Introduzione
Sulle prime pagine di oggi dominano quattro fili narrativi: ordine pubblico e Olimpiadi, la polemica su Sanremo e il caso Pucci, il trionfo sportivo azzurro, e uno sguardo sull’Europa (più il cambio di passo in Giappone). Il tema sicurezza apre su Corriere della Sera, La Stampa, Il Messaggero, Il Mattino e Il Gazzettino, con l’affondo di Giorgia Meloni contro i “nemici dell’Italia” dopo gli scontri a Milano e i sabotaggi ai treni. In parallelo, La Repubblica enfatizza la controffensiva del Pd, mentre Il Fatto Quotidiano rovescia il frame: “svolta autoritaria” e garanzie in bilico.
Il secondo asse è culturale-mediatico: il passo indietro di Andrea Pucci da Sanremo scatena interpretazioni opposte. Il Giornale e Secolo d’Italia parlano di “censura rossa” e “derive illiberali”, La Verità allarga al “doppiopesismo” delle élite, La Stampa registra “la ritirata di Pucci” mentre La Repubblica titola “Pucci scappa e Meloni grida alla censura” e Domani legge l’episodio come distrazione dagli scandali Rai. Sullo sfondo, il racconto luminoso dei Giochi: record di medaglie per gli azzurri e il bronzo di Sofia Goggia, esaltati da Corriere, La Repubblica, Il Gazzettino, Il Messaggero e Leggo, mentre Il Foglio punge il rito dei “grandi eventi”. Infine, le pagine d’estero: l’analisi europeista del Corriere e del Foglio, il focus di Repubblica sul vertice Ue, e la vittoria in Giappone di Sanae Takaichi, in grande evidenza su La Stampa e Il Messaggero.
Olimpiadi, proteste e la cornice della sicurezza
Corriere della Sera apre con “Giochi e cortei violenti”, rilanciando le parole della premier (“sono nemici dell’Italia”) e affiancando l’intervista al ministro dell’Interno Piantedosi sul rischio di “caos generalizzato”. Stessa regia su Il Messaggero (“Sabotaggi, si indaga per terrorismo”), Il Mattino (“pista terrorismo”) e Il Gazzettino (“Treni, s’indaga per terrorismo”), tutti a sottolineare la pista eversiva, il danno d’immagine e la linea dura del Mit pronta a chiedere danni. La Stampa riprende l’affondo di Meloni ma affianca un commento critico (“L’errore di scegliere solo la repressione”), mentre La Repubblica rimarca il controcanto delle opposizioni e la “sinistra illiberale” evocata dalla premier.
Sul versante identitario, Il Foglio pubblica il j’accuse “Il disastro del governo sulla sicurezza” della sindaca di Genova Silvia Salis, ribaltando l’equazione destra=ordine: organici insufficienti e città lasciate sole. Il Giornale spinge invece sul registro penale (“scontri e sabotaggi: è terrorismo”, “pista anarchica”), e Secolo d’Italia sintetizza in chiave militante (“delinquenti contro i Giochi”). Leggo inserisce il dato di cronaca (sei denunciati e due agenti feriti), mentre L’Edicola, pur in chiave generalista, alza il tono sulla “guerriglia” e sulle accuse incrociate tra maggioranza e opposizioni.
La differenza di tono è netta. I quotidiani generalisti più istituzionali - Corriere e Il Messaggero - costruiscono un frame di law & order con fonti governative e inchieste, mitigato da richiami alle garanzie (Corriere: “Le garanzie in bilico”). La Stampa e La Repubblica problematizzano i rischi di una stretta esclusivamente repressiva, mentre Il Fatto Quotidiano sposta il focus sul “decreto Sicurezza” come “svolta autoritaria”. L’editoriale di Il Foglio, pur con taglio liberal, attacca la maggioranza sul piano dell’efficacia amministrativa. Le testate di destra - Il Giornale, Secolo d’Italia, La Verità - polarizzano: parlano di terrorismo, antagonisti “coccolati” e responsabilità della sinistra.
Sanremo, Pucci e la guerra culturale
Il caso Pucci è il detonatore perfetto del conflitto simbolico. Corriere della Sera registra la rinuncia del comico, la denuncia delle “minacce” e l’eco politica: Meloni parla di “deriva illiberale”, mentre il Pd ribatte. La Stampa titola “la ritirata di Pucci”, raccoglie solidarietà trasversali e pubblica il commento di Flavia Perina sul “surreale auto-editto bulgaro”. Sul fronte opposto, Il Fatto Quotidiano vira la narrazione: “Pucci scappa e Meloni grida alla censura”, bollando l’operazione come capro espiatorio utile. Domani spinge ancora oltre: la premier userebbe il caso “come arma di distrazione” dopo gli scandali Rai.
