Introduzione
Le prime pagine dell’Asia-Pacifico oggi convergono su tre dossier: l’incertezza provocata dal nuovo dazio globale al 15% annunciato da Donald Trump, il riavvio del dialogo USA-Iran accompagnato da forti reazioni nel mondo arabo, e un cambio di passo nella sicurezza interna indiana con la resa del leader maoista Devuji e nuovi scontri al confine afghano-pakistano. In Corea del Sud, The Korea Herald e The Korea Times danno ampio risalto all’impatto dei dazi sui piani industriali e sugli impegni d’investimento con Washington; a Singapore, The Straits Times sottolinea l’urgenza di chiarimenti operativi; a Hong Kong, South China Morning Post lega la prudenza fiscale del bilancio alla volatilità globale.
Nel Medio Oriente, Haaretz anticipa i colloqui di Ginevra tra emissari statunitensi e il ministro degli Esteri iraniano, mentre The Jerusalem Post, pur confermando la riunione, insiste sullo scetticismo israeliano circa un’intesa e registra la pressione militare nella regione. Dall’altro lato del Golfo, Khaleej Times e Arab News guidano il coro di condanne di numerosi Paesi arabi e musulmani contro le parole dell’ambasciatore USA in Israele Mike Huckabee, segnalando una faglia diplomatica che s’intreccia con la questione iraniana e la guerra a Gaza.
Tariffe globali: cautela e contabilità in Est e Sud-Est asiatico
The Korea Herald, quotidiano di Seul, apre sulle rassicurazioni di “continuità” negli impegni con gli Stati Uniti nonostante la sentenza della Corte Suprema USA contro le “tariffe reciproche” e il successivo annuncio di un nuovo prelievo globale. The Korea Times, altro storico giornale sudcoreano, ribadisce la linea di prudenza: il governo procede con il maxi-piano da 350 miliardi di dollari negli Stati Uniti, pur temendo dazi settoriali su auto, acciaio e semiconduttori. In parallelo, The Straits Times, il principale quotidiano di Singapore, mette in primo piano l’intenzione di “cercare chiarezza” su come verrà applicato il 15% e su eventuali rimborsi; South China Morning Post, autorevole testata di Hong Kong, collega la necessità di un bilancio “prudente” alla nuova ondata protezionista, ricordando la dipendenza della città da scambi e mercati.
Il filo conduttore è l’incertezza procedurale e politica. In Corea, spiegano The Korea Herald e The Korea Times, più dei dazi pesa l’oscillazione normativa che complica investimenti e catene del valore; a Singapore, The Straits Times segnala strumenti di mitigazione già in manovra di bilancio e una task force per informare imprese e lavoratori. South China Morning Post aggiunge una lettura macro: in tempi di tariffe e rivalità geopolitica, Hong Kong deve preservare riserve e scegliere con attenzione gli incentivi, evitando promesse eccessive. Nel complesso, l’Asia orientale non drammatizza ma pianifica, in attesa di dettagli legali sull’applicazione del 15% e di possibili esenzioni settoriali.
Medio Oriente: tra dialogo USA-Iran e polemica Huckabee
Haaretz, il principale quotidiano israeliano di orientamento liberal, conferma un nuovo round di colloqui a Ginevra tra Stati Uniti e Iran mediato dall’Oman, con Teheran che parla di “segnali incoraggianti” ma con proteste studentesche interne che ricordano la fragilità domestica del regime. The Jerusalem Post, più vicino a una lente securitaria, specifica che al tavolo siederanno gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner con il ministro Abbas Araghchi e l’IAEA presente, mentre fonti israeliane valutano “slim” le chance di accordo e considerano concreto il rischio di opzioni militari. Sul fronte arabo, Khaleej Times riferisce una dura dichiarazione congiunta di Paesi e organizzazioni islamiche contro la frase di Mike Huckabee sulla “terra dal Nilo all’Eufrate”; Arab News amplifica il contraccolpo diplomatico e riporta la smentita americana sul cambio di linea.
La frattura narrativa è netta: Haaretz privilegia il canale negoziale e il contesto delle proteste iraniane, The Jerusalem Post elenca scenari di escalation con Hezbollah “indebolito ma pronto a combattere” e finestre temporali per un possibile scontro se i colloqui falliscono. Dall’altra parte, Khaleej Times e Arab News codificano il caso Huckabee nel linguaggio del diritto internazionale, definendo quelle parole «pericolose e incendiarie», e lo collegano agli sforzi di de-escalation e a una cornice multilaterale. Per i lettori asiatici, questo significa che una stessa vicenda - i negoziati con l’Iran - è presentata in Israele come partita di deterrenza, mentre nella stampa del Golfo come questione di legittimità e ordine regionale, con ricadute dirette sulla stabilità dei mercati energetici e sulle agende diplomatiche.
Subcontinente in allerta: resa maoista e fronti caldi
In India, The Indian Express, il principale quotidiano nazionale noto per le inchieste, titola sulla resa di Thippiri Tirupathi, detto Devuji, figura di vertice del CPI (Maoist), descritta come tappa decisiva nel logoramento del movimento armato. The Hindu (Delhi), testata di riferimento, conferma la resa di più leader e in parallelo riporta l’uccisione di tre militanti di Jaish-e-Mohammed in un’operazione in Jammu e Kashmir. The Hindu - International amplia il quadro oltreconfine: Islamabad rivendica raid contro miliziani in Afghanistan con decine di morti, mentre Kabul denuncia vittime civili e violazioni della sovranità.
Il trittico di copertine indiane disegna una priorità interna di “consolidamento” securitario - resa dei conti con l’insorgenza maoista e pressione sul jihadismo in J&K - ma evidenzia anche l’effetto spillover regionale, come mostra The Hindu - International nel riportare lo scambio di accuse tra Pakistan e Afghanistan. Nello stesso tempo, i giornali indiani non isolano il tema sicurezza dall’economia politica globale: The Hindu (Delhi) ospita l’intervento del presidente brasiliano Lula che invita i Paesi colpiti dai dazi a “sindacalizzarsi”, segno che Nuova Delhi legge il dossier tariffe come parte di un più ampio riassetto del Sud globale. Per l’Asia meridionale, dunque, la giornata combina successi tattici interni con un contesto esterno sempre più turbolento.
Conclusione
La rassegna di oggi rivela un’Asia-Pacifico che ricalibra strumenti e messaggi su tre assi: resilienza economica contro l’onda delle tariffe, diplomazia prudente su Iran e Levante, e gestione di minacce interne e transfrontaliere nel Subcontinente. Le scelte “tecniche” di Seul, Singapore e Hong Kong - come riportano The Korea Herald, The Straits Times e South China Morning Post - puntano a guadagnare tempo e flessibilità. In parallelo, la distanza tra Haaretz e The Jerusalem Post da un lato e Khaleej Times e Arab News dall’altro segnala che, sul Medio Oriente, le mappe interpretative restano divergenti. Infine, The Indian Express e The Hindu - nelle sue edizioni - mostrano che l’India incrocia sicurezza e geoeconomia senza perdere di vista i riverberi regionali. Sullo sfondo, le note più leggere di sport e consumi - dalla medaglia di Gu Ailing celebrata da South China Morning Post alle vendite festive raccontate da China Daily - ricordano che il pubblico cerca normalità; ma oggi, conti pubblici, dazi e deterrenza fissano l’agenda.