Introduzione

Le prime pagine di oggi si muovono tra dolore collettivo, allarmi economici e riscatto sportivo. Il caso di Domenico, il bimbo morto dopo il trapianto di un “cuore bruciato”, domina su La Repubblica, Il Corriere della Sera, La Stampa e Il Mattino, che titolano sull’indagine per omicidio colposo e sulla richiesta della madre: giustizia e verità. In parallelo, il rilancio dei dazi “al 15%” da parte di Donald Trump è il secondo fil rouge: La Repubblica, La Stampa, Il Messaggero e Domani spiegano la sfida alla sentenza della Corte Suprema e le possibili contromisure europee, con l’intervento del governatore di Bankitalia Fabio Panetta come bussola nazionale.

Un terzo asse attraversa cronaca e diritti: l’omicidio di Rogoredo, con nuove ricostruzioni su ritardi nei soccorsi e ipotesi di pizzo, è raccontato da Il Manifesto, Il Fatto Quotidiano, La Stampa e Il Corriere della Sera, ciascuno secondo la propria lente su legalità e garanzie. Infine, Milano-Cortina chiude in gloria: Il Gazzettino e La Stampa celebrano l’Italia record nello skicross (oro Deromedis, argento Tomasoni), mentre La Repubblica e Il Corriere della Sera tornano anche sull’ennesima gaffe di Raisport legata alla squadra israeliana. Il risultato complessivo è un’Italia emotivamente esposta, che oscilla fra richiesta di responsabilità, timori economici e bisogno di riconoscersi in un successo condiviso.

Sanità, responsabilità e il caso Domenico

La Repubblica apre senza giri di parole: “Domenico, fine annunciata”, con focus sugli errori nella catena Bolzano-Napoli e sulla madre che chiede giustizia. Il Corriere della Sera spiega “tutti gli errori” e sottolinea che i device dei medici sono stati sequestrati, mentre Giorgia Meloni invoca “piena luce”. Il Mattino, da Napoli, mette al centro l’inchiesta locale (“Domenico, ora la verità”), dettaglia il “blackout” temporale dell’espianto-trasporto e raccoglie la testimonianza della madre. La Stampa incrocia piani emotivi e giudiziari, rilanciando: “Giustizia per Domenico” e ricordando la promessa di accountability verso chi “lo guardava negli occhi”.

Il tono varia con l’identità editoriale: Avvenire propone una riflessione compassionevole (“Nella luce dolce di Domenico”), mentre Il Giornale incornicia l’addio con l’impronta del racconto civile (“Ciao Angelo”) e La Verità attacca le “speculazioni sul fine vita”, prendendo le distanze da letture ideologiche. La differenza sta nel target: La Repubblica e Il Corriere della Sera tengono insieme cronaca giudiziaria e sistema sanitario; Il Mattino privilegia la prossimità territoriale; La Stampa unisce reportage e cornice istituzionale. Tra le righe, emerge l’assenza di un dibattito sistemico sui trasporti d’organo: molti titoli invocano responsabilità individuali, pochi allargano lo sguardo a protocolli e governance.

Dazi, Europa e “effetto Donald”

Sul fronte economico, La Repubblica parla di “ritorsione dazi” e scandisce la sequenza: stop della Corte Suprema, immediato rialzo di Trump al 15%, Ue in cerca di una postura comune. La Stampa è più assertiva sul backlash domestico: “Imprese Usa in rivolta” e richiesta danni per 130 miliardi, mentre inserisce la voce di Panetta (“conto pagato dagli americani”) e richiama Stiglitz. Il Messaggero insiste su Panetta e sul bisogno di “nuovo multilateralismo”, articolando il paradosso di guerre tariffarie che colpiscono prima chi le lancia. Il Corriere della Sera lavora di analisi: scenario di Rampini, spiegazione di Fubini su perché l’Ue “ora paga di più”, e contromosse potenziali.

Qui il posizionamento conta. Domani legge i dazi anche in chiave politica interna: “Meloni teme l’effetto Donald”, ovvero i contraccolpi di un caos globale su una maggioranza che ha scommesso su stabilità e crescita. Avvenire, coerente con la sua impronta, rifiuta “barriere” e invita a non arrendersi alla frammentazione. La diversità di frame - geopolitico su La Repubblica, pro-impresa su La Stampa, istituzionale su Il Messaggero, analitico sul Corriere - riflette i pubblici di riferimento: chi vuole capire i dossier Ue, chi teme il colpo ai mercati, chi cerca la bussola di Bankitalia, chi ha bisogno di contesto transatlantico. Manca, quasi ovunque, un affondo su filiere italiane specifiche: automotive, agroalimentare e macchine utensili compaiono solo implicitamente.

