Introduzione

Le prime pagine americane di oggi si concentrano su tre filoni: l’escalation militare degli Stati Uniti in Medio Oriente e la diplomazia parallela di Washington su Gaza; il crescente contraccolpo contro i social media, con Mark Zuckerberg sotto processo; e una serie di tensioni economico-sociali che vanno dai dazi ai posti di lavoro e alle infrastrutture civiche. The Wall Street Journal, il quotidiano finanziario statunitense, apre sull’ammassarsi della “Most Air Power in Mideast Since ’03”, mentre The Washington Post, il principale giornale della capitale USA, intreccia Gaza e Cisgiordania con l’annuncio del Board of Peace di Trump.

Sul versante nordamericano, The Globe and Mail, il maggiore quotidiano canadese, mette in risalto la testimonianza di Zuckerberg nel processo sulla dipendenza da social, mentre USA TODAY, il quotidiano nazionale americano, sottolinea l’onere dei dazi su famiglie e imprese e fa il punto sull’operato di RFK Jr. alla Sanità. In Sud America, Clarín, il più diffuso in Argentina, guida con la chiusura dello storico impianto FATE alla vigilia di uno sciopero generale, e O Globo, il principale giornale di Rio de Janeiro, celebra il trionfo della Viradouro al Carnevale ma rilancia anche il caso Zuckerberg. O Estado de S. Paulo, storico quotidiano brasiliano, legge in chiave geopolitica la freddezza degli alleati USA verso il Board of Peace. È un mosaico che mette a fuoco divergenze di priorità tra Nord e Sud.

Medio Oriente: potenza aerea e diplomazia parallela

The Wall Street Journal insiste sull’eccezionalità del dispiegamento aereo statunitense in Medio Oriente - “Most Air Power in Mideast Since ’03” - e sui dilemmi della Casa Bianca su eventuali attacchi all’Iran. The Washington Post affianca a questa dimensione hard power la cronaca istituzionale del Board of Peace di Donald Trump, riunito oggi a Washington con l’obiettivo dichiarato di stabilizzare Gaza, mentre racconta in parallelo l’approfondirsi del controllo israeliano in Cisgiordania. The Guardian (USA), edizione americana del quotidiano britannico, evidenzia che “importanti alleati europei” hanno declinato l’invito al Board, mettendone in discussione mandato e trasparenza. O Estado de S. Paulo riprende la stessa linea, segnalando l’allontanamento dell’Europa e l’assenza dei principali partner di Washington.

Il tono varia sensibilmente: The Wall Street Journal privilegia capacità e opzioni militari, The Washington Post mette in frizione gli annunci del Board con le ambiguità sul terreno (dal ritiro da Siria alle mosse di annessione in Cisgiordania), mentre The Guardian (USA) e O Estado de S. Paulo puntano la lente sul deficit di legittimazione internazionale. In questo quadro, anche l’informazione latinoamericana filtra la partita mediorientale attraverso la polarizzazione politica statunitense: O Estado de S. Paulo riporta lo scetticismo europeo e i rischi di un’architettura ad hoc che possa “usurpare” l’ONU, mentre The Washington Post elenca adesioni selettive (tra cui l’Argentina di Javier Milei) e l’incertezza sugli esiti concreti. Il risultato è una frattura narrativa Nord-Sud: pragmatismo operativo negli USA, scetticismo istituzionale in Brasile.

Social media sotto processo: tra aule di tribunale e leggi per minori

The Globe and Mail dedica l’apertura giudiziaria alla testimonianza di Mark Zuckerberg nel processo di Los Angeles sulla dipendenza da social tra i giovani, sottolineando l’inedita presenza del CEO davanti a una giuria civile. The Wall Street Journal, in chiave più regolatoria e comparata, osserva che i divieti per i minori stanno “guadagnando slancio” dal Florida alle capitali europee e asiatiche, con l’onda lunga di un backlash culturale sugli smartphone tra adolescenti. The Washington Post richiama in pagina gli sviluppi del “grilling” a Zuckerberg, mentre O Globo sintetizza l’autodifesa del capo di Meta, che definisce “muito difícil” controllare l’accesso dei bambini alle piattaforme.

Anche qui emergono sfumature nazionali: The Globe and Mail insiste sull’eccezionalità processuale e sul contesto internazionale di allarme, The Wall Street Journal collega il caso alle dinamiche legislative negli Stati Uniti e oltre, mentre The Washington Post tratta la vicenda come tassello di una più ampia discussione su poteri regolatori e salute pubblica. O Globo inserisce la vicenda nel flusso di attualità brasiliano, più attento all’impatto sociale e familiare che alle tecnicalità legali. Ne scaturisce un asse Nordamericano che combina aula di tribunale e nuove leggi, con l’America Latina che preferisce un registro di costume e responsabilità sociale, senza rinunciare a rilanciare i passaggi più emblematici del dibattimento.

Economia reale e istituzioni sotto stress

USA TODAY mette sul tavolo il dato politico del giorno: secondo la Federal Reserve di New York, gli americani hanno assorbito “il 90% del peso” dei dazi del 2025, traducendosi in un incremento fiscale di fatto per famiglia. Lo stesso USA TODAY incrocia questo quadro con l’inasprimento delle bollette di riscaldamento, mentre The Washington Post racconta due nervi scoperti della macchina pubblica: le limitazioni ai viaggi del personale FEMA durante il blocco dei fondi e l’emergenza per la maxi-fuoriuscita di liquami nel Potomac. The Wall Street Journal aggiunge un tassello strutturale: l’assalto dei data center ai terreni di periferia in Virginia come nuovo ostacolo all’edilizia abitativa. Sul fronte sudamericano, Clarín fotografa uno shock industriale: la chiusura della storica fabbrica di pneumatici FATE alla vigilia dello sciopero generale, con 920 posti in bilico.

La fotografia è continentale e diseguale: negli Stati Uniti, come mostrano USA TODAY e The Washington Post, il dibattito sui costi dei dazi e le fragilità amministrative si intreccia a tensioni immobiliari descritte da The Wall Street Journal. In Argentina, Clarín rende la crisi occupazionale il titolo d’apertura, mentre in Brasile O Globo e O Estado de S. Paulo seguono il rischio sistemico nel credito con la liquidazione di Pleno e l’allargarsi del conto per il Fondo Garantidor de Créditos. In Canada, The Globe and Mail offre uno sfondo politico-istituzionale con il rafforzamento dei Liberali verso la maggioranza e, sul versante economico, ricorda in pagina business che Ottawa e Città del Messico restano impegnate alla revisione trilaterale dell’accordo commerciale con Washington. Nord e Sud guardano allo stesso ciclo di strette e riallocazioni, ma con lenti diverse: per gli USA la questione è chi paga e come reggere i servizi; per il Cono Sud, la priorità è l’occupazione e la resilienza finanziaria.

Conclusione

Dalle pagine di The Wall Street Journal e The Washington Post emerge un’America concentrata su potenza militare, governance e costi interni; The Guardian (USA) e O Estado de S. Paulo segnalano la distanza europea dal Board of Peace, mentre The Globe and Mail e O Globo contribuiscono a fare dei social media un terreno di confronto giudiziario e culturale. Clarín riporta la crisi industriale in primo piano, a ricordare che nel Sud le emergenze del lavoro prevalgono. L’assenza di grandi testate messicane nel campione odierno limita il confronto pienamente continentale, ma la mappa che ne deriva è chiara: il Nord discute strumenti e istituzioni, il Sud misura gli impatti su salari, credito e coesione sociale.