Introduzione
Sulle prime pagine asiatiche domina un doppio registro: da un lato l’escalation tra Stati Uniti e Iran alla vigilia dei colloqui di Ginevra, dall’altro il rilancio di legami e investimenti che puntano a stabilità economica e tecnologica. In Medio Oriente, Khaleej Times e Gulf News mettono in evidenza l’ottimismo prudente di Teheran, mentre The Jerusalem Post e Haaretz, da Israele, sottolineano l’inasprimento militare americano e il linguaggio duro di Washington. In parallelo, The Hindu - nelle edizioni International e Delhi - e The Indian Express aprono sulla visita del primo ministro indiano Narendra Modi alla Knesset, tema amplificato anche da The Jerusalem Post e Haaretz.
Sul versante est-asiatico ed economico, South China Morning Post e China Daily (Hong Kong) raccontano l’ambizioso bilancio di Hong Kong centrato su IA e innovazione, affiancando l’accento posto da Pechino sulla cooperazione con Berlino. A Sud-Est, The Straits Times inquadra l’urgenza di ridisegnare i percorsi lavorativi nell’era dell’IA, mentre dall’Oceania The Australian rilegge inflazione e riforme come banco di prova politico. Il filo rosso: sicurezza e deterrenza da un lato, competitività tecnologica e resilienza dall’altro.
India-Israele: tra sicurezza e Gaza
The Jerusalem Post presenta l’intervento di Narendra Modi alla Knesset come un momento storico e posiziona l’India come partner naturale di Israele sul terreno dell’innovazione, della difesa e dell’economia, con toni celebrativi e molta attenzione alla “Start-Up Nation”. Haaretz (English) offre invece una lettura più politica, mettendo in rilievo l’endorsement di Modi al piano statunitense per Gaza e le tensioni interne israeliane legate al boicottaggio parziale dell’opposizione durante la sessione parlamentare. The Hindu - sia nell’edizione International sia in quella di Delhi - insiste sul bilanciamento: solidarietà per le vittime del 7 ottobre, ma anche supporto alla Gaza Peace Initiative come via verso una pace “giusta e duratura”. The Indian Express, dal suo canto, incornicia la visita nell’alveo della politica estera pragmatica di Nuova Delhi, ricordando la cornice commerciale e i possibili accordi.
Le differenze di tono sono marcate: The Jerusalem Post sottolinea l’allineamento strategico (“nessuna esitazione”) e la prospettiva di maxi-intese in ambito difesa, mentre Haaretz evidenzia le implicazioni regionali e interne, nonché la necessità di un percorso politico credibile per Gaza. The Hindu privilegia un registro diplomatico, con l’India come ponte tra esigenze di sicurezza israeliane e diritti palestinesi, e The Indian Express pone l’accento su strumenti economici e tecnologici condivisi. In sintesi, la stampa israeliana esalta il segnale politico, quella indiana lo inserisce in una più ampia strategia di equilibrio, tra deterrenza al terrorismo e architettura di pace.
Iran e Stati Uniti: negoziato tra minacce e scetticismo
Khaleej Times titola sul doppio binario: da un lato il presidente Trump che, nello State of the Union, “fa il caso” per un possibile strike; dall’altro Teheran che invia il ministro Araghchi a Ginevra parlando di prospettive favorevoli. Gulf News rafforza questa cornice, riportando la smentita iraniana alle accuse missilistiche statunitensi come “grandi bugie” e l’auspicio del presidente Pezeshkian per un’intesa se “la diplomazia avrà priorità”. The Jerusalem Post sposta l’attenzione sugli assetti militari, con l’arrivo dei caccia F-22 in Israele a segnalare a Teheran la determinazione americana, e critica l’assenza di un focus specifico sui missili nel discorso di Trump. Haaretz (English), più cupo, parla di “speranze esigue” per la diplomazia e di un conto alla rovescia che rende uno strike più probabile di una vera exit ramp negoziale.
Il quadro che emerge è di una frattura narrativa regionale: la stampa del Golfo - Khaleej Times e Gulf News - cerca di mantenere il registro della prudenza e di una possibile de-escalation mediata, mentre le testate israeliane - The Jerusalem Post e Haaretz - leggono il momento come cruciale per la deterrenza, tra build-up militare e ambiguità strategica di Washington. La scelta lessicale pesa: tra “barbs” e “big lies”, il rischio è che il tavolo di Ginevra parta già logorato. Di qui il valore delle aperture, per quanto limitate, che il fronte del Golfo evidenzia come finestre da non richiudere.
Innovazione, lavoro e bilanci: l’altra metà del giorno
Mentre si alzano i toni geopolitici, South China Morning Post fotografa un’altra traiettoria: Hong Kong “punta tutto” su intelligenza artificiale, Northern Metropolis e San Tin Technopole, con un piano da 150 miliardi di HK$ e misure per rafforzare il ruolo finanziario globale. China Daily (Hong Kong) affianca la narrativa con il miglioramento dei conti pubblici e, sul piano diplomatico, rilancia l’asse con la Germania fondato su “fiducia reciproca” e catene del valore stabili. The Straits Times sposta lo sguardo sulla trasformazione del lavoro: i deputati propongono percorsi formativi “a ciclo di vita”, nuove mansioni di supervisione dell’IA e cofinanziamenti periodici per il reskilling, a tutela della “generazione di mezzo” e dei senior. The Australian, infine, rilegge il tema con una lente politica: inflazione ostinata, timori sui tassi e la necessità di riforme fiscali credibili, con la spesa pubblica come “biglietto d’ingresso” per ottenere consenso.
Il contrasto è istruttivo: SCMP e China Daily (Hong Kong) vedono nella spesa per tecnologie abilitanti e nella cooperazione industriale transnazionale l’antidoto alla volatilità globale, mentre The Straits Times invita a ripensare radicalmente l’ecosistema delle competenze prima che l’IA svuoti i gradini d’ingresso del mercato del lavoro. The Australian, più scettico sul fronte macro, segnala i limiti di una crescita trainata dalla spesa senza un ancoraggio riformatore. L’Asia economica, insomma, si divide tra chi corre per costruire nuovi poli di innovazione e chi mette in guardia sulla qualità - e la sostenibilità - della corsa.
Conclusione
La giornata rivela un’Asia-Pacifico sdoppiata: sicurezza e diplomazia ad alta tensione nell’arco Indo-Mediterraneo, con Khaleej Times, Gulf News, The Jerusalem Post e Haaretz a scandire il tempo corto delle crisi; e, insieme, l’ansia di mettere basi solide per il tempo lungo, come mostrano South China Morning Post, China Daily (Hong Kong), The Straits Times e The Australian. Il messaggio per i lettori italiani è chiaro: la regione cerca di tenere insieme deterrenza e crescita, equilibrio e ambizione tecnologica. La riuscita di questo doppio esercizio determinerà non solo gli esiti dei negoziati di Ginevra o della visita di Modi, ma la traiettoria economica e sociale di un’area che resta il baricentro della globalizzazione.