Introduzione

Nelle Americhe, oggi le prime pagine raccontano tre grandi fili narrativi: la nuova crisi istituzionale in Perù, gli omaggi a Jesse Jackson e l’onda lunga del Carnevale. Clarín, il maggiore quotidiano argentino, apre con la destituzione del presidente peruviano José Jeri, mentre O Estado de S. Paulo, storico giornale paulista, e The Wall Street Journal, quotidiano economico statunitense, rilanciano il tema con angolature diverse. In parallelo, The Guardian (edizione USA), testata britannica con edizione americana, guida il coro delle commemorazioni per Jackson insieme allo stesso Wall Street Journal, con riflessi anche sulle pagine brasiliane di O Globo, grande quotidiano di Rio, e di O Estado.

Sul versante culturale, O Globo mette in copertina la potenza estetica e politica del Carnevale carioca, affiancata dal verdetto di São Paulo su Mocidade Alegre che campeggia su O Estado de S. Paulo; dall’altra parte del Golfo del Messico, The Wall Street Journal sceglie il Mardi Gras di New Orleans come fotografia simbolo. Il quadro nord-sud è marcato: negli Stati Uniti spiccano anche i titoli economico-finanziari (la contesa Warner-Paramount-Netflix), mentre in Brasile irrompe un caso istituzionale sensibile, l’indagine della Polícia Federal su presunti accessi illeciti a dati fiscali di giudici del Supremo.

Crisi peruviana e letture a confronto

Clarín fa del Perù il titolo d’apertura: “Otro presidente destituido en Perú”, sottolineando che sarebbe il “sexto en 10 años” e ricordando che Jeri è rimasto solo quattro mesi al potere e che il Congresso sceglierà oggi il successore. O Estado de S. Paulo tiene la storia in alto nella sezione “América Latina”, mettendo l’accento sull’eccezionale turnover (“oitavo presidente em 10 anos”) e sul meccanismo dell’impeachment votato a Lima. The Wall Street Journal inserisce la notizia nel blocco di “World News”, legandola alla dimensione strategica: un nuovo scossone in “uno dei più importanti esportatori di minerali essenziali”. L’insieme costruisce un caso regionale con risonanza continentale, in cui il vicino sudamericano diventa termometro di instabilità per tutta l’area.

Le differenze di tono sono rivelatrici. Clarín privilegia la contabilità dello shock politico e la sequenza elettorale immediata, in chiave di impatto e urgenza; O Estado de S. Paulo adotta il registro istituzionale, mettendo in fila procedura, numeri e precedenti; The Wall Street Journal guarda al Perù come nodo della catena globale delle materie prime, segnalando implicazioni per mercati e forniture. Il risultato è un mosaico in cui il Sud enfatizza la governabilità e la cronaca parlamentare, mentre la testata statunitense filtra la crisi attraverso rischi e stabilità economica internazionale.

Jesse Jackson, un’eredità che attraversa i confini

The Guardian (USA) dedica l’apertura ai tributi bipartisan per Jesse Jackson, con messaggi di Joe Biden, Barack Obama e anche Donald Trump che lo definiscono “uno dei più grandi patrioti”. The Wall Street Journal pubblica in prima l’obituario e ricorda la forza oratoria del reverendo e le campagne presidenziali degli anni ’80. In Brasile, O Globo segnala in “Obituários” l’“ativismo como razão de viver”, mentre O Estado de S. Paulo titola che il “reverendo herdou liderança da luta dos direitos civis nos EUA”, traducendo per il lettore brasiliano la centralità di Jackson nel pantheon civile americano.

Qui lo scarto non è tra Nord e Sud, ma tra registri: The Guardian (USA) offre un racconto emotivo e corale, con Obama che lo saluta come un “vero gigante”; The Wall Street Journal mantiene l’equilibrio del profilo storico-istituzionale, incorniciando Jackson nella lunga marcia dei diritti e nella politica democratica. O Globo e O Estado veicolano la notizia come tassello di storia mondiale, integrandola in pagine dedicate ai necrologi e agli esteri. L’eco transcontinentale è amplificata da un sottofondo comune: nelle stesse edizioni, Brasile e Argentina parlano anche di razzismo nel calcio europeo (il caso Vinícius Jr su O Globo e O Estado, e la polemica con Prestíanni sulla spalla sportiva di Clarín), segno che la questione dei diritti resta tema vivo su entrambe le sponde.

Il Carnevale, linguaggi diversi della stessa festa

O Globo accende i riflettori su “Os prazeres e as cores do carnaval”, raccontando enredos fortemente identitari: dalla afrolatinidade di Paraíso do Tuiuti all’omaggio di Vila Isabel a Heitor dos Prazeres, fino al manguebeat della Grande Rio. O Estado de S. Paulo mette in risalto il verdetto di São Paulo: “Mocidade Alegre” campione con un centesimo di punto, per un enredo sulla vita dell’attrice Léa Garcia. The Wall Street Journal sceglie la fotografia-icona di “Fat Tuesday” con il titolo “New Orleans Enjoys a Last Bash Before Lent”, un taglio di costume che aggancia la stessa matrice cristiana del calendario festivo.

La cornice è comune, ma il racconto diverge. O Globo costruisce un affresco culturale e politico, dove il Carnevale è rito di memoria afro-brasiliana e laboratorio estetico-civile; O Estado adotta il linguaggio della competizione, tra classifiche e centesimi che fanno la storia del sambódromo. The Wall Street Journal privilegia l’aspetto di costume popolare e di turismo urbano - “Last Bash Before Lent” - con un’immagine che parla da sé. Interessante anche l’assenza di centralità carnevalesca su Clarín, che nella stessa giornata privilegia il terremoto peruviano e l’agenda economico-giudiziaria: nel Cono Sur, la cronaca politica batte la cronaca festiva.

Conclusione

Le prime pagine delineano priorità distinte ma complementari: Sudamerica concentrato su governance e identità (Perù, Carnevale e, in Brasile, la delicata inchiesta della Polícia Federal sugli accessi ai dati fiscali di giudici del STF), Nordamerica più orientato a memoria civile e agenda economico-corporate (gli omaggi a Jackson su The Guardian e The Wall Street Journal, la contesa Warner-Paramount-Netflix sul WSJ). O Globo e O Estado de S. Paulo offrono una lente in cui cultura popolare e istituzioni si intrecciano; Clarín insiste sulla fragilità politica regionale; le testate statunitensi mettono in dialogo storia dei diritti e grandi dossier di mercato. Nel loro insieme, queste scelte editoriali raccontano un continente che, tra crisi e festa, continua a misurare il rapporto tra democrazia, identità e prosperità.