Introduzione

Le prime pagine dell’Asia-Pacifico oggi si stringono attorno a tre assi narrativi: la diplomazia (armata) tra Stati Uniti, Israele e Iran; la corsa tecnologica e industriale guidata dall’Intelligenza artificiale; e una fase politica fluida che tocca Bangladresh, India e Australia. Il tema mediorientale filtra con forza sulle testate del Golfo, con Khaleej Times che titola sull’invito di Donald Trump a «continuare i negoziati» con Teheran, e Gulf News che unisce il filo della diplomazia alla notizia di nuove misure difensive nei siti nucleari iraniani. Dalla sponda israeliana, The Jerusalem Post enfatizza i rischi militari con l’attenzione puntata su Natanz e sugli scenari post-incontro Trump-Netanyahu.

Sul fronte economico-tecnologico, The Straits Times presenta un Budget 2026 record a Singapore che mette l’AI al centro di una strategia di lungo periodo, mentre China Daily e China Daily (Hong Kong) spingono sulla leadership cinese negli standard per la guida autonoma e sulla ricerca di base. In Corea del Sud, The Korea Herald rivendica per Samsung un primato nell’HBM4 cruciale per l’AI, controcanto realistico di The Korea Times che mette in guardia sui posti di lavoro piĂč esposti alla trasformazione digitale. Intanto The Hindu riporta i dossier economici e commerciali dell’India, tra possibile zero-dazi tessili verso gli USA e la nuova serie dell’inflazione, mentre The Australian apre sulla crisi di leadership dei Liberali, che riflette turbolenze politiche domestiche dentro un contesto regionale giĂ  teso.

Tensione e diplomazia tra Washington, Israele e Teheran

La lettura degli sviluppi Iran-USA-Israele varia sensibilmente a seconda della testata. The Jerusalem Post, quotidiano israeliano, mette in primo piano i lavori accelerati per proteggere il complesso di Natanz e ospita un’analisi su «che cosa aspettarsi» dopo il colloquio Trump-Netanyahu, fino a ipotizzare scenari di guerra a fasi. Khaleej Times, voce degli Emirati, parla perĂČ di una “strigliata” americana a Israele e insiste sul fatto che i colloqui con Teheran debbano proseguire, evidenziando una preferenza per la via negoziale. Gulf News tiene insieme i due binari: segnala la preparazione di un’ulteriore portaerei USA nell’area ma sottolinea che la linea di Trump resta il negoziato, mentre immagini satellitari mostrano nuove opere protettive a Isfahan e Natanz. Infine The Australian, da Melbourne, sposta l’obiettivo sulla visita d’addio di Isaac Herzog e sulle proteste, riflettendo l’eco domestica australiana di un dossier geopolitico globale.

Queste angolature rivelano un crinale mediatico netto. The Jerusalem Post adotta un frame di minaccia esistenziale e deterrenza, includendo anche la notizia dell’intenzione di Trump di annunciare un piano di ricostruzione per Gaza con una forza di stabilizzazione ONU, a testimonianza di un’agenda di sicurezza a 360 gradi. Khaleej Times e Gulf News privilegiano un registro pragmatico: negoziare finchĂ© possibile, pur segnalando la pressione militare statunitense, quasi a dire «diplomazia con copertura». The Australian, invece, filtra la geopolitica attraverso il prisma interno, dando spazio al discorso identitario della comunitĂ  ebraica e alle contestazioni in piazza. Nel complesso, lo spartito regionale alterna toni allarmati a richiami alla prudenza, con una sola citazione che li riassume: «Parlare, ma pronti a reagire».

AI, ricerca e standard: la spinta tecnologica nell’Asia orientale

L’asse Nord-Est asiatico racconta una corsa all’innovazione con stili diversi. The Straits Times mette sul tavolo un maxi-Budget da 154,7 miliardi di dollari singaporiani e la creazione di un National AI Council presieduto dal Primo ministro Lawrence Wong: aiuti a famiglie e imprese, ma soprattutto missioni nazionali sull’AI per manifattura avanzata, trasporti, finanza e sanità. China Daily, sia nell’edizione continentale sia in quella di Hong Kong, punta su due leve: l’appello di Xi alla ricerca di base “originale” e il ruolo attivo di Pechino nella definizione di standard internazionali per la guida autonoma (con riferimento all’ISO 34505), intrecciando normazione, dispiegamento domestico e proiezione globale. The Korea Herald firma la notizia di giornata per i semiconduttori: Samsung avvia le spedizioni della memoria HBM4, “qualificata” per Nvidia, con un’accelerazione di banda e processi avanzati pensati per i data center AI.