Nella galassia di destra il lessico è bellico: Il Giornale parla di “Purghe democratiche”, Secolo d’Italia grida alla “censura rossa” e La Verità ne trae la morale del “comico più pericoloso dei devastatori”. Il Gazzettino ricostruisce la sequenza - annuncio, critiche per vecchie battute, rinuncia per “minacce” - e Il Messaggero inserisce l’episodio in un’analisi sulla difficoltà della destra a governare l’immaginario di Sanremo. Qui contano pubblico, target e codici: il Festival come specchio dell’egemonia culturale, conteso fra un mainstream progressista e la pretesa di pluralismo della maggioranza.
Il tono riflette l’identità editoriale: i quotidiani conservatori difendono la libertà artistica contro le “gogne” e leggono Sanremo come “TeleMeloni?” rovesciata; quelli del centrosinistra vedono l’ennesima forzatura comunicativa della premier. In mezzo, Corriere e La Stampa usano registro cronachistico-analitico, ma con accenti diversi: il primo bilancia con pezzi sulle “garanzie” e sul pluralismo, la seconda segnala l’effetto-boomerang di un clima da liste di proscrizione. L’assenza rilevata da più testate è un chiarimento di Rai e direzione artistica sui criteri editoriali: resta il gioco delle parti, mentre il pubblico - e gli inserzionisti - giudicano.
Giochi invernali: euforia azzurra e ombre
Corriere della Sera, La Repubblica e Il Gazzettino aprono lo sport su una “giornata storica”: sei medaglie in un solo giorno per l’Italia, con il bronzo di Sofia Goggia. Il Messaggero parla di “Infinita Sofia” e allarga al bilancio complessivo (nove podi), mentre Leggo celebra “Storica Goggia” e ricorda la “caduta choc” di Lindsey Vonn, dettaglio che Il Gazzettino precisa con la frattura. Il Giornale tiene assieme orgoglio azzurro e polemiche Usa (“Trump bombarda gli atleti”), segno di quanto lo sport sia oggi un campo politico.
In controtendenza, Il Foglio ironizza sui “grandi eventi” e sulla retorica pacificatrice, ricordando che lo sport è “competizione” e persino “simulazione della guerra”. Un controcanto utile a bilanciare il patriottismo celebrativo: là dove Corriere e La Repubblica enfatizzano il record, c’è chi chiede di guardare anche a costi, sicurezza e priorità. Il Gazzettino aggiunge il tassello sicurezza con il furto ai danni dei bobbisti israeliani (circostanze da chiarire), ulteriore prova che Giochi ed ordine pubblico restano intrecciati. Il risultato: un racconto sdoppiato tra orgoglio nazionale e allarmi che rimbalzano sui social della premier.
Europa e mondo: federalismo pragmatico e Tokio che cambia
Sul fronte Ue, Corriere della Sera rilancia l’idea del “federalismo pragmatico” con Angelo Panebianco, mentre Il Foglio pubblica due tasselli coerenti: Renato Brunetta (“All’Europa serve Draghi”) e un richiamo all’industria (“Ue perdente senza fabbriche”) in vista del vertice sulla competitività e dei rapporti Draghi-Letta. La Repubblica affida a Paolo Gentiloni l’editoriale sulle scelte di Berlino per un’Europa “potenza”, con attese concrete dal Consiglio europeo. È un perimetro europeista abbastanza condiviso, pur con dialettiche sui tempi e sugli strumenti.
Sul versante Asia, La Stampa e Il Messaggero puntano forte su Sanae Takaichi: vittoria “alla grande” e agenda di riarmo per Tokyo, con implicazioni sull’asse con l’Italia. La Verità parla di “valanga di voti” e L’Edicola registra la “maggioranza assicurata”, segno di una notizia che filtra trasversalmente, seppur con enfasi diverse. Intanto, nel mondo anglosassone, Il Foglio annota la scossa ai vertici laburisti nel Regno Unito per gli “Epstein files”, mentre Corriere e Il Giornale seguono la polarizzazione Usa tra atleti e Trump.
La convergenza qui è maggiore: Corriere, Repubblica, Il Foglio e La Stampa leggono la contingenza come prova generale di un’Europa più integrata e consapevole; le testate più politiche spostano l’attenzione sul riflesso domestico (governo, Rai, opposizioni). Ciò che manca, quasi ovunque, è il dettaglio di misure italiane su competitività e reindustrializzazione: molte analisi, poche cifre operative.
Conclusione
Le prime pagine di oggi restituiscono un’Italia in controluce: euforica nello sport, ansiosa sulla sicurezza, conflittuale sulla cultura pop e prudente - ma interessata - sul destino dell’Europa. Corriere della Sera e Il Messaggero marciano su un binario istituzionale; La Repubblica e La Stampa alzano il livello critico; Il Giornale, La Verità e Secolo d’Italia polarizzano il lessico; Il Fatto Quotidiano e Domani spostano il fuoco sulle garanzie e sulla Rai. In mezzo, Il Gazzettino e Il Mattino mostrano come la narrazione nazionale filtri nei territori. Il quadro che ne esce è di una democrazia che discute - spesso sopra le righe - di che cosa significhi oggi “ordine” e di chi custodisca davvero l’egemonia culturale.