Introduzione
Le prime pagine europee oggi convergono su tre grandi filoni: l’onda lunga del caso Epstein e le sue ricadute politiche e reputazionali; il ritorno dei Giochi olimpici invernali in Italia, tra promesse di “reset” e ombre geopolitiche; e il dossier ucraino, che unisce sostegno militare e richieste serrate di trasparenza. In Gran Bretagna, The Guardian, storico quotidiano britannico, apre sulla crisi che investe il premier Keir Starmer dopo le rivelazioni sul rapporto di Peter Mandelson con Jeffrey Epstein. In Francia, Le Figaro dà spazio alle indagini e ai contraccolpi interni, mentre in Svizzera la Neue Zürcher Zeitung (NZZ), prestigioso giornale svizzero, dettaglia lo scontro tra Klaus Schwab e il presidente del WEF Børge Brende, anch’esso legato ai file su Epstein.
Sul fronte sportivo, la narrazione è dominata dall’apertura di Milano-Cortina: la NZZ celebra il ritorno delle Olimpiadi nel cuore alpino, Die Presse, storico quotidiano austriaco, invoca un recupero di credibilità, e Le Temps, quotidiano svizzero della Svizzera romanda, sottolinea l’addio olimpico a San Siro. Intanto Euronews (edizione francese), emittente paneuropea, mappa la fitta presenza di leader e la sicurezza straordinaria. Accanto a questi temi, emergono preoccupazioni diffuse: in Belgio De Standaard denuncia una “inedita crisi abitativa” a Bruxelles, mentre l’Irish Independent avverte sul picco del rischio alluvioni, in parallelo con le evacuazioni in Andalusia raccontate da Euronews (edizione inglese).
L’onda lunga del caso Epstein
The Guardian racconta il momento più delicato per Downing Street: Keir Starmer ha difeso il suo capo di gabinetto e si è scusato con le vittime di Epstein per la nomina di Mandelson a ambasciatore a Washington, ammettendo pubblicamente: “I am sorry”. Der Standard, autorevole quotidiano austriaco, inquadra la vicenda come una vera e propria crisi politica per il premier britannico, richiamando anche il coinvolgimento della Deutsche Bank nelle cronache successive. Le Figaro, principale quotidiano conservatore francese, porta il tema sul terreno domestico con il caso Jack Lang, travolto da richieste di dimissioni per rapporti personali e finanziari con Epstein. La NZZ amplia il quadro rivelando il durissimo scambio di lettere tra Klaus Schwab e Børge Brende: il fondatore del WEF nega di essere stato informato dei contatti con Epstein, mentre il presidente del Forum mantiene la versione opposta e annuncia una revisione indipendente.
Le sfumature nazionali sono marcate. Politiken, autorevole quotidiano danese, in un editoriale (“Moralsk afklædt”) fotografa un’élite “moralmente spogliata”, insistendo sulla necessità di indagini approfondite e di una lezione etica duratura. Libération, giornale progressista francese, concentra l’attenzione sulle rivelazioni parigine e su ruoli e responsabilità dell’ultima compagna di Epstein, spostando il focus sul tessuto sociale e culturale in cui si sono intrecciate quelle relazioni. Aftenposten, principale quotidiano norvegese, segnala l’intenzione di esaminare i contatti del capo del WEF Brende con Epstein, confermando che il tema scuote in profondità la governance delle élite nordiche. Anche Svenska Dagbladet, quotidiano svedese, lega l’affaire Epstein al sistema politico britannico, rimarcando le ricadute per Starmer e per la cultura di controllo delle nomine.