Di taglio piĂč sociale, The Korea Times inquadra il rovescio della medaglia: l’outlook occupazionale al 2034 prevede forti contrazioni nei lavori ripetitivi (vendite, operatori macchina) e crescita nei profili sanitari, IT e ingegneria. Nel complesso, The Straits Times e China Daily comunicano una visione di governance tecnologica top-down, pianificata, mentre The Korea Herald esibisce il dinamismo competitivo dell’industria coreana; The Korea Times ricorda che la transizione ha vinti e vincitori e che le politiche di riqualificazione saranno decisive. In controluce, South China Morning Post introduce un tassello educativo: a Hong Kong si valuta di allargare l’uso dell’inglese come lingua veicolare nelle secondarie, pur con nuovi tagli alle risorse scolastiche e un debito culturale da rifinanziare (West Kowloon Cultural District verso bond fino a 1 miliardo di dollari). Qui l’innovazione si intreccia con scelte linguistiche e sostenibilitĂ  dei poli culturali.

Urne, conti pubblici e commercio: Sud Asia e Australia

Nel subcontinente, le colonne economiche e politiche si rincorrono. The Hindu mette in prima pagina la possibilità che l’India ottenga zero dazi sugli export tessili verso gli Stati Uniti nell’ambito di un accordo interinale in via di definizione, e illustra la nuova serie del CPI con base 2024 che fotografa un’inflazione di gennaio al 2,75%. Sullo sfondo, The Hindu (edizione internazionale) amplia la lente a difesa ed esteri, ma resta la cifra di un’India proiettata tra accesso ai mercati e aggiornamento statistico, tasselli cruciali per la politica monetaria e fiscale. Sul versante politico-elettorale, Khaleej Times e Gulf News seguono lo spoglio delle prime elezioni in Bangladesh dopo l’insurrezione del 2024: affluenza alta, testa a testa tra BNP e Jamaat-e-Islami, e l’incognita stabilità per la seconda economia tessile del mondo.

Dall’Australia, The Australian fotografa una crisi esistenziale per i Liberali, con la sfida di leadership che potrebbe incoronare Angus Taylor dopo una raffica di dimissioni nel fronte ombra. La narrazione ù di “cambio o morte” per un partito alla ricerca di un’agenda economica e culturale riconoscibile, mentre il Paese osserva anche i riverberi della visita di Herzog e le manifestazioni pro-palestinesi. La pagina sudasiatica e australiana, lette insieme, mostrano come temi economici (accesso ai mercati, inflazione) e scosse politiche (urne e leadership) si condizionino a vicenda: The Hindu privilegia la meccanica delle politiche pubbliche, Khaleej Times e Gulf News l’incertezza di un voto di transizione, The Australian la crisi dei conservatori in un ecosistema mediatico schietto e competitivo.

Conclusione

La rassegna odierna rivela un’Asia-Pacifico che corre su due binari paralleli: contenere i rischi geopolitici e, al contempo, accelerare su AI, standard industriali e riforme economiche. The Jerusalem Post, Khaleej Times e Gulf News mappano la sottile linea tra deterrenza e negoziato con l’Iran; The Straits Times, China Daily, The Korea Herald e The Korea Times disegnano l’altra metà del cielo, quella dell’innovazione che impone nuove scelte di bilancio, formazione e lavoro. Sullo sfondo, The Hindu e The Australian ricordano che le partite politiche ed economiche interne - dai dazi ai cambi di leadership - sono il barometro di quanto la regione voglia e possa proiettare stabilità. In sintesi: prudenza strategica fuori, trasformazione accelerata dentro.