Introduzione
Le prime pagine americane, da nord a sud del continente, convergono oggi su tre grandi filoni: lo scandalo del video razzista postato e poi rimosso dai canali social di Donald Trump, il nodo dei conti pubblici con inchieste e frizioni istituzionali soprattutto in Brasile, e l’apertura dei Giochi invernali di Milano-Cortina che accende riflettori sportivi e simbolici, specie in Canada e Brasile. Il tema Trump domina la cronaca negli Stati Uniti con The Guardian (edizione USA) in posizione d’apertura, ma riecheggia con forte rilievo anche sulle testate brasiliane O Estado de S. Paulo e O Globo, oltre che sull’argentina Clarín.
In America del Sud, Folha de S.Paulo e O Globo mettono a fuoco uno spartito interno fatto di scandali finanziari, privilegi del pubblico impiego e la situazione giudiziaria di Jair Bolsonaro, mentre in Argentina La Nación e Clarín bilanciano politica e economia: dalla marcia della CGT contro la riforma del lavoro all’accordo con Washington che amplia di cinque volte il contingente di carne esportabile. In Canada, The Globe and Mail preferisce il respiro olimpico (e un caso di corruzione nella polizia dell’Ontario) a quello politico statunitense, segnando una divergenza di priorità tipicamente nordamericana.
Trump, il video e la lente sulle fratture americane
The Guardian (USA) apre con il rifiuto di Trump di scusarsi per il video che raffigura Barack e Michelle Obama come scimmie, un contenuto rilanciato dal suo account e poi cancellato. Il quotidiano sottolinea la contraddizione tra lo scarico di responsabilità sullo staff e l’ammissione del presidente di aver «approvato» la pubblicazione, evidenziando la reazione indignata bipartisan, sebbene non unanime. O Estado de S. Paulo porta il tema in grande evidenza e ricostruisce la sequenza: prima la minimizzazione, poi la rimozione attribuita a un errore di un collaboratore e infine la difesa personale del capo della Casa Bianca; il giornale cita anche la dura presa di posizione del senatore repubblicano Tim Scott, definendo il post "il ‘più razzista’". O Globo insiste sull’“onda di critiche”, compresa quella repubblicana, e incornicia l’episodio in una narrazione di radicalizzazione politica. Clarín, in Argentina, riprende la vicenda con un tono scandito e visivo, richiamando la provenienza del video (IA) e l’effetto virale prima della rimozione.
Il quadro che emerge è duplice. Negli Stati Uniti, The Guardian accentua il risvolto istituzionale e morale — la tenuta del discorso pubblico e l’uso della presidenza come megafono — mentre in Brasile O Estado de S. Paulo e O Globo privilegiano la dinamica comunicativa e gli effetti politici, più che l’inchiesta puntuale sui retroscena. In Argentina, Clarín si concentra sul carattere di oltraggio e sull’atto della rimozione, trasformando l’episodio in un barometro del clima digitale globale. Il denominatore comune è la percezione di una ferita razziale ancora aperta; la differenza è nel riflesso locale: negli Stati Uniti suona come un test di leadership, in Brasile e Argentina come un segnale d’allarme sul contagio della polarizzazione.
Bilanci pubblici, scandali e aperture commerciali
Folha de S.Paulo mette in prima un’inchiesta che tocca il cuore della previdenza dei dipendenti pubblici: almeno 100 enti (tra statali e municipali) hanno investito complessivamente R$ 238 milioni in fondi legati al grupo Master, che a sua volta alocava risorse in immobili e società vicine al proprietario, con perdite su alcuni asset. O Globo amplia la cornice con un focus strutturale: i “privilegi” del settore pubblico — 60 tipi di indennità e gratifiche — costano circa R$ 20 miliardi l’anno fuori dal tetto e sono ora nel mirino, mentre il dibattito politico chiede di frenare nuovi aumenti. O Estado de S. Paulo, sul versante finanziario, segnala la vendita accelerata di attivi per R$ 5 miliardi da parte del BRB per contenere una crisi di liquidità e riporta l’appoggio del ministro Haddad alla fine dei cosiddetti "penduricalhos". In parallelo, La Nación illumina un altro tipo di risposta economica: l’espansione del contingente di carne argentina esportabile negli Stati Uniti, da 20.000 a 100.000 tonnellate, subito dopo un accordo bilaterale di commercio e investimenti.
