Introduzione

Le prime pagine italiane si muovono oggi su quattro assi: la cerimonia d’apertura di Milano-Cortina, il “ribaltone” della Cassazione sul referendum giustizia, l’attentato a Mosca contro il numero due del Gru e l’onda lunga della crisi Stellantis. Mentre il racconto di Milano - tra spettacolo, simboli e politica - domina su testate generaliste come il Corriere della Sera, Il Messaggero e La Stampa, il fronte politico-giudiziario incendia l’opinione con titoli militanti su La Verità e Il Giornale, controcanto critico su Il Fatto Quotidiano, La Repubblica e Il Manifesto.

Nel quadro internazionale, il caso russo è trattato con toni analitici e interrogativi da Corriere della Sera e La Stampa, più assertivi da Il Riformista e Il Manifesto; Il Foglio allarga la lente al logoramento del potere putiniano e alle sanzioni. Sul versante economico, la scossa Stellantis è letta come resa dei conti dell’elettrico su Il Giornale e La Verità, mentre Domani e La Stampa la collegano a una crisi d’impresa più che di mercato. Ne esce un Paese che oscilla tra orgoglio e allarme, tra storytelling identitario e resa dei conti istituzionale.

Olimpiadi: orgoglio, scivoloni e geopolitica

Il Corriere della Sera spinge sul registro emotivo (“Olimpiade, la festa e l’emozione”), con la sorpresa di Mattarella sul tram, il glamour di Mariah Carey e l’ovazione per l’Ucraina, registrando anche i fischi a J.D. Vance. Il Messaggero incornicia la serata come “Giochi di pace”, sottolineando il filo tricolore e un messaggio di unità, mentre La Stampa titola “Sogno Olimpico” e annota i contrasti di platea: boato per Kyiv, fischi per Israele. Sul versante più identitario, Secolo d’Italia esalta lo “spirito italiano” e la riuscita scenica, e Il Giornale brinda a un’Italia “bentornata”, contrapponendo il buon gusto a Parigi 2024.

La Repubblica introduce una nota critica, parlando di una Mariah “imbalsamata” e raccontando fischi e umori, mentre Il Gazzettino insiste sull’inedita doppia accensione dei bracieri fra Milano e Cortina. Il Foglio difende la festa e mette fine all’“olimpiade dei brontoloni”, per ribadire che i conti - e l’immagine - torneranno. In controluce si legge lo spartito: i quotidiani più vicini al governo celebrano l’evento e smussano le dissonanze, quelli critici registrano crepe e “stonature”. Una citazione, brevissima, riassume la postura celebrativa: “Giochi di pace”.

Referendum giustizia: la mossa della Cassazione e la guerra dei frame

Qui la polarizzazione è netta. La Repubblica parla di “Vittoria del no” e spiega che la Cassazione ha accolto il nuovo quesito dei promotori, rimettendo in bilico la data del voto. Il Corriere della Sera adotta una cornice istituzionale (“Nuovo quesito, in forse la data del referendum”), con il ministro Nordio che apre a un rinvio breve. La Stampa evidenzia la retromarcia forzata del governo e il rischio slittamento, mentre Avvenire registra il fatto con taglio prudente, ricordando che “i cattolici per il sì rilanciano”.

Sul fronte opposto, La Verità grida al “golpe dei giudici” - la formula più drastica del giorno - e Il Giornale parla di “blitz delle toghe rosse”, costruendo la narrazione dell’establishment giudiziario che ostacola il voto. Il Manifesto rovescia il tavolo con “Falsa partenza”, accusando la “fretta” dell’esecutivo; Il Fatto Quotidiano firma il suo attacco a Nordio (“due schiaffoni”), mentre La Ragione definisce “doppio errore” la scelta di fissare la data in anticipo. Il Riformista offre un tassello di merito con l’intervista a Scalise (Noi Moderati) sulle “carriere separate”. In poche parole, due cornici si scontrano: per alcuni la Cassazione ristabilisce correttezza procedurale, per altri è “interferenza”. La micro-citazione più eloquente: “golpe dei giudici”.

Russia: un agguato che interroga il potere di Putin

Corriere della Sera apre il giallo su Mosca: chi ha colpito il generale Vladimir Alekseyev, vicecapo del Gru? Ipotesi Kiev o faida interna, mentre la Ue prepara il ventesimo pacchetto di sanzioni. La Stampa punteggia il racconto con un’analisi di sistema (“le sponde di Putin e l’attentato contro il suo cavaliere nero”), e Il Messaggero ragiona sui “generali a rischio”, portando il tema sulla vulnerabilità strutturale. Il Riformista riprende il frame accusatorio di Mosca (“Putin è furioso”), e Il Manifesto lega l’episodio ai “colloqui a rischio”.

Il Foglio, con “Il generale che sa tutto”, sposta il baricentro dall’indagine alla disfunzione: come può un vertice del Gru essere così esposto? Nelle stesse pagine, “Sprofondo russo” e “Contro la balla della vittoria russa” offrono un controcanto: pressione economica crescente, Nato che si rafforza, Kiev che si europeizza. L’impressione è che le testate mainstream usino il caso per leggere lo stato del regime, senza cedere alla dietrologia, mentre i giornali di opinione lo pieghino a una tesi preesistente: fragilità di sistema per Il Foglio, escalation per Il Manifesto. In sintesi, la chiave che ritorna sulle prime pagine è “faida o Kiev?”, due parole che spiegano l’incertezza.

Stellantis: il conto dell’elettrico o crisi d’impresa?

Il crollo in Borsa (-25%) e i 22 miliardi di svalutazioni accendono un coro nazionale. Il Messaggero mette in fila “perdite per 22 miliardi” e “stop al dividendo”, mentre Il Giornale dà la colpa alla “favola elettrica” e all’ex ad Tavares. La Verità parla di “auto elettrica” che fa “sbandare” i conti, e Avvenire riferisce di “ristrutturazione” e caduta del titolo. La Stampa ricostruisce i numeri e sottolinea il riposizionamento verso i mercati Usa, mentre Domani titola: “È la crisi di un’azienda, non del mercato”, rifiutando la lettura ideologica anti-green.

La differenza editoriale qui è di metodo: le testate più identitarie trasformano il tracollo in una resa dei conti con l’elettrico e con l’Ue, come lascia intendere anche Il Fatto Quotidiano con la provocazione “Colpa sua? No, dell’Ue”, mentre il versante analitico (La Stampa, Domani, Corriere della Sera) legge scelte manageriali e cicli globali. Sullo sfondo, il governo: Il Foglio segnala che Meloni cerca “misure contro il caro bollette” e una soluzione per l’energia, e Secolo d’Italia insiste sul messaggio di “spirito italiano” anche nell’industria. Qui la citazione che cristallizza la frattura è asciutta: “-25%”.

Conclusione

La giornata mediatica racconta un’Italia in controcanto: patriottica e festante sulle Olimpiadi per Il Giornale, Il Messaggero e Secolo d’Italia; iper-vigilante sulle stesse pagine per La Repubblica e La Stampa. I nodi veri - giustizia e sicurezza economica - emergono nelle cornici divergenti del referendum e di Stellantis: “interferenza” o riequilibrio istituzionale nel primo caso, “fallimento del green” o crisi di governance nel secondo. Intanto, sullo sfondo geopolitico, l’agguato di Mosca diventa un test della tenuta del potere russo per Corriere della Sera, Il Foglio e La Stampa. Se c’è un filo rosso che unisce le prime pagine, è questo: un Paese che si divide sui significati, più che sui fatti, e una stampa che, nel migliore dei casi, ci aiuta a distinguere simboli da sostanza.