arma in mano a Pretti. La Stampa amplifica l’allarme, rilanciando la condanna di Obama e sottolineando il dissenso che cresce anche tra repubblicani. Domani spinge il pedale politico (“prove di regime”), mentre Il Fatto Quotidiano accosta la vicenda alla mobilitazione della lobby delle armi contro l’Ice, leggendola come segno di frattura profonda.
Il Giornale, pur riconoscendo il “giallo del telefono e i dieci spari”, costruisce il frame sul “se Donald tira dritto” e sull’interpretazione di “terrorismo interno” avanzata dall’amministrazione; Libero ribalta la questione sul piano italiano accusando il Pd di “sciacallaggio” politico. Il Foglio ragiona sul ruolo dei video come nuova grammatica della partecipazione, e L’Edicola, più telegrafica, segnala che filmati e testimoni “sbugiardano” l’Ice. Le scelte riflettono le platee: le testate liberal (La Repubblica, La Stampa, Domani, in parte il Corriere) vedono in Minneapolis un monito democratico (“valori sotto attacco”), mentre i quotidiani di centrodestra spostano il fuoco su ordine pubblico, radicalizzazione e contraccolpi politici su Trump.
Anguillara, la gogna e i suoi effetti
Il Messaggero porta in apertura “Anguillara, veleni e odio social”, riportando la pista dell’istigazione al suicidio dei genitori dell’assassino di Federica e l’allerta per il figlio in carcere. Il Corriere della Sera affianca il racconto con la “lettera al figlio” e la parola chiave “gogna”, confermata anche dal Gazzettino che evidenzia l’ipotesi di reato. La Verità sceglie un registro più emotivo (“il figlio di 10 anni ha perso tutto”), trasformando la storia in paradigma del danno collaterale che travolge i minori.
Nel commento, Il Messaggero insiste sul “peso della parola” e sulla responsabilità pubblica degli adulti, mentre il Corriere allarga al tema della pressione mediatica che confonde responsabilità e colpa. Il Giornale ospita un intervento sul “limite umano di fronte agli orrori del male”, coerente con un approccio etico-identitario. Le differenze rispecchiano le linee editoriali: i quotidiani generalisti romani (Il Messaggero, Il Mattino) mettono in scena la comunità ferita e i riflessi sul sistema giudiziario; le testate d’opinione polarizzano tra denuncia della “gogna” e invito alla prudenza giudiziaria. Qui l’assenza di toni urlati emerge come bussola per distinguere informazione da sfogo.
Crans-Montana tra garantismo, politica estera e sospetti
Sul caso Moretti in Svizzera, le pagine si dividono. Il Foglio accusa il governo di “guerra diplomatica e morale” a Berna per una cauzione concessa a indagati, definendo l’Italia “un paese costruito sulla gogna” e rilanciando un garantismo controcorrente. La Repubblica, per contro, parla di un “dossier” che inchioderebbe i Moretti con “tre incendi” in due anni, cioè un contesto aggravante. Il Corriere della Sera aggiunge la voce della “testimone” che ricorda un rogo del 2024, rafforzando l’idea di serialità.
Il Giornale va su un altro binario: “lavori in nero” e “la Svizzera trema”, puntando sui precedenti amministrativi e sui risvolti penali; Libero misura la pena potenziale (“al massimo 4 anni”) e riferisce della linea del governo (“indagini con l’Italia”), segnalando una postura più diplomatica rispetto a ieri. Il mosaico compone una dialettica classica: tra colpevolismo e garantismo, ma anche tra sovranismo (difendere la dignità italiana) e realpolitik (rispettare i tempi della giustizia elvetica). In filigrana, l’appello de Il Giornale — “ci sia giustizia, non ira” — fa da micro-sintesi del dilemma.
Centrodestra in movimento e la giustizia come identità
Le manovre di centro e la riforma della giustizia tornano a incrociarsi. Il Corriere della Sera registra “scintille Salvini-Tajani” mentre Forza Italia “corteggia Calenda”; La Stampa titola “No ai neonazi al ministero” sul nuovo scontro Tajani-Salvini e ragiona sulla “destra al Centro”. Il Giornale dà voce al dialogo “se sono rose fioriranno…”, ma sottolinea anche il tentativo di Salvini di “ricompattare i suoi” sulla sicurezza e su Vannacci. Il Fatto Quotidiano, in controtendenza, denuncia: “Tajani confessa” di voler “levare la polizia giudiziaria ai pm per controllarli”, e ribattezza la riforma una “truffa”.
Nel frattempo, il Secolo d’Italia esibisce i numeri di Piantedosi (“sbarchi dimezzati”, “sessanta misure in arrivo”), e L’Edicola anticipa “stretta sulle baby gang” e “stop indagini sulle divise”, segnalando una narrativa d’ordine che parla alla base del centrodestra. Sul piano economico, La Verità lamenta che “la Ue spegne gli sconti in bolletta” e Il Messaggero racconta la nuova rotta commerciale con l’India, due tasselli che mostrano quanto il racconto di governo si giochi, in parallelo, tra sicurezza e crescita. Qui la stampa si divide in blocchi: chi cerca l’asse moderato europeo e chi preferisce l’identità securitaria; chi smonta la riforma in chiave anti-casta e chi la imposta come architrave del consenso.
Memoria, antisemitismo e parole proibite
Nel week-end del Giorno della Memoria, Il Foglio pubblica due testi destinati a far discutere: “Antisemiti senza più tabù”, che denuncia un collasso culturale post-7 ottobre, e “Ragioni schiette per abolire il Giorno della Memoria”, una provocazione che contesta l’accostamento Shoah-Gaza nelle scuole. Il Giornale parla di “oltraggio alla Memoria” per le azioni dei pro-Pal, mentre il Gazzettino ospita l’allarme del presidente della comunità ebraica veneziana, Calimani, su un antisemitismo “cresciuto del 400%”. Anche La Repubblica porta Primo Levi in cultura, a dimostrazione di un clima teso in cui la memoria storica diventa terreno di scontro simbolico.
Le testate liberal richiamano i fatti e l’unicità della Shoah; quelle conservatrici enfatizzano la difesa identitaria e polemizzano con derive militanti. Il Foglio, da laboratorio d’opinione, preferisce la tesi forte e divisiva; Il Giornale la traduce in chiave militante; il Gazzettino la riporta alla cronaca locale con numeri e scuole. Sintomo che il Paese discute meno del “come ricordare” e più del “con chi stare”, segno di una polarizzazione che supera il recinto della memoria.
Conclusione
Il filo che unisce le prime pagine è la richiesta di responsabilità: verso la verità dei fatti (Minneapolis), verso le parole che uccidono (Anguillara), verso il diritto che non diventi piazza (Crans), verso riforme che non siano bandiere (giustizia). La Repubblica e La Stampa vedono all’orizzonte un bivio democratico; Il Giornale e Libero reclamano ordine e pragmatismo; Il Foglio invita a non cedere alla “gogna” culturale; il Corriere prova a tenere insieme ricostruzione e cautela. È il ritratto di un’Italia che, tra America e Svizzera, tra memoria e sicurezza, continua a interrogare se stessa su che cosa significhi — oggi — “Stato di diritto”.