Le letture nazionali divergono per priorità e tono. Folha de S.Paulo privilegia la tracciabilità dei flussi e il rischio sistemico per la previdenza, mentre O Globo sposta l’attenzione sulla correzione delle storture di spesa e l’impatto macro-fiscale. O Estado de S. Paulo intreccia governance e stabilità finanziaria, con una lente più tecnica su banche e regolazione. La Nación, invece, mette in scena l’apertura di mercato come volano di crescita e segnale politico della presidenza Milei, includendo l’intenzione di accelerare l’ingresso di farmaci USA e la riduzione di dazi. Sullo sfondo, la mobilitazione sindacale che Clarín e La Nación annunciano contro la riforma del lavoro aggiunge un controcanto sociale alle strategie pro-mercato, mentre in Canada The Globe and Mail preferisce un’agenda domestica fatta di indagini su corruzione di polizia e una spinta dell’Ontario verso investimenti in asset privati: un’attenzione più “ordinaria” ai meccanismi di governance che contrasta con l’urgenza sudamericana.
Olimpiadi, soft power e narrazioni nazionali
The Globe and Mail fa dei Giochi invernali di Milano-Cortina il filo conduttore della propria edizione, celebrando un’apertura "da ricordare" e proponendo ritratti simbolici dell’identità sportiva canadese, da Jon Cooper a Sidney Crosby. O Estado de S. Paulo coglie l’onda con un forte accento brasiliano: Lucas Pinheiro Braathen, fuoriclasse dello slalom, è messo al centro come “speranza che viene dal gelo”, con immagini e riferimenti di stile che mescolano sport e moda. O Globo racconta la cerimonia “à moda italiana” con richiami alla pace, tributi a Giorgio Armani e la presenza di star come Mariah Carey, ma segnala anche le contestazioni con fischi rivolti alle delegazioni di USA e Israele. Folha de S.Paulo, oltre al racconto dell’apertura, sottolinea la particolarità di Braathen — nato in Norvegia e figlio di brasiliana — come simbolo di una nuova geografia sportiva per il paese tropicale.
La triade di sguardi rivela geografie culturali differenti. The Globe and Mail usa i Giochi per rimarcare coesione e responsabilità agonistica (“quando il Paese chiama, Crosby risponde”), ribadendo un canone nazionale del ghiaccio. O Estado de S. Paulo e Folha de S.Paulo sfruttano l’evento per aggiornare il mito sportivo brasiliano in chiave invernale, trasformando un’atipicità in motivo d’orgoglio. O Globo lega il racconto estetico alla temperatura politica globale, con i fischi che ricordano quanto lo sport resti un palcoscenico del soft power. In controluce, l’Argentina propone sulla cultura un’altra nota: La Nación misura il crollo della biglietteria cinematografica di gennaio, attribuito a streaming e portafogli più selettivi, a conferma che i consumi culturali della regione stanno cambiando velocemente.
Conclusione
La mappa mediatica odierna delle Americhe segnala, insieme, fratture e normalizzazioni. Il caso Trump — evidenziato da The Guardian, O Estado de S. Paulo, O Globo e Clarín — catalizza un dibattito sul linguaggio del potere e sulla resilienza delle istituzioni. Le priorità fiscali e la governance — dal dossier Master di Folha de S.Paulo alle indennità nel mirino di O Globo, fino al BRB di O Estado e all’apertura commerciale raccontata da La Nación — mostrano Sudamerica in cerca di disciplina e crescita. Mentre The Globe and Mail ricorda con le Olimpiadi che il continente non è solo politica: sport, identità e aspirazioni collettive continuano a definire le gerarchie delle notizie, spesso in direzione opposta alle emergenze del vicino di casa.