Introduzione
Le prime pagine americane, da Nord a Sud, convergono oggi su due assi: la storica sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che boccia i dazi globali di Donald Trump e l’immediata reazione della Casa Bianca con un nuovo balzello del 10%; e la crescente tensione con l’Iran, con l’ipotesi di attacchi “limitati”. Negli Stati Uniti, The Wall Street Journal, il quotidiano economico statunitense, guida la lettura istituzionale e politica della vicenda tariffaria, mentre The Guardian (USA), edizione americana del quotidiano britannico, insiste su basi legali, scadenze e deroghe. In Sud America, Folha de S.Paulo, il maggiore giornale brasiliano, e O Globo, il principale quotidiano di Rio, misurano effetti su export, mercati e catene del valore, con titoli che parlano di freno imposto a Trump e di cauto ottimismo per l’industria brasiliana.
Sul fronte geopolitico, The Globe and Mail, il principale quotidiano canadese, segnala che Trump sta valutando “strike limitati” contro Teheran, un tema che risuona con forza anche su O Estado de S. Paulo e O Globo. In controluce, un terzo tema tiene banco in chiave nazionale: la frenata del PIL USA raccontata dal The Wall Street Journal e, dall’altra parte del continente, il calo del dollaro in Argentina che apre la prima pagina di Clarín. L’insieme compone un mosaico in cui Nord e Sud condividono la centralità della politica economica americana, ma con accenti diversi: più istituzionali negli USA e in Canada, più pragmatici e mercatisti in Brasile e Argentina.
Dazi, sentenza e controffensiva di Trump
The Wall Street Journal mette al centro la decisione 6-3 della Corte Suprema (“Court Rejects Trump’s Tariffs”) e ne sottolinea l’impatto politico immediato: il “piano tariffario alterato” collide con la stagione elettorale, perché le nuove leve ipotizzate richiedono tempi tecnici o persino voti in Congresso, spingendo la partita in piena campagna di midterm. The Guardian (USA) amplia la cornice normativa: il giornale dettaglia l’uso della Section 122 del Trade Act del 1974, mai invocata prima, con un tetto di 150 giorni e fino al 15%, e riferisce esenzioni per Canada e Messico in coerenza con il patto nordamericano, oltre a deroghe su alcuni alimenti e minerali critici. In Brasile, O Globo apre con “Suprema Corte impõe freio a Trump e derruba tarifão” e codifica la svolta come affermazione dei limiti istituzionali; in parallelo, Folha de S.Paulo titola che la Corte “derruba tarifas” e che Trump rilancia con un 10%, puntualizzando però che non tutte le misure cadono (rimangono ad esempio acciai, alluminio e legname) e che circa il 22% dell’export brasiliano potrebbe trarre beneficio dall’allentamento.
Le differenze di tono sono marcate. The Wall Street Journal legge la vicenda come stress test costituzionale e come variabile di rischio elettorale, con riflessi sui listini (rialzo di S&P e Nasdaq dopo il verdetto). The Guardian (USA) scava nell’architettura giuridica e nella portata inedita dello strumento scelto, accentuando interrogativi sulla sostenibilità legale del nuovo balzello. Folha de S.Paulo privilegia l’effetto-paese: chi vince, chi resta escluso, e quando; O Globo aggiunge la bussola dell’opinione (editoriale sul “limite” imposto a Trump) e la bussola del business (“otimismo com cautela” degli esportatori). Una stessa notizia, dunque, ma con quattro lenti: istituzionale-elettorale (USA), tecnico-legale (USA), industriale (Brasile) e di sentiment di mercato (Brasile), mentre la parola d’ordine che rimbalza dai titoli brasiliani è la promessa di Trump di reagire a quella che definisce una “disgrazia”.
