Introduzione
Le prime pagine dell’Asia-Pacifico oggi ruotano attorno a tre grandi assi: il rischio-escalation in Medio Oriente e i negoziati sul nucleare iraniano; la corsa a rafforzare finanza e industria nelle economie dell’Est asiatico; e l’ansia demografica che segna Giappone e Singapore. Sul primo fronte, Khaleej Times e Gulf News insistono sulla finestra diplomatica aperta a Ginevra, mentre The Jerusalem Post sottolinea frizioni e scetticismo. Sul versante economico-finanziario, China Daily e South China Morning Post raccontano una Cina che mette a punto il nuovo Piano Quinquennale e una Hong Kong intenzionata ad accelerare le riforme di mercato. Sul piano sociale, The Straits Times e Mainichi Shimbun mettono in evidenza il crollo delle nascite e le sue conseguenze.
La mappa è frammentata ma leggibile: nei Paesi del Golfo prevale il desiderio di «disinnescare» la crisi, mentre in Israele si percepisce l’urgenza di prepararsi a scenari peggiorativi. In Est Asia, tra Pechino, Hong Kong e Seul, domina il lessico della competitività - dalle riforme di borsa agli accordi industriali con il Golfo - a cui fa da contrappunto, a Singapore e Tokyo, l’allarme per società che invecchiano rapidamente.
Ginevra e oltre: il Medio Oriente visto dall’Asia
Khaleej Times apre con i «gap» ancora presenti tra Stati Uniti e Iran ma registra idee «creative e positive» mediate da Mascate; Gulf News parla di colloqui «cruciali» per evitare la guerra e segnala l’inedita apertura delle parti, con l’AIEA coinvolta. Arab News aggiunge che la trattativa prosegue a oltranza, mentre The Jerusalem Post riferisce di una delegazione USA «delusa» dopo la sessione mattutina e di condizioni massimali su arricchimento e stoccaggio dell’uranio. Nel complesso, la stampa del Golfo privilegia la cornice negoziale e la de-escalation, quella israeliana mette l’accento su linee rosse e rischio di confronto.
Il contrasto di tono è netto: per Khaleej Times, l’obiettivo realistico è un «quadro» tecnico se si separano dossier nucleari e non nucleari; The Jerusalem Post, invece, rimarca un clima di «ultima chance». Sullo sfondo, The Australian inserisce un avviso operativo - «nuvole di guerra» sull’Iran - che, pur partendo da Canberra, intercetta l’ansia regionale. In Asia meridionale, The Hindu (edizione internazionale) collega esplicitamente la stabilità dell’area alla sicurezza indiana durante la visita di Narendra Modi in Israele. In parallelo, sulla penisola coreana, The Korea Times nota segnali d’apertura per un possibile summit USA‑Corea del Nord ad aprile, mentre The Korea Herald racconta l’appello del presidente Lee Jae Myung a una politica di pace «paziente», malgrado l’ostilità espressa da Pyongyang. Qui la lezione comune è che, da Golfo a Nordest asiatico, la stampa registra spazi per il dialogo ma li misura contro condizioni politiche molto rigide.
Finanza, industria e “posizionamento” strategico
Sul terreno economico, South China Morning Post mette in primo piano la strategia di Hong Kong Exchanges and Clearing: più asset class (obbligazioni e commodities), più quotazioni internazionali e T+1 nei regolamenti, dopo utili record. China Daily affianca la cornice politica: Xi Jinping chiede ai vertici del Partito di garantire l’avvio «in ordine» del 15° Piano Quinquennale 2026‑2030, mentre China Daily (Hong Kong) e South China Morning Post valorizzano la visita del cancelliere tedesco Friedrich Merz come occasione per allineare il piano cinese con le strategie industriali tedesche. L’immagine che emergono queste testate è di un ecosistema che usa la leva istituzionale per rendere più profonda e attrattiva la piazza finanziaria e la manifattura ad alta tecnologia.
A Singapore, The Straits Times riporta il discorso del premier Lawrence Wong: «finanze solide» come vantaggio strategico, disciplina di bilancio e grandi investimenti in AI e frontiere tecnologiche, pur notando che la crescita crea meno occupazione diretta per via dell’automazione. In Corea, The Korea Herald segnala che il rally azionario ha «moderato» l’attivismo degli hedge fund, perché i conglomerati, spinti anche dalle politiche pubbliche per il valore di mercato, sono più recettivi agli azionisti. The Korea Times, di rimando, mette i riflettori sull’accordo Corea‑UAE da 65 miliardi di dollari, con oltre 35 miliardi nella difesa e una cooperazione «di filiera» dal design alla manutenzione. In Australia, The Australian apre un fronte di politica fiscale: il Tesoro valuta un tetto alla deducibilità degli interessi (negative gearing) su massimo due immobili, intrecciando crisi dell’alloggio, gettito e investimenti. Ne esce un mosaico in cui l’Est asiatico cura infrastrutture finanziarie e alleanze industriali, mentre Canberra discute come riequilibrare incentivi e conti pubblici.
Natalità in caduta e contratti sociali sotto stress
The Straits Times lancia l’allarme: il tasso di fertilità totale è sceso a 0,87 nel 2025 e senza nuove misure la popolazione cittadina potrebbe calare già nei primi anni 2040; il governo alzerà a 25‑30 mila l’anno le nuove cittadinanze e a 40 mila i nuovi residenti permanenti, gestendo però i ritmi per non stressare infrastrutture e coesione. In Giappone, Mainichi Shimbun registra meno di 700 mila nati e un minimo per il decimo anno consecutivo, con il governo spinto a valutare anche ipotesi di riduzione della tassazione sui consumi. Due piazze avanzate, stesso problema: pochi nati, invecchiamento rapido, welfare e mercato del lavoro da ridisegnare.
La risposta delle capitali varia: The Straits Times presenta l’immigrazione come ammortizzatore «accuratamente gestito», mentre Mainichi Shimbun torna sulla leva fiscale e sulla protezione dei minori nell’ecosistema digitale (impennata di reati connessi ai social che coinvolgono alunni delle elementari). A Hong Kong, South China Morning Post difende un bilancio «senza regali» ma orientato a lungo termine su IA e infrastrutture, segnalando la necessità di preservare la credibilità finanziaria; in Corea, The Korea Times denuncia l’alluvione di libri generati dall’IA e il rischio di erosione della fiducia informativa. Anche The Hindu (Delhi) interviene su diritti dei consumatori con le nuove regole DGCA per i rimborsi dei biglietti aerei, un tassello micro ma indicativo di governi spinti a dare certezze quotidiane ai cittadini.
Conclusione
Dalla cronaca di Ginevra al crollo delle culle, la giornata mette a fuoco un’Asia‑Pacifico che vuole tenere insieme deterrenza e dialogo, e che punta su istituzioni forti - dalle borse riformate alle casse pubbliche solide - per reggere scosse geopolitiche e cambiamenti sociali. Khaleej Times e Gulf News confidano nella mediazione per evitare l’ennesima fiammata regionale, mentre The Jerusalem Post invita a non sottovalutare gli ostacoli. South China Morning Post e China Daily mostrano una governance economica che si riorganizza per attrarre capitali e tecnologie; The Straits Times e Mainichi Shimbun ricordano che, senza correttivi demografici credibili, la crescita rischia di restare «senza popolo». In controluce, la regione chiede tempo: tempo per trattare, riformare, e soprattutto per tornare a generare futuro.