Introduzione

Le prime pagine dell’Asia-Pacifico si concentrano oggi su tre dossier che illuminano le tensioni e le priorità della regione: la condanna a 20 anni di Jimmy Lai a Hong Kong, la vittoria schiacciante del premier giapponese Sanae Takaichi con il rilancio del dibattito sulla revisione costituzionale, e le proteste in Australia contro la visita del presidente israeliano Isaac Herzog. Il South China Morning Post, autorevole giornale di Hong Kong, e il China Daily (edizioni Hong Kong e continentale) aprono sul caso Lai, mentre la stampa giapponese, con il Mainichi Shimbun, celebra l’ampia maggioranza della coalizione al potere. In Australia, The Australian enfatizza lo scontro di piazza e di narrativa attorno a Herzog.

Accanto a questi temi, emergono interrogativi condivisi sulla sicurezza e sulla tenuta istituzionale: The Straits Times, quotidiano di riferimento di Singapore, dettaglia l’attacco del gruppo di cyber-spionaggio UNC3886 alle quattro principali telco del Paese, e The Hindu, il principale quotidiano indiano, dà grande risalto al braccio di ferro legale sulla revisione straordinaria delle liste elettorali in Bengala Occidentale e allo stallo parlamentare a Nuova Delhi. Una regione, dunque, che guarda insieme a ordine pubblico, tecnologia e regole del gioco democratico.

Hong Kong, legge sulla sicurezza e il caso Lai

Il South China Morning Post offre una trattazione densa della sentenza contro Jimmy Lai, descritta come la più severa finora sotto la legge sulla sicurezza nazionale, e mette in evidenza il contraccolpo internazionale, con le reazioni critiche di Londra, UE e Canberra. Il China Daily, sia nella sua edizione di Hong Kong sia in quella continentale, incornicia invece il verdetto come “giustizia servita”, sottolineando che la corte ha riconosciuto Lai come mente delle cospirazioni e rimarcando l’adesione al primato della legge. La rassegna regionale si completa con il richiamo in prima pagina del The Korea Herald (“Jimmy Lai sentenced to 20 years”) e con il box del The Straits Times che segnala la notizia nella sezione Mondo.

Le differenze di tono sono nette: il South China Morning Post adotta un registro analitico e registra anche la dimensione umana (età e condizioni di salute di Lai), mentre il China Daily insiste sul carattere dissuasivo della pena e sul sostegno delle autorità cittadine al verdetto, citando il capo dell’esecutivo John Lee che parla di crimini “heinous” e “evil”. La stampa coreana, dal The Korea Herald al The Korea Times (che riprende il tema tra le notizie estere), usa un linguaggio più sobrio e contestualizza il caso nel quadro più ampio delle libertà civili in città. Anche il The Straits Times lo integra in un impianto narrativo dominato dalla sicurezza nazionale e dalla resilienza dei sistemi: un contrappunto che suggerisce come, a Hong Kong, la linea ufficiale ribadisca che “justice is done”, mentre i vicini osservano l’eco geopolitica e reputazionale della sentenza.

Tokyo dopo il voto: l’ombra della revisione costituzionale

Il Mainichi Shimbun, grande quotidiano nazionale, titola sulla maggioranza record del Partito Liberal Democratico di Sanae Takaichi (316 seggi alla Camera bassa) e parla esplicitamente di creare le “condizioni” per la revisione della Costituzione. Il The Korea Times dedica l’apertura internazionale all’effetto del trionfo elettorale sul dibattito attorno all’Articolo 9, rilevando che, pur non imminente, la discussione è destinata a intensificarsi; e aggiunge elementi di prudenza istituzionale (i numeri ancora non sufficienti nella Camera alta). Anche il The Korea Herald presenta la vittoria come “storica” e la colloca dentro una cornice di sicurezza regionale, mentre il South China Morning Post segnala le “preoccupazioni di Pechino” rispetto all’orientamento più assertivo del governo Takaichi.

Il confronto inter-asiatico rivela strati di lettura differenti: il Mainichi Shimbun parla a un pubblico domestico mettendo l’accento su mandate e governabilità, mentre i quotidiani coreani oscillano tra analisi costi-benefici e valutazione degli impatti sulla cooperazione trilaterale Seoul-Tokyo-Washington. Lo SCMP, con lo sguardo di Hong Kong e della Cina continentale, codifica la variabile giapponese soprattutto in chiave strategica, segnalando che la rimessa in discussione della “peace clause” può ridisegnare equilibri e dottrine di difesa nel Pacifico. Ne emerge un nesso chiaro con l’agenda di deterrenza e controllo degli armamenti che, in varie forme, attraversa l’intera area.

Australia, Israele e la piazza: chi racconta cosa

The Australian costruisce la prima pagina come un confronto morale (“DIGNITY v DISGRACE”) tra visita ufficiale e rabbia della piazza, insistendo sulla necessità di reprimere cori incendiari e riportando scontri con la polizia a Sydney e Melbourne. Il Jerusalem Post, quotidiano israeliano di centro-destra, rilancia la condanna di Herzog verso lo slogan “Globalize the intifada” e collega la visita al trauma dell’attacco di Bondi Beach, mentre Haaretz, giornale israeliano noto per il taglio critico, sottolinea l’ampiezza e la determinazione delle proteste in Australia e dettaglia l’uso di spray urticanti e arresti. In controluce, da Golfo e Levante arrivano altre cornici: il Gulf News mette in evidenza la dura condanna congiunta di vari Paesi arabi contro le mosse israeliane in Cisgiordania, e Arab News apre sul segnale di Teheran di poter diluire l’uranio arricchito se gli USA alleggeriranno le sanzioni.

Le divergenze sono istruttive: The Australian rimarca ordine pubblico e antisemitismo interni, legando la visita alle ferite nazionali del terrorismo; il Jerusalem Post sottolinea l’unità della diaspora e dell’establishment australiano attorno al messaggio presidenziale; Haaretz, invece, privilegia la cronaca di piazza e dà voce agli slogan e alle critiche locali. Il perimetro regionale si allarga con le prime pagine del Golfo che inquadrano la controversia in chiave di diritto internazionale e processo politico mediorientale. Così, lo stesso evento è presentato come problema di sicurezza interna (Australia), come tassello di diplomazia e memoria (Israele) o come capitolo di un contenzioso multilaterale (Paesi arabi), con implicazioni che riverberano sulle percezioni dell’opinione pubblica nel Pacifico.

Conclusione

Nel mosaico di oggi, l’Asia-Pacifico rivela tre priorità intrecciate: sicurezza (nelle strade, nelle istituzioni, nel cyberspazio), sovranità (costituzioni, confini, governance) e resilienza economica-sociale. The Straits Times, oltre al caso Lai, segnala l’offensiva di UNC3886 contro le telco e celebra il record storico del reddito mediano delle famiglie, due facce della stessa medaglia di fiducia nel sistema; il China Daily porta in prima l’innovazione guidata dallo Stato, dall’autosufficienza tecnologica alle applicazioni di IA di massa; The Korea Times e The Korea Herald monitorano gli attriti tariffari con Washington e la postura di deterrenza; The Hindu mette a fuoco la tenuta delle procedure democratiche in India tra revisione elettorale e scontro parlamentare. Una stampa regionale che, pur con interessi e linguaggi diversi, converge su un punto: in tempi di incertezza, la narrazione dominante è quella della protezione—della sicurezza, delle regole e della reputazione istituzionale.