Introduzione
Le prime pagine dell’Asia-Pacifico oggi sono dominate da tre filoni: l’intesa commerciale ad interim tra India e Stati Uniti, i colloqui tra Washington e Teheran sul dossier nucleare iraniano e un’attenzione diffusa all’ordine interno — dal voto in Giappone alla gestione delle tensioni sociali a Hong Kong e Singapore. In India, The Hindu (Delhi), il principale quotidiano nazionale, e The Indian Express mettono in apertura il quadro dell’accordo tariffario con Washington; l’edizione internazionale di The Hindu rafforza il taglio strategico. In Medio Oriente, The Jerusalem Post e Haaretz (English) leggono i contatti USA‑Iran attraverso la lente della sicurezza israeliana e della sfiducia reciproca. In Est e Sud-Est asiatico, Mainichi Shimbun sottolinea l’appuntamento elettorale giapponese, mentre South China Morning Post e The Straits Times riflettono su controllo dei flussi, coesione sociale e governance.
La regione appare attraversata da tensioni intrecciate: da un lato, l’India accelera sull’integrazione economica con Washington; dall’altro, Israele e le monarchie del Golfo osservano con cautela i segnali dalla trattativa USA‑Iran, mentre l’Arab News evidenzia il riavvicinamento economico tra Arabia Saudita e Siria. Sullo sfondo, Milano‑Cortina 2026 entra nei giornali per motivi diversi: Mainichi celebra l’apertura, The Jerusalem Post annota i fischi all’ingresso della delegazione israeliana, indicatore di come i conflitti rimbalzino anche sugli eventi sportivi.
India‑USA: il patto commerciale e le sue letture
The Hindu (Delhi) titola sull’“unveil framework for deal”, riportando che Nuova Delhi ridurrà o azzererà i dazi su tutti i beni industriali e su una vasta gamma di prodotti agricoli statunitensi, mentre Washington porterà al 18% i propri dazi su molte importazioni dall’India e ha già rimosso il sovrapprezzo del 25% imposto nel 2025. L’edizione internazionale di The Hindu riprende il dossier con taglio sistemico — dalla clausola di revisione reciproca degli impegni tariffari al percorso verso un più ampio Bilateral Trade Agreement — e rimarca la promessa di acquisti indiani dagli USA per 500 miliardi di dollari in cinque anni. The Indian Express affianca all’annuncio un’analisi geo‑economica di rottura con la tradizionale postura difensiva indiana verso Washington, e un esame settoriale: tutela di latte e lattiero‑caseari, esclusioni su soia, mais, etanolo, cotone e pollame, oltre alla dinamica “give and take” su mangimi e oli vegetali.
Nel complesso, il tono dei tre giornali indiani è assertivo ma non trionfalistico: The Hindu (Delhi) registra subito la polemica domestica (“il governo si è arreso agli USA”, attacca il Congresso) e dà spazio alle rassicurazioni del ministro Piyush Goyal che l’intesa non penalizzerà gli agricoltori e le PMI. The Indian Express sposta l’attenzione dall’elenco dei prodotti al significato strategico — allineamento delle catene del valore e apertura ai beni tecnologici — pur segnalando le incognite sull’impatto per allevatori e coltivatori di soia. Risalta infine, su tutte le testate, la scansione procedurale: quadro annunciato ora, firma dell’accordo interinale attesa entro metà marzo e progressiva riduzione dei dazi USA.
Washington‑Teheran: tra “muro di sfiducia” e calcolo regionale
Haaretz (English) guida con i colloqui in Oman: cinque ore di confronto, esiti interlocutori, e il monito del ministro Abbas Araghchi sulla necessità di superare un “wall of mistrust”. Il giornale ricostruisce il perimetro negoziale ristretto al nucleare e segnala i messaggi di Washington: Donald Trump definisce l’incontro “very good” e ribadisce che l’Iran non potrà avere “no nuclear weapons”. The Jerusalem Post affianca due piani: l’annuncio di un vertice Netanyahu‑Trump a Washington per discutere i negoziati e la durezza di Teheran sui missili balistici non negoziabili, oltre alle pressioni politiche e alla gestione della tregua di Gaza.
Arab News, con base a Riyadh, offre un contrappunto di priorità: la prima pagina è tutta sul rilancio economico Siria‑Arabia Saudita con maxi‑investimenti in telecomunicazioni, aviazione e due aeroporti ad Aleppo, insieme alla riaffermazione del patto di difesa saudita‑pakistano. Mentre Haaretz e The Jerusalem Post scandagliano rischi e posture della triangolazione USA‑Iran‑Israele, Arab News segnala la normalizzazione araba in chiave infrastrutturale e di sicurezza cooperativa. È una differenza di cornice: per la stampa israeliana la partita è di deterrenza immediata; per quella saudita, l’accento è su connettività, ricostruzione e architettura regionale, con condanne nette anche alle violenze in Sudan.
Ordine interno e coesione: dal voto giapponese alla gestione degli spazi
In Estremo Oriente, Mainichi Shimbun apre sulla giornata di voto per la Camera bassa, presentandola come un giudizio sulla “linea Takaichi” e sui rapporti di forza tra LDP, centro e opposizioni in un contesto di collegi contesi. La stessa prima pagina dedica grande evidenza anche all’apertura delle Olimpiadi invernali di Milano‑Cortina, dettaglio che segnala quanto l’agenda politica conviva con la proiezione internazionale del Paese. L’attenzione al quadro istituzionale interno — partecipazione, trasporti speciali per la copertura del voto, focus sulle soglie di maggioranza — riflette un tono di sobria vigilanza su direzione di governo ed equilibrio tra blocchi.
The Straits Times, autorevole quotidiano di Singapore, porta invece in cima un ragionamento sulla tenuta sociale: il ministro della Giustizia Edwin Tong invita a discutere temi divisivi con empatia, nel pieno di un incremento di casi di radicalizzazione giovanile. Il giornale racconta anche la partecipazione di massa al Singapore Airshow, altro indizio di una città‑Stato attenta sia all’industria aerospaziale sia alla gestione ordinata delle folle. In parallelo, a Hong Kong il South China Morning Post titola su controlli più rigidi nei siti rurali in vista del Capodanno lunare, prevedendo 1,43 milioni di visitatori dalla Cina continentale e misure coordinate su traffico, rifiuti e pattugliamenti, oltre all’intenzione di riprendere una legge sui data breach e a segnali di stretta disciplinare ai vertici dell’Esercito Popolare.
Conclusione
Nel loro insieme, queste prime pagine compongono un mosaico di priorità: l’India punta a capitalizzare il peso economico con un accordo che apre spazi industriali e tecnologici, mentre il Medio Oriente resta sospeso tra negoziato e deterrenza, con Israele in allerta e il Golfo concentrato su ricostruzione e alleanze. In Est Asia domina la cura dell’ordine interno — dal voto giapponese alla coesione sociale singaporiana e alla gestione dell’overtourism a Hong Kong — senza perdere di vista i riflessi globali, sport compresi. Per i lettori italiani, il messaggio è chiaro: l’Asia‑Pacifico non si muove a unisono, ma mette a sistema commercio, sicurezza e governance con accenti diversi, rivelando un’area in cui pragmatismo e precauzione vanno di pari passo.