Iran, tra minacce e calcoli di deterrenza
Sul dossier iraniano, The Globe and Mail segnala in prima che Trump sta considerando attacchi “limitati”, legando il tema alla più ampia copertura di sicurezza e politica estera dell’edizione del weekend. O Estado de S. Paulo dedica spazio alla stessa ipotesi (“analisa ‘ataque limitado’ ao Irã”) e aggiunge un tassello regionale cruciale: lo stato di allerta difensivo israeliano. O Globo, in chiave simile, parla di “mobilização de guerra” nella regione e di minacce di colpi circoscritti per forzare un’intesa sul nucleare. Negli Stati Uniti, The Wall Street Journal inquadra il momento come un bivio strategico: accordo che limiti il programma atomico o rischio di un conflitto dagli esiti difficilmente controllabili.
Qui le sfumature nazionali emergono con nettezza. The Globe and Mail, che in prima affianca anche un ampio speciale dall’Ucraina, mantiene un registro analitico, più attento agli equilibri tra alleati e alla logica della deterrenza. La stampa brasiliana - O Estado de S. Paulo e O Globo - sposta l’accento sulla dinamica di escalation e sulle ricadute regionali, con un linguaggio più diretto intorno all’ipotesi di attacco “limitado”. The Wall Street Journal, coerente con la sua matrice economico-politica, collega la tensione a scelte di politica estera che incidono su mercati, energia e percezione del rischio: la crisi mediorientale è letta come variabile che si somma all’incertezza commerciale. Ne esce un quadro nel quale il Nord enfatizza governance e opzioni strategiche, mentre il Sud mette a fuoco effetti e scosse d’assestamento.
Economie in controluce: crescita USA, dollaro argentino e Borsa brasiliana
La pagina economica offre un utile controcampo. The Wall Street Journal registra una brusca frenata del PIL USA nel quarto trimestre (1,4% annualizzato), attribuendo il rallentamento allo shutdown record e a consumi più freddi; in controluce, l’inflazione dà segnali di riscaldamento e il sentiment dei consumatori migliora solo di poco. In Argentina, Clarín apre invece con il dollaro sceso sotto i 1.400 pesos, il minimo da quattro mesi, spiegando il movimento con l’afflusso di valuta legato a collocazioni aziendali e maggiore liquidazione del settore agricolo; le riserve crescono dopo un’emissione provinciale negli Stati Uniti. In Brasile, O Estado de S. Paulo segnala il record dell’Ibovespa e il real più forte (dollaro a R$ 5,17), indicando che la sentenza della Corte USA tende a favorire il ritorno di capitali; The Globe and Mail, sul versante canadese, sposta lo sguardo su produttività e competitività (“cosa può insegnare l’Alabama al Canada”), connettendo il tema alle sfide di lungo periodo più che al ciclo congiunturale.
Le priorità, ancora una volta, divergono. The Wall Street Journal traduce la macro americana in variabili politiche e di mercato, ponendo i dazi respinti e rilanciati come moltiplicatori d’incertezza su inflazione e filiere. Clarín privilegia la termocoppia cambio-riserve, con la politica interna in sottofondo: il dato del dollaro diventa la metrica quotidiana del potere d’acquisto. O Estado de S. Paulo mette in primo piano il canale finanziario e l’effetto fiducia post-sentenza; al contempo, il Brasile segue con attenzione la riforma del lavoro in Argentina (ripresa anche da O Globo), a sottolineare come i due paesi si osservino a specchio. The Globe and Mail, infine, fa da promemoria: anche con l’America al centro del ciclone tariffario, la sfida canadese è strutturale, di produttività e di investimenti, non solo di shock esterni.
Conclusione
La giornata racconta un continente che ruota attorno a Washington ma non in modo uniforme. Sui dazi, The Wall Street Journal e The Guardian (USA) isolano i nodi legali e politici, mentre Folha de S.Paulo e O Globo fanno i conti in banchina con export e prezzi; su Iran e sicurezza, The Globe and Mail calibra la bussola strategica, O Estado de S. Paulo e O Globo enfatizzano la concretezza dell’escalation. In coda, ogni paese rilegge l’economia con lenti domestiche: frenata del PIL e inflation watch negli USA, cambio e riserve in Argentina, Borsa e flussi in Brasile, produttività in Canada. La lezione del giorno è che l’America delle Americhe condivide i titoli, ma ne riscrive il sottotitolo secondo interessi e sensibilità nazionali.