Introduzione

Le prime pagine dell’Asia-Pacifico oggi si polarizzano su tre assi: lo shock istituzionale in Corea del Sud con la condanna all’ergastolo dell’ex presidente Yoon Suk Yeol; il tentativo, guidato dagli Stati Uniti, di incanalare miliardi nella ricostruzione di Gaza con il “Board of Peace” mentre aumentano i segnali di possibile attacco all’Iran; e la svolta tecnologica, con l’India che spinge sull’intelligenza artificiale e la Corea che accelera su infrastrutture digitali e regole. La notizia sulla Corea del Sud domina The Korea Times, che titola la sentenza a vita e spiega come il tribunale abbia configurato la “insurrezione”; The Korea Herald rafforza l’inquadramento storico-giuridico; The Straits Times, da Singapore, ne fa una storia regionale di democrazia resiliente, mentre il giapponese Mainichi Shimbun registra la portata del verdetto.

Sullo sfondo mediorientale, Khaleej Times e Gulf News (Emirati) enfatizzano gli impegni multimiliardari per Gaza, con gli Emirati che stanziano 1,2 miliardi di dollari, mentre Arab News (Arabia Saudita) mette in risalto il contributo dei Paesi del Golfo e l’ipotesi di una forza di stabilizzazione. Il Jerusalem Post legge il meeting attraverso l’ottica della deterrenza verso Teheran e del conto alla rovescia sulla “pace con l’Iran”, mentre The Australian apre il dibattito strategico su “quanto colpire” l’Iran. In parallelo, The Hindu e Khaleej Times rilanciano l’appello di Narendra Modi a “democratizzare l’AI”, con impegni industriali miliardari, e The Korea Herald dettaglia il piano coreano per GPU e la tensione con Washington sulle regole delle piattaforme.

Corea del Sud: il verdetto che misura la democrazia

The Korea Times, il quotidiano anglofono di Seul, mette in prima piano l’ergastolo per Yoon e chiarisce che la corte ha ravvisato l’elemento chiave dell’insurrezione nell’invio di truppe per bloccare il Parlamento, sottolineando che anche un presidente in carica può risponderne se mira a “paralizzare l’Assemblea”. Il giornale richiama precedenti nazionali (Chun Doo-hwan) e specifica perché non è stata inflitta la pena di morte. The Korea Herald, altro autorevole quotidiano coreano, accentua il ragionamento comparato citando il processo a Carlo I d’Inghilterra per stabilire che attaccare un’assemblea rappresentativa è insurrezione; ricostruisce inoltre i capi d’imputazione per gli ex vertici di Difesa e Polizia. The Straits Times, il principale giornale di Singapore, spiega in modo accessibile la cornice penale (dalla pena massima teorica alla realtà dell’ergastolo) e rimarca come il caso abbia “testato la resilienza democratica”. Il Mainichi Shimbun, storico quotidiano giapponese, condensa la notizia nel binomio “martial law-insurrezione”, segnalando l’attenzione regionale per l’ordine costituzionale in un vicino cruciale.

Le sfumature editoriali divergono: The Korea Times privilegia la cronaca giudiziaria e le conseguenze istituzionali, compresa la perdita di neutralità di apparati chiave, mentre The Korea Herald insiste sull’architettura giuridica, citando articoli di legge e confini tra poteri. The Straits Times adotta un tono didascalico, utile al lettore regionale: interesse alto, enfasi sull’assenza di esecuzioni dal 1997 e sul possibile iter di appello. Il Mainichi Shimbun resta più sobrio, tipico della stampa giapponese quando si tratta di controversie interne altrui. Colpisce, per contro, l’assenza in prima pagina sul South China Morning Post, l’autorevole giornale di Hong Kong, che oggi privilegia economia del turismo e costume: un segnale che, fuori dalla penisola coreana e da Singapore, la storia trova meno spazio nelle agende urbane di consumo.

> “leader of the insurrection”

Gaza tra ricostruzione e rischio escalation con l’Iran

Sulle pagine del Golfo, Khaleej Times, voce storica degli Emirati, titola sul “Board of Peace” che, secondo Donald Trump, ha raccolto oltre 19 miliardi di dollari per Gaza, con gli USA a 10 miliardi e gli Emirati a 1,2 miliardi. Arab News, la testata saudita in inglese, punta sulla lista dei nove Paesi che hanno già promesso 7 miliardi e sul disegno di una forza di stabilizzazione con 20.000 soldati e 12.000 poliziotti, a partire da Rafah. Il Jerusalem Post, di Gerusalemme, sposta la lente: più che la raccolta fondi, conta la finestra di “10 giorni” per capire se si possa evitare la guerra con l’Iran; parallelamente, riporta i moniti militari israeliani su un “prezzo immediato e grave” contro Teheran e Houthi. The Australian, riferimento nazionale a Canberra, entra nell’analisi operativa: illustra opzioni di attacco graduale o devastante, congiunte con Israele, e ne valuta gli obiettivi (difese aeree, infrastrutture militari, siti missilistici e nucleari), mentre in altra pagina registra l’eco interna del caso visti legati a un generale iraniano.