Rogoredo, tra verità giudiziaria e narrazione della sicurezza

Sul delitto di Rogoredo, Il Manifesto porta dati che fanno discutere: “Mansouri poteva essere salvato”, puntualizzando i 23 minuti tra lo sparo e la chiamata al 118 e l’ora di agonia ricostruita dagli incroci telefonici. Il Fatto Quotidiano evidenzia anomalie probatorie (“sparito un cellulare”, ipotesi di pizzo), mentre La Stampa rilancia accuse circostanziate (“200 euro e 5 grammi di coca al giorno”), segnalando un quadro di rapporti opachi e minacce. Il Corriere della Sera si concentra sul fronte investigativo (“chat, telefonate e ipotesi pizzo”), confermando il sequestro di dispositivi e i filoni che puntano a collusioni e ritardi.

La differenza di tono è netta: Il Manifesto e Il Fatto Quotidiano inquadrano la vicenda come stress test dello stato di diritto e della catena di comando; La Stampa e il Corriere, più mainstream, bilanciano garanzie con il bisogno di ordine pubblico. Colpisce La Verità che, pur schierandosi spesso a difesa delle forze dell’ordine, oggi annuncia “zero sconti” a chi “sporca la divisa”: un segnale alla propria platea conservatrice che distingue tra tutela dell’istituzione e responsabilità individuale. L’Edicola, da cronaca nazionale, conferma l’impianto accusatorio sullo scambio droga-soldi. Restano però poco visibili, quasi ovunque, le voci delle comunità locali e degli operatori sociali del “boschetto”: un’assenza che impoverisce la comprensione del contesto.

Olimpiadi, catarsi collettiva e ombre mediatiche

Il Gazzettino apre sull’orgoglio: trenta medaglie, “Italia nell’oro”, doppietta nello skicross con l’oro di Simone Deromedis e l’argento di Federico Tomasoni, che dedica la gara alla fidanzata Matilde Lorenzi. La Stampa parla di “un’Italia mai così d’oro”, mentre Il Corriere della Sera titola “Italia a forza dieci” e sottolinea la dedica sul casco; La Repubblica celebra la “favola” dello skicross con la stessa immagine catartica di sport che guarisce. In controluce, però, torna la polemica: la “nuova gaffe di Raisport” su Israele è in evidenza su La Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Gazzettino e La Stampa, segno di una ferita ancora aperta dopo gli scivoloni dell’inaugurazione.

La pagina sportiva, dunque, funziona da anestetico nazionale ma non cancella le fratture. Le testate generaliste (La Stampa, Il Corriere, La Repubblica) intrecciano pathos e accountability verso il servizio pubblico, mentre Il Gazzettino rimarca la dimensione territoriale di Cortina. Interessante l’angolo di La Verità, che pubblica la “scaletta segreta” della chiusura: un giornalismo più “dietro le quinte” che intercetta il pubblico tifoso e diffidente verso la Rai. L’equilibrio dei toni resta sobrio: si celebra l’“angelo” evocato da Tomasoni, ma si registra - con un unico, glaciale virgolettato - l’audio incriminato (“Evitiamo l’equipaggio israeliano”), a ricordare che il racconto nazionale dello sport italiano, oggi, è anche un test di inclusione.

Conclusione

Dal dolore per Domenico al caso Rogoredo, dai dazi di Trump al trionfo nello skicross, le prime pagine compongono un Paese in bilico tra richiesta di verità, paura per l’incertezza economica e bisogno di simboli positivi. Le differenze editoriali - l’empatia civile de La Repubblica, la struttura analitica del Corriere della Sera, l’impronta pro-impresa de La stampa, l’ancoraggio territoriale de Il Mattino, l’attenzione etica di Avvenire, la vigilanza militante de Il Manifesto - riflettono segmenti sociali differenti ma anche una comune ansia di affidabilità. Se c’è un filo rosso, è questo: l’Italia chiede istituzioni che funzionino, mercati comprensibili e una narrazione pubblica all’altezza. La stampa, oggi, lo registra con nettezza, ma segnala anche ciò che manca: una discussione di sistema che superi l’emergenza e metta a fuoco regole, responsabilità e futuro.