Olimpiadi Milano-Cortina tra rilancio e geopolitica
La NZZ saluta il ritorno dei Giochi nel “macro-Alpi” come un momento di discontinuità con l’era di Sotschi, Pyeongchang e Pechino: impianti esistenti, ambizioni sportive svizzere e limiti alla partecipazione russa, in un equilibrio tra principio e pragmatismo. Die Presse affronta la questione senza giri di parole: per i Giochi in Italia serve “tornare credibile”, riducendo gigantismo e ambiguità, e trasformando Milano-Cortina nella base di un nuovo corso. Le Temps mette la lente su San Siro, mitico stadio milanese scelto per la cerimonia d’apertura e al centro di un addio simbolico prima della demolizione. Euronews (edizione francese) allarga lo sguardo al protocollo internazionale: dall’arrivo del vicepresidente USA JD Vance e del segretario di Stato Marco Rubio, alle liste dei capi di Stato attesi, fino all’imponente apparato di sicurezza.
Il tono varia lungo i confini. Svenska Dagbladet racconta l’avvio dell’“OS-festen” con entusiasmo sportivo, mentre De Standaard si chiede se i Giochi non abbiano bisogno di una “restyling”, riflettendo sul format e sull’impatto ambientale. Die Presse lega la credibilità olimpica al contesto politico globale, tra sanzioni verso atleti russi e pressioni di governance, e sottolinea anche l’aumento della rappresentanza femminile. Di riflesso, la dimensione olimpica diventa cartina di tornasole dei nervi europei: dal peso della sicurezza internazionale alla diplomazia parallela che ogni evento globale si trascina, con i media—da Le Temps a Euronews—attenti a come Milano-Cortina gestirà simboli e sostanza.
Ucraina: sostegno, condizioni e realpolitik europea
Gazeta Wyborcza, principale quotidiano polacco, titola sulla visita di Donald Tusk a Kiev: firma di un’intesa per la produzione congiunta di tecnologie di difesa, nuovi pacchetti di aiuti, e ipotesi di rafforzamento dell’antiaerea ucraina. Le Figaro, in apertura, incrocia la guerra con il problema endemico della corruzione: racconta scandali, contraccolpi istituzionali e il ruolo di Nabu e Sapo, mentre nell’editoriale “Zelensky sous surveillance” sostiene che l’Europa debba condizionare i finanziamenti a criteri trasparenti, come per il maxi-prestito da 90 miliardi. Der Standard aggiunge un tassello di realpolitik economica: in Austria crescono a valori record i beni russi congelati, trainati dall’impennata delle azioni Strabag riconducibili all’oligarca Oleg Deripaska, segno che le sanzioni hanno effetti collaterali complessi.
La geografia dei toni riflette priorità diverse. Per Gazeta Wyborcza il messaggio è la “solidarność i czyny”, la solidarietà concretizzata in azioni: co-produzione e difesa aerea prima di tutto. Le Figaro, al contrario, ammonisce che l’aiuto non può prescindere da garanzie e controlli, facendo eco a una società civile ucraina che chiede rigore per non “diventare una mini-Russia”. Der Standard collega il fronte bellico a quello finanziario, mostrando come strumenti sanzionatori ed economie europee si condizionino a vicenda. Sullo sfondo, Euronews (edizione tedesca) ricorda l’allarme del sindaco di Varsavia Rafał Trzaskowski: un successo russo in Ucraina sarebbe “la peggiore minaccia per l’Europa”, a conferma che, al netto delle differenze, la posta in gioco è percepita come comune.
Conclusione
Il mosaico odierno disegna un’Europa attenta a etica pubblica e accountability (dal caso Epstein alle nomine), desiderosa di recuperare credibilità e misura nella messa in scena globale (Milano-Cortina), e consapevole che la guerra in Ucraina richiede insieme fermezza e trasparenza. Nei margini, ma non troppo, affiorano questioni sociali e climatiche: De Standaard e Le Temps sollevano l’allarme casa; Irish Independent ed Euronews raccontano alluvioni e tempeste atlantiche, che Bild illustra con l’immagine di un Portogallo “al suolo”. Nel complesso, le prime pagine suggeriscono che le priorità europee restano intrecciate: sicurezza, integrità, resilienza. E che la credibilità—della politica, dello sport, delle istituzioni—sarà la valuta più preziosa dei prossimi mesi.