Questa copertura multiforme segnala una frattura di prospettiva. Khaleej Times e Arab News insistono sulla diplomazia economica e sulla legittimazione multinazionale della ricostruzione, in un frame pragmatista che valorizza i contributi del Golfo e la narrativa di “investimento in stabilità”. Il Jerusalem Post, invece, legge il Board of Peace come contesto di deterrenza e countdown: tregua fragile, Hamas da disarmare, e dossier Iran pronto a travolgere l’agenda. The Australian aggiunge una postura di early warning strategico, coerente con la tradizione alleata del Pacifico e l’attenzione alla postura USA: se a Singapore The Straits Times segnala sobriamente che Washington “è pronta a colpire”, in Australia si soppesano già intensità e scopi del colpo. In sintesi, Medio Oriente propositivo ma con nervi tesi, Pacifico anglofono più focalizzato sulla deterrenza militare che sulla diplomazia finanziaria.

> “We’re going to strengthen the United Nations”

AI e crescita: India e Corea mettono il turbo

Sul fronte tecnologico-industriale, The Hindu, principale quotidiano indiano, rilancia il messaggio del premier Narendra Modi all’AI Impact Summit: niente paura dell’AI, ma “democratizzazione” e uso “umanocentrico”, dal semiconduttore al quantistico, con infrastrutture dati e politiche chiare. Khaleej Times incornicia la narrativa indiana con la dimensione affaristica: 210 miliardi di dollari promessi dai conglomerati (Reliance e Adani) per data center e stack domestici, e la foto-incontro tra Abu Dhabi e Nuova Delhi che sottolinea la cerniera Emirati‑India. The Korea Herald, da Seul, porta la prospettiva coreana: distribuzione di 10.000 GPU Nvidia come prima tranche di un piano fino a 260.000 unità entro il 2030, e il dossier “platform bill” che attira l’attenzione preventiva di Washington sui possibili effetti per gli attori USA. The Korea Times, infine, lega tecnologia, industria e geopolitica commerciale: dagli investimenti navali promessi negli USA ai timori di tariffe, con AmCham che invita a non confondere il caso regolatorio di Coupang con i negoziati più ampi.

Le narrazioni divergono ma si integrano. The Hindu accentua l’inclusione (“AI per il Global South”) e la dimensione valoriale, compresa la platea politica internazionale e l’eco del ritiro last minute di Bill Gates dal Summit per la scia del caso Epstein. Khaleej Times privilegia i numeri e l’idea di hub regionale, valorizzando l’apertura indiana agli investimenti e ai talenti. The Korea Herald traduce la corsa globale in politica industriale concreta (GPU, regole, antitrust) e nella dialettica con Washington sulle piattaforme, mentre The Korea Times fa da barometro tra opportunità (cantieristica, energia, export di know‑how) e rischi (tariffe USA), riflettendo un Paese che deve calibrarsi tra alleanza strategica e autonomia industriale. Il minimo comune denominatore è la sovranità digitale: India e Corea vogliono produrre stack, infrastrutture e regole “a casa”, negoziando da posizioni di forza con partner e mercati.

> “We must democratise AI”

Conclusione

Nel complesso, la giornata rivela un’Asia-Pacifico che tiene insieme tre urgenze: la legittimità delle istituzioni (Corea del Sud) osservata dall’intera regione; la sicurezza, con un Medio Oriente che tenta la via della ricostruzione mentre i media australiani e israeliani discutono scenari d’attacco all’Iran; e la crescita tecnologica, dove India e Corea si candidano a protagoniste. In controluce, molte testate - da The Australian a South China Morning Post, passando per Gulf News, Arab News e The Hindu - mostrano l’attenzione trasversale per l’arresto dell’ex principe Andrew, segno che lo scandalo britannico buca la bolla regionale. Ma le priorità, a leggere The Korea Times, The Korea Herald, The Straits Times e Khaleej Times, restano quelle di un continente che deve proteggere democrazia e stabilità mentre costruisce la propria casa digitale e negozia i rischi di una nuova crisi con l’Iran.