Introduzione
Sulle prime pagine dell’Asia-Pacifico oggi dominano due filoni: la gestione della rivalità tra Stati Uniti e Cina in scena alla Conferenza di Monaco e l’ombra di un’ulteriore escalation in Medio Oriente, con Washington che valuta operazioni prolungate contro l’Iran. La South China Morning Post, autorevole giornale di Hong Kong, apre sulla dialettica tra Marco Rubio e Wang Yi, segnalando una “tregua relativa” che non cancella le frizioni su Taiwan. The Straits Times, principale quotidiano di Singapore, enfatizza il messaggio transatlantico di Rubio, mentre The Hindu - sia nell’edizione di Delhi sia in quella internazionale - intreccia Monaco con la bussola della “autonomia strategica” indiana.
Nel versante mediorientale, The Jerusalem Post e Haaretz mettono in primo piano rivelazioni su preparativi militari USA per operazioni “di settimane” contro l’Iran, mentre Arab News, voce saudita in inglese, privilegia la campagna aerea anti-Daesh in Siria e il calcolo politico regionale. A completare il quadro, le agende domestiche: The Hindu spinge su un maxi-fondo urbano, l’Indian Express scandaglia i dossier sicurezza e AI, la South China Morning Post insiste sul perno della sicurezza nazionale a Hong Kong e il Mainichi Shimbun dà spazio all’orgoglio olimpico giapponese.
Monaco e la gestione della rivalità USA‑Cina
La South China Morning Post tratteggia il duello retorico a Monaco: Wang Yi invita a “gestire con cura” le differenze, avverte sulle “linee rosse” su Taiwan e apprezza segnali distensivi della Casa Bianca, mentre Marco Rubio definisce inevitabili gli attriti tra “due grandi paesi”. The Straits Times riprende la cornice europea del discorso di Rubio, che si presenta come “child of Europe”, cercando di rassicurare alleati pur senza impegni dettagliati. The Hindu - edizione internazionale - porta a Monaco la voce di S. Jaishankar, che respinge l’idea che l’intesa commerciale con Washington limiti l’autonomia indiana; l’Indian Express rilancia lo stesso leitmotiv, legandolo alle polemiche domestiche su petrolio russo e al vertice indiano su AI.
Dalle quattro testate emerge una convergenza tattica: si parla di “gestione”, non di soluzione. La South China Morning Post evidenzia le punture di spillo reciproche (Rubio verso “forze” che minano la stabilità, Wang contro i “circoli esclusivi”), mentre The Straits Times nota che il tono conciliante resta “povero di impegni”. The Hindu e l’Indian Express, invece, filtrano Monaco con lenti indiane: la priorità è mantenere margini di manovra (“autonomia strategica”) in un contesto di riallineamenti. La differenza di tono è netta: Hong Kong e Singapore leggono la scena come termometro del multipolarismo; New Delhi come test della propria capacità di oscillare senza farsi cooptare.
Escalation o deterrenza? Iran, Gaza e la postura USA
The Jerusalem Post titola sui preparativi militari statunitensi per operazioni potenzialmente “di settimane” contro l’Iran, mentre segnala anche il nodo politico interno israeliano con l’attacco di Trump al presidente Herzog sul caso grazia a Netanyahu. Haaretz conferma via Reuters la pianificazione del Pentagono e sottolinea l’invio di ulteriore potenza di fuoco, insieme al filo negoziale riaperto con Teheran in Oman. The Straits Times aggiunge un tassello politico: per Trump, a Teheran il “miglior esito” sarebbe il cambio di regime, pur senza indicare un successore.
Arab News sposta il fuoco sul teatro siriano: oltre 50 jihadisti di Daesh uccisi o catturati in 30 raid USA, con la narrativa di “pressione implacabile” e un cenno alla rimodulazione della presenza americana (ritiro da al-Tanf). Il contrasto è evidente: The Jerusalem Post e Haaretz mettono in conto ritorsioni e cicli prolungati di ostilità con l’Iran; The Straits Times riflette la radicalità politica del lessico trumpiano; Arab News privilegia l’angolo operativo anti-terrorismo e il messaggio di stabilizzazione regionale. Nell’intreccio rientra anche Gaza: Haaretz riporta gli avvertimenti del rappresentante del Board of Peace sul rischio di “seconda fase” della guerra se non decolla la transizione, mentre The Jerusalem Post segue l’allineamento diplomatico israeliano al summit di Washington. Qui le cornici divergono: Israele legge la sicurezza in chiave esistenziale e politico-giudiziaria; il Golfo in chiave di contrasto a reti estremiste e gestione di equilibri.
Priorità interne: riforme urbane, sicurezza a Hong Kong e orgoglio olimpico
Sul fronte interno asiatico, The Hindu (Delhi) annuncia il nuovo Urban Challenge Fund: 1 lakh crore di assistenza centrale, leva di mercato e “challenge mode” per catalizzare fino a 4 lakh crore in investimenti urbani. L’Indian Express collega l’agenda di modernizzazione alla partita tecnologica: AI Impact Summit e dibattito sul ruolo dello Stato nell’ecosistema digitale, mentre tiene banco il caso giudiziario statunitense legato al cosiddetto “Pannun plot”. La South China Morning Post, in parallelo, racconta Hong Kong attraverso il prisma della sicurezza nazionale: seminario di alto livello sul Libro Bianco di Pechino, allineamento istituzionale e rassicurazioni del Segretario alla Giustizia ai ceti d’affari.
Il Mainichi Shimbun bilancia la giornata con un registro diverso: il racconto dei trionfi olimpici di snowboard e del podio nel pattinaggio, insieme al ritratto dell’“artigiano della legislazione” che garantisce stabilità procedurale alla Dieta. Accanto alla centralità economico-istituzionale di India e Hong Kong, il Giappone offre una narrazione identitaria e civica, mentre l’Indian Express mantiene uno sguardo critico sulle tensioni tra autonomia strategica, commercio e diritti. L’eterogeneità è il punto: The Hindu spinge su strumenti di finanza urbana e riforme pro-mercato; la South China Morning Post ribadisce che “proteggere la sicurezza nazionale” è chiave di attrattività; il Mainichi Shimbun fa comunità tra sport e istituzioni; l’Indian Express tiene aperto il confronto su AI e rule of law.
Conclusione
Le prime pagine dell’area Asia-Pacifico disegnano un continente che prova a gestire le rivalità tra grandi potenze senza subirle: la South China Morning Post e The Straits Times registrano linguaggi più misurati ma prive di garanzie, mentre The Hindu e l’Indian Express rivendicano scelte autonome e riforme interne. In Medio Oriente, The Jerusalem Post e Haaretz accendono i fari sull’eventualità di operazioni USA prolungate contro l’Iran e sui contraccolpi politici interni, mentre Arab News traduce il momento nella grammatica della lotta a Daesh e della stabilizzazione. Sullo sfondo, l’Asia orientale alterna sicurezza (Hong Kong) e soft power (Giappone), mostrando come le priorità domestiche restino il barometro con cui ogni Paese misura i venti geopolitici globali.